Goffredo Plastino (a cura), La musica folk. Storie, protagonisti e documenti del revival in Italia, il Saggiatore, pp. 1282, Euro 49,00

“La musica folk. Storie, documenti e protagonisti del revival in Italia” è il volume, in qualche modo “definitivo”, sulle questioni del folk in Italia. Ce lo ha consegnato il Saggiatore in questi giorni con la curatela di Goffredo Plastino - docente di Etnomusicologia alla Newcastle University -, il quale ha coordinato studiosi, giornalisti, voci e analisi “storiche” (leggi Roberto Leydi, Diego Carpitella, ma anche Michele L. Straniero e Ivan Della Mea) in un compendio straordinario sia sul piano quantitativo che qualitativo. Due piani inevitabilmente connessi che in questo caso dialogano in un quadro strutturale e contenutistico coerente, definendo i contorni di un fenomeno articolato quanto - a ben vedere - poco indagato nella tradizione di studi musicali del nostro paese. Il titolo - che segue e riassume le linee di un progetto di ricerca e “raccolta” che interessa sia i documenti e gli elementi storici, sia le riflessioni sulle interpretazioni contemporanee e gli esiti di queste nell’ambito specifico della produzione musicale - contiene tutte le informazioni e le ambiguità che interessano l’argomento. Ce lo dice lo stesso Plastino nell’introduzione, partendo dalle questioni spinose e inevitabili delle definizioni. Ma lo percepiamo anche noi prima ancora di aprire il volume, perché sia “folk” che “revival” sono contraddittori (come il resto dei nomi delle categorie legate ai generi musicali ambigui, complessi, “diversamente storici”) e perché sono termini (come detto meno utilizzati e soprattutto) diversi per definire “il nome della cosa”. Plastino inquadra il problema sia in termini storici che teorici. Nel primo caso ricordando che né Diego Carpitella né Roberto Leydi si preoccupavano di utilizzare i termini, e sopratutto analizzando il fenomeno dentro un insieme di riferimenti alla letteratura specialistica. Attraverso il ricorso non tanto a una storia o a una rassegna delle definizioni, quanto piuttosto a uno dei dati più interessanti che da quel contesto è emerso: “il folk revival non è un repertorio musicale, un genere; è un’attività di interesse, di scoperta, di riscoperta, e poi di interpretazione teorico-pratica del folk”, cioè dell’insieme di pratiche e repertori che in Italia chiamiamo “musica popolare” o “musica tradizionale”. Riguardo invece l’ambito teorico, Plastino riflette inevitabilmente non solo sulle differenti soluzioni utilizzate per descrivere o inquadrare le stesse “cose” - “revival” è utilizzato oggi con un riferimento diffuso “alle stagioni degli anni sessanta e sessanta, e molto meno alle modalità contemporanee di produzione e fruizione delle musiche folk” -, ma anche sul significato che queste assumono nei contesti in cui sono utilizzate. A questo proposito si cita anche Blogfoolk, in riferimento agli incontri di studio e ai concerti organizzati dentro “iWorld-Rassegna di musiche attuali”, un evento che ha gravitato intorno alle questioni di cui sopra e che, anche se dentro una progettazione a metà strada tra studio e spettacolo, approfondimento e intrattenimento, ha voluto connettere le esperienze di ricerca, di studio, di produzione musicale folk del passato con quelle contemporanee. Per quanto riguarda invece l’organizzazione del volume e dei numerosi contributi e argomenti di cui è composto, mi sembra importante evidenziare la scelta di dividere gli ambiti di intervento. Sopratutto perché riflette un ordine senza il quale sarebbe difficile orientarsi dentro oltre mille pagine. Si tratta, in questo caso, di un’organizzazione estremamente funzionale, perché chiarisce allo tesso tempo l’ingente quantità di dati che hanno trovato convergenza nel volume e la necessità di trattarli attraverso punti di osservazione differenti. Così la prima parte è dedicata alla teoria del fenomeno, la seconda alle esperienze del fenomeno e alle testimonianze di alcuni tra i protagonisti e gli interpreti che lo hanno rappresentato e lo rappresentano, la terza parte a una selezione di saggi inediti sul revival storico e contemporaneo. Al volume farà seguito una quarta sezione dedicata ad alcune regioni italiane, che sarà a breve disponibile in formato digitale sul sito dell’editore. 

Daniele Cestellini
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