Tom Brosseau - Perfect Abandon (Tin Angel, 2015)

Segnalatosi al grande pubblico con l’ottimo “Empty Houses Are Lonely” del 2006, pubblicato dall’etichetta inglese Fat Cat Records, Tom Brosseau è un talentuoso one man band del North Dakota dalle radici ben salde nella musica tradizionale americana, ed in particolare nel bluegrass, e dalla spiccata originalità nel songwriting. Nonostante una ormai nutrita discografia, per altro costellata da lavori pregevoli, il cantautore americano non è mai riuscito a conquistare il successo che avrebbe meritato, tanto per la sua naturale inclinazione al basso profilo, quanto per una certa miopia delle case discografiche a cui si è affidato e che avrebbero certamente potuto valorizzare realmente il suo talento. Così, pian piano, è sembrato smarrire l’ispirazione fino ad arrivare al piuttosto deludente “Grass Punk” del 2014, che per altro arrivava dopo una pausa di ben cinque anni. A distanza di un anno da quest’ultimo lo ritroviamo con “Perfect Abandon”, disco nel quale ha raccolto dieci brani, nati corso del tour europeo che ha toccato anche l’Italia, e che lo vedono volgere lo sguardo verso l’ispirazione che aveva caratterizzato i primi album ed in particolare quel gioiellino che era “What I Mean To Say Is Goodbye”. Si tratta di un lavoro molto personale nel quale sono confluite canzoni dal taglio introspettivo in cui Tom Brosseau riflette su storie quotidiane e temi che spaziano dall’amicizia al rapporto con i genitori, dall’etica alla religione, mettendo a nudo i suoi pensieri più intimi. Ad impreziosire il tutto c’è la produzione eccellente di John Parish il quale, con l’ausilio l’ausilio di un ristretto gruppo di strumentisti (Davie Butler, Joe Carvell, e Ben Reynolds), ha costruito intorno ai vari brani un architettura sonora elettroacustica basata essenzialmente su batteria, contrabbasso, chitarra ed organo. In questo senso va letta anche la scelta di registrare il disco in presa diretta senza sovraincisioni e con un solo microfono, nell’arco di due giorni di sessions presso il teatro Cube di Bristol, e ciò ha consentito di imprimere ad ogni brano non solo sfumature differenti ma anche un’atmosfera casalinga e confidenziale. Durante l’ascolto si spazia dal blues di “Roll Along With Me” alle atmosfere old time di “Tell Me Lord”, dalle atmosfere dylaniana di “Empire Builder” agli echi di enligh folk della filastrocca “Island In The Prairie Sea”, fino a giungere a quel gioiello che è la conclusiva “The Wholesome Pillars”. “A Perfect Abandon” è, dunque, il disco che ci saremmo sempre aspettati da Tom Brosseau, un album intenso e personalissimo nel quale emerge a pieno tutto il suo talento.


Salvatore Esposito