L’Artigiano in Fiera, musiche popolari, folk e scambi interculturali

Chiudiamo l’anno di Expo, entrando nel vivo della ventesima edizione di “L’Artigiano in Fiera”, big community, quest’anno particolarmente ricca di eventi musicali. Siamo a Milano ma, passeggiando per gli stand (circa 3250, in 310.000 mq), si ha l’impressione di essere calati in un’estesa, affollata e labirintica piazza nella quale, a fianco di scambi commerciali, è possibile arricchirsi interculturalmente. Calandoci nel vivo della manifestazione, iniziamo il nostro libero percorso incontrando Ivano Carcano il quale, in Fiera, coordina due spazi musicali. È il fondatore del Festival “Lo Spirito del Pianeta” che, nel 2016, si svolgerà a Chiuduno (BG), dal 27 maggio al 12 giugno. Con entusiasmo ci racconta degli esordi. «Inizialmente eravamo “pochi” appassionati, ma il nostro pubblico continua a crescere. Nel 2015, al Festival sono state registrate circa 220.000 presenze. Non abbiamo grandi sponsor alle spalle, ma funziona molto bene il passaparola. Siamo orgogliosi dei risultati conseguiti anche perché adesso ci stanno chiedendo di esportare l’idea del Festival all’estero. Ci sono parole chiave che guidano il mio agire nei confronti delle minoranze: conoscenza e dignità. Tanti anni fa, avevo iniziato ad approfondire la storia degli Indiani d’America e ritenevo fosse importante impegnarsi per ridare loro dignità. Pian piano, ho approfondito la conoscenza di altre comunità tribali e indigene. Abbiamo iniziato a collaborare e a invitarle al Festival. Ogni anno ci sono novità. 
Quest’anno, tra gli altri, verranno i suonatori dell’Isola di Pasqua (Rapa Nui). A Chiuduno sta per essere terminata la costruzione di una statua “Moai” che, per dimensione, dovrebbe risultare la seconda più grande al mondo: un evento unico». Insieme a Carcano, incontriamo Charlie Allan, compositore e statuario suonatore di “pipes”, leader del Gruppo scozzese “Saor Patrol”, da otto anni regolarmente presente in Fiera. I musicisti indossano gli abiti tradizionali e si esibiscono ogni ora. Le performance strumentali sono gradite e acclamate dal pubblico. Ricercano un sound che mischia musica folk, con ritmi percussivi coinvolgenti accompagnati dalla chitarra elettrica amplificata in stile rock. Terminata la performance, i suonatori si recano nel tendone attiguo al palco, dove i visitatori possono prendere informazioni circa il loro Progetto di vita o acquistare dischi e gadgets di vario tipo. Allan è l’amministratore delegato di “The Clanranald Trust for Scotland”, organizzazione no profit che punta a divulgare la cultura scozzese attraverso lo spettacolo e l’educazione. Da diversi anni, l’Organizzazione è impegnata a raccogliere i fondi per la ricostruzione di un villaggio medievale scozzese a Duncarron. L’altro stand organizzato da “Lo Spirito del Pianeta” è riservato principalmente alla cultura dei “Masai” (Kenya), la cui economia è in prevalenza pastorale. Con cadenza oraria, vengono eseguiti danze e canti tradizionali, estremamente interessanti anche per la polivocalità. Figlia di un capo villaggio Masai è Simayiai Muteleu Susan, la quale ha studiato all’estero e desidera far conoscere la propria cultura nel mondo. 
Da alcuni anni si è sposata con Ivano Carcano. Un matrimonio storico (del quale si sono interessati i media) che ha coronato un percorso basato sul rispetto identitario e sulla stima culturale reciproca. In passato, Carcano si era dato da fare per aiutare con atti concreti la comunità Masai nella quale viveva Simayiai. Gli atti di solidarietà continuano ancora oggi. I fondi raccolti durante la Fiera con la vendita di oggetti della tradizione serviranno per far studiare alcuni giovani della comunità Masai. Questo è quanto ha spiegato Amis, longilineo e abile danzatore. La percussionista del gruppo si chiama Faith, è energica e carica di entusiasmo. Ha raccontato del ruolo musicale che le donne hanno nel villaggio e delle sue aspirazioni professionali. In questo momento sta studiando in un’università keniota e, in futuro, conta di diventare una giornalista. Tra gli stand dell’Estremo Oriente abbiamo conosciuto due rappresentanti musicali della Provincia di Guizhou (Cina). Purtroppo conoscono solo la loro lingua, pertanto il dialogo è stato piuttosto difficoltoso. In un piccolo banchetto vendono solo degli organi a bocca in bambù, alcuni più grezzi per pochi euro altri, più elaborati e con custodia, per alcune decine di euro. Tuttavia non è il prezzo che conta bensì la loro musica. Wang Kai Hong suona un organo a bocca professionale (sheng), tenendo in sottofondo una base registrata. Yang Liang è invece una cantante popolare. 
