Giandomenico Caramia – Capre, Ricci e Capricci (Kurumuny, 2015)

“Un disco non dovrebbe mai essere pubblicato in assenza del suo interprete, ma purtroppo questo disco il nostro amico Giandomenico non ha fatto in tempo a vederlo stampato. La sorte ha voluto altrimenti, e quello che doveva essere per Giandomenico il compimento di un sogno - il suo primo CD - rappresenta ora la sua eredità più bella per la famiglia, per gli amici che hanno suonato questi brani, per tutti coloro che lo conoscevano e gli volevano bene per la sua umanità e la sua musicalità”. Così si legge nelle note di copertina di “Capre, Ricci e Capricci”, album postumo del compianto Giandomenico Caramia, organettista e percussionista di Villa Castelli (Br), scomparso prematuramente nel 2011 all’età di quarantadue anni. Innamorato profondamente della sua terra, l’artista pugliese aveva coltivato la sua passione per la musica tradizionale, dedicandosi dapprima allo studio dei tamburi a cornice con Alfio Antico ed Arnaldo Vacca e successivamente a quello dell’organetto diatonico con Mario Salvi. Proprio al fianco di quest’ultimo, tra il 2002 e il 2005 fu protagonista di una ricerca sul campo sui canti e la musica tradizionale di Villa Castelli, poi sfociata nel 2008 nella pubblicazione del prezioso libro con cd “La Pizzica Nascosta” edito da Kurumuny. Il suo percorso artistico fu caratterizzato dalle collaborazioni con Mimmo Epifani nei gruppi Epifani Barbers e La Gialletta, e con l’Orchestra della Notte della Taranta per le edizioni del 2004 e 2005, ma soprattutto dall’esperienza con il gruppo spontaneo “Cantori di Villa Castelli” formato dalle voci e dagli strumenti degli anziani del suo paese. “Capre, Ricci e Caprici” è, dunque, il suo autoritratto in musica, e come lascia intendere il titolo racchiude il forte senso di appartenenza alla sua terra, il suo carattere e la capacità di fare l’impossibile per soddisfare un capriccio suo, dei suoi familiari o dei suoi amici. I tredici brani del disco ci raccontano la sua storia di musicista, le amicizie, le collaborazioni ma soprattutto mettono in risalto tutta la passione con la quale approcciava i canti e le melodie della tradizione. Registrato presso gli studi Chorà di Monteroni (Le) da Valerio Daniele, il disco vede Caramia affiancato da amici ed ospiti che hanno risposto al suo invito: “'ma sci' ffa' lu disc'?”. Ad aprire il disco è il divertente recitativo sul tamburo muto “Carmeluccio”, a cui segue lo splendido strumentale “Tra veglia e sonno” in cui l’organetto di Caramia dialoga con il mandolino di Mimmo Epifani. Dal repertorio di Sergio Bruni arriva poi la bella versione strumentale in chiave manouche di “E’ Mezzanotte” in cui spicca la chitarra di Giuseppe Grassi, mentre direttamente da San Vito dei Normanni giunge “Quadriglia Sanvitese” nella quale Caramia incontra la viola braguesa di Josè Barros, la txalaparta di Maika e Sara Gomez. Si prosegue con la travolgente “Pizzica di San Vito”, ancora con la complicità di Mimmo Epifani al mandolino e Giuseppe Grassi alla chitarra, la superba “Barba e Capelli” di e con Mario Salvi al secondo organetto e il tradizionale “55 miglia”. Non mancano uno sguardo verso le sonorità del fado con “A vida e un buraco” di Alfredo da Rocha “Pixinguinha”, e verso i suoni balkan con “Intro Balcanico” e “Makedonsko 1 e 2 + Dynamo Horo in cui spicca la partecipazione di Redi Hasa al violoncello e Antongiulio Galeandro alla fisarmonica. Se “Pizzica di Villa Castelli” con la voce di Vito Nigro è un omaggio alla tradizione musica del suo paese, le conclusive “Scapricciato” e “El Chumbanchero” rappresentano in modo eccellente la sua visione della musica e la sua capacità di far dialogare tradizioni differenti. Sebbene il disco per volere della famiglia di Giandomenico Caramia, non sia disponibile in vendita, resta una testimonianza importante da ascoltare con grande attenzione per comprendere la grande personalità di questo artista.  

Salvatore Esposito