Sahra Halgan Trio – Faransiskiyo Somaliland (Buda Musique/Universal, 2015)

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“Faransiskiyo Somaliland” è la storia di una donna, artista e attivista politica, che è parte della comunità della diaspora del Somaliland, – uno stato che occupa il territorio di quella che in epoca coloniale era la Somalia Britannica – autoproclamatosi indipendente dal 1991, dopo la repressione del regime di Siad Barre in Somalia e la guerra della fine degli anni Ottanta che ha portato alla dissoluzione della stessa Somalia, ma che ancora attende il riconoscimento internazionale, nonostante il grado di equilibrio politico raggiunto. Per Sahra, quello di cantante è anche il lascito di suoi avi, cantori tradizionali. A dispetto della disapprovazione dei genitori si lancia nella carriera artistica; allo scoppio della guerra d’indipendenza canta per i combattenti e, da infermiera, canta per alleviare le sofferenze dei feriti. La piccola Sahra diventa Sahra “combattente” (Sahra Halgan), appellativo attribuitole dalla radio separatista. Lasciata la sua terra, vivrà in Francia, per vent’anni a Lione. Ritornata a Hargeisa, la capitale del neonato Somaliland, mette su un centro in cui gli artisti s’incontrano per autoprodurre le loro opere. Dopo la pubblicazione del suo primo album “Somaliland” (registrato nel 2009 con la collaborazione di Peter Solo), esce ora il secondo lavoro per la francese Buda Musique, etichetta di punta della world music. Negli undici brani, tre tradizionali e otto musicati dal trio su liriche della stessa cantante e di altri autori del Somaliland, Sahra Halgan (prima voce e battimani) si presenta come portavoce della cultura del suo Paese, accompagnata dai musicisti francesi Aymeric Krol (drum set, kamalengoni, cori), già con BKO Quintet, e Maël Selètes (chitarra e cori). 
Il trio si fa forte di un asciutto suono elettro-acustico; sono pattern modali con il cuore della musica e dei testi che poggiano su elementi culturali locali, arricchiti da magnetici, e a tratti taglienti, ricami della chitarra elettrica e del liuto del Wassoulou, che innestano atmosfere maliane e ‘desert blues’. La voce flessibile di Sahra si fa strumento, combinando inflessioni gutturali, morbidezze e ornamentazioni proprie dell’Africa orientale, sia quando evoca, con sfumature nostalgiche, i luoghi e le bellezze della sua terra sia quando canta l’amore e le relazioni sociali. A completamento di questo notevole viaggio nel Corno D’Africa, è il bel DVD “Sahra Halgan Returns to Somaliland”, film diretto da Cris Ubermann, con sottotitoli in inglese. Si tratta di un indispensabile strumento per comprendere le vicende storiche di questo lembo africano, le motivazioni e le emozioni che la tenace songstress somali sa dare sul palco. 


Ciro De Rosa