Francesco Di Fiore – Pianosequenza. Piano Music In Film (Zefir Records/Bertus/Naxos, 2015)

Tecnica cinematografica sperimentata per la prima volta da Orson Welles in “Quarto potere” nel 1941 e successivamente utilizzata con diverse varianti dai più importanti registi della storia del cinema da Alfred Hitchcock (“Nodo alla Gola”, 1948) a Jean-Luc Godard (“Week-end, un uomo e una donna dal sabato alla domenica”, 1967) passando per Ettore Scola (“Una giornata particolare”, 1977) e Brian De Palma (“Omicidio in diretta”, 1988), il piano sequenza prescinde dal montaggio e consiste nello sfruttare la modulazione e la molteplicità dei piani all’interno di una singola inquadratura, rispettando il tempo del mondo reale. A questa tecnica dalla grande forza evocativa si ispira “Pianosequenza. Piano Music In Film”, il nuovo album del palermitano Francesco Di Fiore, pianista dalla solida formazione e con alle spalle una lunga esperienza concertistica in Italia ed all’estero, ma soprattutto ben noto per la sua attività di compositore di area postminimalista. Pubblicato dall'etichetta olandese Zefir Records e nato dalla fortunata esperienza dei videoconcerti con la visual artist Valeria Di Matteo, il disco raccoglie una selezione di brani tratti da alcune delle più importanti e note colonne sonore degli ultimi anni con l’aggiunta di tre composizioni autografe. Nell’arco di circa settanta minuti, Francesco Di Fiore ci offre le sue personali riletture di composizioni originali firmate da artisti come Glass, Nyman, Tiersen e Susman, nate per pianoforte solo, o in cui questo strumento ha un ruolo centrale e predominante. Da sempre affascinato dalla stretta relazione tra musica e cinema, il pianista palermitano ha dato vita ad un lavoro di grande spessore, in cui si riflette più in generale anche il suo approccio alla musica: “Il cinema influenza assolutamente la mia composizione. Addirittura tutta la mia musica è legata a immagini, vere o irreali che siano, non necessariamente dichiarate ma che comunque condizionano la mia musica. L’aspetto sinestetico è sempre stato presente nel mio lavoro e continua ad esserlo”. Utilizzando un approccio pianistico essenziale ed allo stesso tempo elegantissimo, Di Fiore esalta la forza evocativa che permea le colonne sonore, facendo emergere in parallelo la sua capacità interpretativa e la sua personale visione in una narrazione sonora costruita in modo da essere ascoltata senza soluzione di continuità rifacendosi proprio alla tecnica della piano sequenza. Durante l’ascolto è difficile non restare incantati dalle composizioni di Michael Nyman nelle quali ritroviamo lo struggimento che avvolge “Lezioni Di Piano” di Jane Campion, il dramma dell’Olocausto raccontato ne “Il Diario di Anna Frank” di Akinori Nagaoka, e le sequenze grottesche dello “Zoo Di Venere” di Peter Greenway. In questo contesto si inseriscono perfettamente i tre brani firmati dal pianista palermitano per “At Precisely Six O’Clock” di Giuseppe Gigliorosso, così come superbe sono le riletture dei brani tratti dalle colonne sonore di “The Hours” di Stephen Daldry e “The Truman Show” di Peter Wolf firmate da Phillip Glass. Completano il disco le composizioni di Yann Tiersen tratte da “Il favoloso mondo di Amélie” di Jean-Pierre Jeunet, e quelle di William Susman da “When Medicine Got It Wrong” di Katie Cadigan e Laura C.Murray, che suggellano un lavoro pregevole da ascoltare con attenzione e possibilmente in cuffia per percepire tutte le sfumature dello stile pianistico di Francesco Di Fiore. 


Salvatore Esposito