Il pubblico ha seguito con interesse le loro esecuzioni e si è incuriosito per il timbro vocale di Yang, per le sonorità peculiari dell’organo a bocca e per la bravura di Wang nell’eseguire alcune melodie popolari tenendo tra le dita una foglia fresca di camphora officinalis. Nel settore dedicato al Vietnam abbiamo ritrovato il flautista di Hanoi, Nsut Dinh Linh, già intervistato durante la sua lunga permanenza a Expo 2015. Ricordo che Dinh Linh ha una formazione accademica, essendosi diplomato nel Conservatorio della sua città. Egli è anche arrangiatore e compositore e, a seconda delle esigenze, suona con diversi gruppi. In Fiera, oltre al flauto ha suonato anche un appariscente litofono. Interessante è il piccolo stand realizzato vicino al palco, per la vendita di dischi e di piccoli strumenti musicali popolari. Tra gli stand europei, in rappresentanza dell’Irlanda, abbiamo incontrato i suonatori del gruppo italiano “Alice Castle”, presenti in formazione ridotta con chitarra, voce, flauti e bodhran. I musicisti fanno parte dell’associazione “Ontano Magico” (Danze, musica e cultura celtica, tra innovazione e tradizione). Il Gruppo è attivo dai primi anni Novanta. Tra i suoi fondatori Sal Russo, chitarrista che utilizza tecniche esecutive miste (accordature aperte, finger picking, effettistica elettronica). Paola Tecchio suona i “whistles” (flauti irlandesi) e canta secondo gli stili tradizionali. Suonatrice di “bodhran” (tamburo celtico) è Cattia Salto, architetto e creativa, appassionata di musica e di danze popolari. 
Nel palco della Spagna si ascolta musica flamenco con cantante, chitarrista e suonatore di cajun per l’accompagnamento di un gruppo di ballerine. Spettacolo coinvolgente è quello del “Ballet Pasión Española” (fondato nel 2001), coordinato da Africa Aguilar e specializzato nell’esecuzione di danze popolari (flamenco, sevillanas, rumbas etc.) all’occasione rielaborate per rappresentazioni turistiche. Africa Aguilar è titolata del “Grado superiore” di Danza Española presso il Conservatorio di “Arte Dramático y Danza” della Murcia, ma ha anche seguito studi avanzati di danza classica. Chema Pascual proviene da Madrid ma è un giramondo, ricercatore di musica rituale tradizionale e di culture arcaiche. A partire dagli anni Novanta, ha iniziato a viaggiare nel continente asiatico. Ha poi formato gruppi musicali e si è distinto come critico musicale anche in ambito radiofonico. Dal 1992 ha fondato “Ritual Sound”, negozio musicale internazionale che il fondatore ritiene abbia “un camino que no tiene fin”, come la ricerca sugli strumenti tipici delle differenti culture musicali. Ha spiegato che mediamente viaggia per sei mesi l’anno sia per ricercare strumenti musicali sia per apprendere informazioni, essendo interessato agli studi di etnomusicologia. Non ha scritto libri, ma suona diversi strumenti etnici, in particolare a percussione e a fiato. Possiede un’interessante collezione di scacciapensieri. A favore degli acquirenti, ha realizzato un sito dal quale è possibile acquistare gli strumenti on line. 
