Riccardo Del Fra – My Chet My Song (Parco Della Musica Records/Egea, 2015)

I dischi tributo a Chet Baker non si contano, ma pochissimi sono realmente quelli che riescono a cogliere tutte le sfumature della sua complessa poetica, lasciando intatta la profondità del suo tessuto musicale. Uno di questi è certamente “My Chet My Song” del contrabbassista, compositore e arrangiatore Riccardo Del Fra, pubblicato qualche mese fa dall’etichetta francese Crystal Records e recentemente riedito da Parco della Musica Records. Emigrato da diversi anni a Parigi dove insegna al conservatorio, il musicista romano ha alle spalle una lunga e fortunata carriera cominciata nel 1979 proprio con l’incontro con Chet Baker, nel cui ensemble ha suonato per nove anni incidendo ben dodici album. Immediatamente dopo la scomparsa del trombettista maudit di Yale, Del Fra lo aveva omaggiato con “A Sip Of Your Touch”, ma a differenza di quest’ultimo che raccoglieva una serie di duetti, questo nuovo album prende vita da una produzione originale realizzata nel 2011 dal vivo per il festival jazz di Marciac dove ha debuttato con la tromba di Roy Hargrove e l’Orchestra del Conservatorio di Tolosa, ed è proseguito in un lungo tour in quintetto fino all’incontro con la prestigiosa Deutscher Fillmorchester Bebelsberg. La fortunata collaborazione con l’ensemble tedesco è stata cristallizzata in questo lavoro registrato tra dicembre 2013 e febbraio 2014, nel quale De Fra ci offre la sua personale visione dell’opera di Chet Baker, ricostruendo il suo universo sonoro sospeso tra atmosfere sognanti e fughe lisergiche, sogni e storie, visioni e poesia. Complici del contrabbassista romano in questo nuovo album è lo straordinario quintetto composto dalla talentuosa Airelle Besson (tromba e flicorno), Pierrick Pedron (sax contralto), Bruno Ruder (pianoforte), e l’esperto Billy Hart (batteria) oltre alla già citata Deutsches Filmorchester Babelsberg diretta dal maestro concertatore Torsten Sholz. Inserendosi in quel filone discografico che vede confrontarsi gli ensemble jazz standard con orchestre a pieno organico, l’album attraverso i suoi otto brani ci porta alla scoperta di un pezzo importante della vicenda artistica del geniale trombettista americano, svelandoci sorprendenti versioni degli standard a lui cari, brani inediti ispirati al suo approccio stilistico, sorprendenti medley nei quali spicca tutta l’eleganza stilistica dell’ensemble orchestrale. Lo spirito di Chet Baker aleggia così nell’aria, si percepisce vivo in ogni traccia, ora emergendo nella sua dolcezza, ora fungendo da ispirazione per le invenzioni sonore di Del Fra. Durante l’ascolto spicca la capacità del contrabbassista romano di inserirsi negli standard con interludi originali, o reinventando gli arrangiamenti in modo sorprendente. In questo senso particolarmente fortunata ci è sembrata la scelta di rinunciare alla voce dando ampio spazio alla potenza evocativa della tromba di Arielle Besson, che si inserisce perfettamente nel dialogo armonico tra gli archi, gli strumenti solisti e la sezione ritmica. Eccellente è poi il lavoro dell'altosassofonista Pierrick Pedron e del pianista Bruno Ruder che si innestano nei vari brani con spaccati solistici mai scontati, supportati sempre magistralmente dal drumming di Billy Hart. Ad aprire il disco è la straordinaria versione dello standard “I’m A Foo To Want You”, incisa anche da Frank Sinatra e più di recente anche da Bob Dylan, a cui segue “Love For Sale” che prende le mosse dall’arrangiamento orginale di Don Sebeski si trasforma nell’omaggio a Wayne Shorter di “Wayne’s Whistle”. Si prosegue con la struggente “I Remember You” che regala dieci minuti di puro lirismo strumentale in cui il quintetto e l’orchestra danno vita ad un affresco sonoro pieno di fascino. La pregevole composizione autografa “Wind On A Open Book” ci conduce alla suite “For Alla We Know” in cui brilla l’inteplay tra il piano di Ruder, la tromba della Besson e l’orchestra. Il contrabbasso di Del Fra è protagonista nel dialogo con le tessiture poliritmiche di Ruder del medley tra “But not for me” e “Oklahoma Kid” che ci conduce verso il finale in cui brilla l’autografia “The Bells And The Island”, ma soprattutto la sontuosa versione di “My Funny Valentine” per orchestra e contrabbasso solo che racchiude il senso profondo di tutto il disco. “My Chet My Songs” è un disco da ascoltare con grande attenzione, ma soprattutto è un opera che non può in alcun modo mancare nella discografia dei grandi appassionati di musica jazz.  


Salvatore Esposito