Sharg Uldusù 4Tet - Dune (Abeat Records, 2015)

L’ensemble Sharg Uldusù (Stella d'Oriente) nasce nel 2002 dall’incontro tra Ermanno Librasi (clarinetto in metallo, clarinetto basso, balaban e furulya), Max De Aloe (armonica cromatica, armonica bassa e fisarmonica), ed Elias Nardi (oud), tre talentuosi strumentisti accomunati dal desiderio di esplorare nuove rotte musicali tra Oriente ed Occidente, per riscoprire la radice comune che lega i popoli del Mediterraneo, un tempo punto di contatto culturale e commerciale tra Europa, Nord Africa ed Oriente, ed oggi visto quasi come un muro che separa mondi sempre più lontani. Partendo da una rigorosa ricerca sulle musiche e gli strumenti tradizionali di quell’ampia area geografica che va dal Maghreb alla Turchia, questi musicisti hanno imboccato con decisione la via della sperimentazione dando vita, negli anni, a sorprendenti interazioni con il jazz e la world music, arricchendo di suggestioni e colori il linguaggio del gruppo. Melodie intense ed evocative, ritmi coinvolgenti, e timbriche calde rappresentano gli ingredienti di un suono originale, che evoca in modo sorprendente il dialogo necessario tra culture differenti, oltre i pregiudizi, le frontiere e i luoghi comuni. In questo senso va letta anche la scelta di confrontarsi costantemente anche con altri musicisti che hanno portato in dono il loro background artistico ed esperienziale, così come fondamentale è stato l’ingresso nella formazione dell’eccellente percussionista Francesco D’Auria (batteria, percussioni e hang). Il loro quarto album “Dune”, raccoglie quattro brani di cui quattro riletture di brani tradizionali e sei composizioni originali, che nel loro insieme compongono l’itinerario di un viaggio sonoro tra il Medio Oriente e l’Italia. Aperto dalla splendida rilettura di “Nihawend Lunga” del musicista turco Tamburi Cemil Bey, il disco regala momenti di grande intensità come nel caso del tradizionale afgano “Layli Djan”, in cui spicca alle percussioni Emanuele Le Pera, o della title track, composizione originale firmata da Ermanno Librasi che si snoda tra atmosfere minimal e spaccati corali con protagonisti tutti gli strumentisti. Se pregevole è il breve ma intensissimo esperimento per le percussioni di Francesco D’Auria in “E Le Stelle”, tra i vertici del disco si segnala certamente la sinuosa “Fil Hadika” firmata da Elias Nard che con il suo oud ci regala un susseguirsi di vibrazioni ed evocazioni. Non mancano due brani tradizionali dalla Turchia “Kir Cicek” e “Uskudar” tradizione musicale turca, memtre “Cisternino” e “Fragman” di Max D’Aloe pongono in luce tutta la sua abilità compositiva ed espressiva. “Dune” non è insomma, il classico disco di fusion tra stili differenti, ma piuttosto un esempio eccellente di jazz di confine, nel quale i suoni del mondo diventano la base per una sperimentazione sonora a tutto campo. 


Salvatore Esposito