Dalla provincia di Tolosa proviene, invece, William Fagot, il quale segue una ricerca simile a quella di Chema. Alcuni suoi strumenti sono rari e pregevoli, con costi sostenibili solo da collezionisti o da professionisti. Tuttavia nel suo stand è possibile trovare strumenti musicali per tutte le tasche, riferiti alle diverse famiglie organologiche. William è spesso in giro per festival e fiere ma, nel paese dove risiede, ha aperto anche un piccolo negozio. Ha iniziato la propria ricerca come collezionista di percussioni poi, quindici anni or sono, ha deciso di tramutare la passione personale in professione. Possiede strumenti dei cinque continenti ed è istruttivo dialogare con lui e con il suo assistente di origini messicane, esperto di musica tradizionale Maya. William si definisce un “chercheur d’instruments” e ha denominato la sua azienda “Wago percussion” (world wild instruments) il cui catalogo merceologico è visionabile on line. Numerosi sono gli stand italiani all’Artigiano in Fiera. In un’area dedicata alla Puglia, coordinati dal gioviale fisarmonicista Salvatore Crudo, si sono esibiti i noti “Tamburellisti di Torrepaduli” (LE), specializzati in musiche e balli popolari del Salento (pizzica & taranta). Intellettuale del gruppo è lo studioso Pierpaolo De Giorgi il quale, nel 1990, ha fondato il gruppo con Amedeo De Rosa (maestro di tamburello, deceduto nel 1999) e lo stesso Salvatore Crudo. 
De Giorgi è autore di una voluminosa opera nella quale ha evidenziato il lavoro di recupero delle tradizioni salentine. Il Gruppo ha contribuito alla rinascita di un’antica forma di tarantella denominata “pizzica-pizzica” (ballo del cosiddetto tarantismo). Al contempo, i musicisti sono autori di nuove melodie da utilizzare nel ballo. Grazie a ritmi travolgenti, i “Tamburellisti di Torrepaduli” sono riusciti a raccogliere l’entusiasmo della folla che ha apprezzato anche l'esecuzione coreografica. Uno stand è stato organizzato per la vendita degli strumenti tradizionali locali, tra i quali spicca il tamburello “a cornice”, suonato virtuosamente talvolta in modo poliritmico (a ritmo incrociato 4/4 e 6/8). Per la Sardegna, abbiamo ascoltato due suonatori provenienti da Pula (CA). Salvatore Agus (organettista e costruttore di launeddas) e Matteo Muscas (giovane suonatore di launeddas). A tempo di “passu torrau” hanno accompagnato lungo gli stand i ballerini appartenenti al circolo sardo “Amedeo Nazari” (Bareggio-Cornaredo, MI). Per la Sicilia ha suonato il gruppo folk “Sicilia Antica”, proveniente da Agrigento, specializzato in canti e balli tradizionali. Tra gli strumenti tipici il friscalettu e il bummolo, detto localmente “quartara”. Dato il contesto tipicamente commerciale, desideriamo dare spazio anche a chi non suona, ma ha avuto idee creative per trasformare i propri interessi musicali in professione. 
Franco e Maurizio Romano provengono da Motta Visconti (MI) e sono i fondatori di “Atlantide mini strumenti”. Da giovane, papà Maurizio ha molto girato per concerti, essendo un cultore di musica pop. Padre e figlio hanno poi avuto l’idea di aprire una ditta import -export per trattare oggetti artigianali che, principalmente, riproducono articoli musicali (di vario tipo) in miniatura. Il design è interamente studiato e realizzato in Italia, con lo scopo di ottenere le repliche fedeli degli strumenti originali. Vengono così realizzati oggetti lavorati a mano (in legno teak e ottone) e aerografati, per cui particolarmente apprezzati dai collezionisti. Sono oggetti unici che gli autori possono personalizzare secondo le esigenze dell’acquirente o realizzarli ex novo partendo da modelli originali. Tra i prodotti proposti vi è una gamma dedicata alle star del pop e ai loro specifici strumenti, i quali possono essere regalati anche come gadgets. Nello stand abbiamo notato anche riproduzioni di strumenti stilizzati, saldati con materiali ferrosi nichelati, inoltre piccoli strumenti etnici come raganelle e idiofoni a scuotimento. Creativa è la proposta espositivo-musicale di un giovane triestino (Studio Stefanutti) il quale, nel 2010, si è messo in testa di dare nuova vita ai vecchi LP in vinile. Li lavora artisticamente e li tramuta in funzionali orologi da muro. Pezzi unici, ecologici e made in Italy. 
