Giorgio Canali & Rossofuoco – Perle Per Porci (Woodworm, 2016)

Un disco composto riletture di brani altrui è sempre una sfida, non solo perché attrae sin da subito lo scetticismo di certi critici che corrono subito a scrivere di ipotetiche crisi creative, ma anche perché comporta naturalmente il confronto con gli originali. In questo senso“Perle Per Porci” di Giorgio Canali & Rossofuoco rappresenta una grande eccezione, non solo per le modalità con le quali ha approcciato le varie reinterpretazioni, ma anche nelle scelte operate con brani, ripescati lungo il sentiero che parte da Francesco De Gregori attraversa la new wave italiana e giunge ai cantautori degli anni Zero. Illuminante in questo senso è citare quanto ha dichiarato lo stesso ex C.S.I.: “Questo progetto era nella mia testa da sempre. Nel corso degli ormai tanti anni passati a cercare di vivere di musica, mi è capitato di imbattermi talvolta in realtà musicali che avrebbero meritato una ribalta che non hanno mai avuto e in canzoni altrui che invidiavo, all’epoca presentate ad una audience troppo spesso distratta (perle regalate ai porci appunto) … canzoni che avrei voluto aver scritto io. Prima è venuto il titolo, anni fa, … poi le canzoni si sono accumulate, qualcuna sconosciutissima, qualcuna più famosa. Alla metà dell’autunno ci siamo chiusi con Rossofuoco in uno studio sulle colline a sud di Bologna e in pochi giorni abbiamo fatto nostre queste perle, abbiamo finito il lavoro fra Bassano del Grappa e casa. Alla fine mi sono reso conto che si tratta, con un paio di eccezioni, di una specie di antologia del mio piccolo mondo musicale italofono”. Registrato da Francesco Felcini al Q-Rec studio in Val Quaderna (BO) e al Chichoi Studio di Bassano del Grappa (VI), il disco ha il pregio di dare nuova vita e nuova luce a tredici brani salvati dall’oblio da Giorgio Canali che non si limita alla loro semplice rilettura ma le rende sue, attraverso quel sound diretto, crudo e tagliente diventato un vero e proprio marchio di fabbrica. Aperto dal crescendo elettrico di “Pesci e Sedie”, traduzione in italiano di “Fish and Chair” dei francesi Croman & Tuscadu cantata a due voci con Angela Baraldi, il disco entra subito nel vivo con la trascinante resa di “A.F.C. (Angelo Fausto Coppi)” dei milanesi L’Upo, a cui seguono quel gioiello che è “Tutto è così semplice” di Macromeo e “Un giorno come tanti” dei romani Mary in June il cui leader Ale Morini duetta con Canali. Se “Canzone Dada” dei Plasticost risale al 1983, la successiva “Lacrimogeni” risale all’album di debutto de Le Luci della Centrale Elettrica”. Non manca un brano dell’amica Angela Baraldi (“Mi vuoi bene o no?”), così come qualche sorprendente ripescaggio come nel caso di “Buon Anno” da “J’accuse, amore mio” di Faust’o, ma la vera perla del disco è la rilettura, ma sarebbe meglio dire riscrittura in chiave elettrica di “Storie di Ieri” di Francesco De Gregori. Si prosegue con “Richiamo (Recall)” dei Frigidaire Tango in cui militava Steve DalCol il chitarrista di Rossofuoco, la rabbiosa “F-104” di Eugenio Finardi e “Gambe di Abele” dei triestini Luc Orient il cui refrain vale il prezzo del disco. “Luna Viola”, un omaggio al Santo Niente di Umberto Palazzo, ultima perla di un disco da ricordare e da tenere d’occhio assolutamente in chiave Targhe Tenco. 


Salvatore Esposito
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