Tommaso Starace - From A Distant Past (EmArcy/Universal, 2016)

Sassofonista italo-australiano, nato a Milano ma da diversi anni residente a Londra, Tommaso Starace vanta uno straordinario percorso artistico, che lo ha condotto a collaborare con artisti del calibro di Jim Mullen, Jean Toussaint, Kenny Wheeler, Norma Winston, Paolo Pellegatti, Attilio Zanchi, Tino Tracanna, Gianni Giudici, Paolo Fresu e Fabrizio Bosso, ma soprattutto una serie di dischi a suo nome tra cui spiccano “Simply Marvellous - Celebrating the Music of Michel Petrucciani” del 2012, e l’eccellente “Italian Short Stories” del 2014. A due anni di distanza da quest’ultimo, lo ritroviamo alle prese con “From a Distant Past”, disco inciso in duo con Michele Di Toro al pianoforte, nel quale hanno raccolto nove brani di cui sette originali e due riletture, che compongono una lunga e coinvolgente conversazione musicale, nella quale hanno sintetizzato il proprio messaggio artistico, mettendo a nudo i rispettivi stati d’animo. Attraverso una calligrafia sonora raffinata, il duo pone al centro di ogni brano la melodia con il sax soprano a disegnarne i tratti e il pianoforte a riempire il tutto con i suoi colori timbrici e ritmici. Aperto dalla superba “Where The Mountain Meets The Moon” firmata da Starace, il disco inonda l’ascoltatore di suggestioni che spaziano dagli echi mediterranei di “Perseus and Andromeda”, nella quale le vibranti accelerazioni cromatiche del sax sono sostenute dal sound percussivo del pianoforte, alle atmosfere eteree di “A Trust Betrayed”, sospesa tra una brillante scrittura ed improvvisazioni illuminanti, per toccare le brillanti narrazioni in musica “Jump for Joy” e “La Favola Continua”, firmate da Di Toro, e caratterizzate da gustose melodie cantabili. Pregevoli sono anche le due riletture di “Children’s Song No. 6” di Chick Corea e “Dexter’s Tune” di Randy Newman, ma il vero vertice del disco è racchiuso nella evocativa “Soundtrack” in cui emerge tutto il talento compositivo di Tommaso Starace. “From a distant past” con la sua poesia ha il tratto del classico e siamo certi che alla fine di quest’anno sarà uno dei dischi da ricordare assolutamente. 


Salvatore Esposito