Ha chiamato la sua azienda “DISC’O’CLOCK” e, in pochi anni, i suoi lavori sono divenuti pezzi da collezione. Nello stand abbiamo potuto osservare un gruppo di mamme intente a consultarsi freneticamente con il realizzatore, per fare acquisti a favore dei propri figli. Gli orologi artistici possono essere ben collocati (e personalizzabili secondo gusto e stile) all’interno di ambienti moderni come “concept-design” o “interior decoration”. Tra gli stand, abbiamo trovato curioso il progetto “We Love Rock”, ideato da alcuni giovani dell’hinterland milanese intenditori di musica rock. Da tre anni si sono buttati nel business, disegnando accessori da cucina, utilizzando immagini e stili tipici di questa musica. Le forme e i colori sono originali. Oltre che al mercato italiano puntano a quello straniero e, in particolare, a quello inglese e americano, dove la cultura pop è avanzata. I giovani creativi ci tengono ad anticipare che sono ormai pronti per allargare la gamma dei loro prodotti agli accessori da camera e da letto. L’idea sta prendendo piede e, come sempre, sarà il mercato a dire se la loro intuizione riuscirà ad avere gambe lunghe. Tra i suonatori di lingua tedesca, evidenziamo Luis Alpin e il gruppo Holledauer, coordinato da Helmut Schranner e proveniente dal comune bavarese di Nandlstadt. Schranner ha riscosso successo tra il pubblico suonando le melodie con i campanacci metallici. 
Il repertorio del Gruppo è vario. I musicisti utilizzano diversi strumenti a fiato bandistici (brass band) accompagnati dalla fisarmonica o dalla chitarra. Particolarmente apprezzate sono state le esecuzioni con i “corni delle Alpi” (Alphorn). Luis Alpin è austriaco. Ha iniziato a suonare la fisarmonica a tredici anni. Dal 2001, ha deciso di intraprendere la carriera come solista, rendendo il proprio hobby una professione, esibendosi soprattutto durante le feste popolari. Concludiamo il nostro libero percorso musicale dando risalto al ballo. Maestro di tango è Alejandro Angelica che si è esibito in coppia con Ornella Solar presso gli stand dell’Argentina. Sono molto seri e bravi tecnicamente. A Milano organizzano corsi avanzati per professionisti. Angelica è uno degli autori di “Tango puro”, manuale coreutico. Nel tango, musica e danza sono collegate al gesto, entrambe vivono nel momento in cui sono eseguite fisicamente, ma il gesto non può essere automatico, poiché richiede quella che Angelica definisce “la ricerca dell’eccellenza” che i due manifestano in ogni momento del ballo. Un’altra ballerina e insegnante presente in Fiera è Nathalie Rajawasala, di origini cingalesi, specializzata in “Bollywood dance”, divertente e tonificante (consigliata anche come antistress). Nathalie tiene corsi a Milano e a Gallarate. È impensabile scrivere tutto quello che abbiamo avuto modo di ascoltare e vedere in Fiera. 
Oltre a quanto già osservato, rileviamo sinteticamente l’esecuzione dal vivo di balli popolari cubani, ungheresi, tunisini, romagnoli, senegalesi, greci e marocchini, questi ultimi accompagnati da suonatori Gnawa, provenienti da Marrakesh, indossanti la tipica parrucca denominata “kociage”. Per ultimo, citiamo Panchu Ram Sagar, artigiano di oggetti folklorici indiani lavorati principalmente in bronzo. Non è un suonatore, ma due suoi corni lavorati a mano con incisioni hanno colpito la nostra attenzione. Spiegando le fasi di lavorazione, Panchu ha chiarito che per realizzare tali strumenti sono necessari cinque giorni. Una lezione di cultura materiale. Dopo averlo ascoltato, è stato spontaneo acquistargli il manufatto musicale, il cui valore commerciale è relativo rispetto alla specificità artistica. All’Artigiano in Fiera si viene per vedere, ascoltare, provare e, soprattutto, per comprare. È un evento probabilmente unico al mondo con caratteri d’originalità, strutturato come momento d’incontro per osservare e confrontare un’infinità di prodotti legati alle tradizioni e alle culture di oltre centodieci Paesi. Intesa come un’enorme piazza nella quale fondere il “mercato” con le atmosfere tipiche delle feste popolari, la Fiera risulta un’idea vincente con una fiumana di visitatori. Preme evidenziare che nell’anno di Expo 2015, grazie a questa manifestazione Milano, ancora una volta, si presenta al mondo come città interculturale all’avanguardia, capace di rendere facilmente accessibili e tangibili molteplici segni di civiltà internazionale, riferiti a innumerevoli realtà locali, ognuna delle quali rappresenta uno spicchio dell’immenso patrimonio globale che, con humanitas, abbiamo voluto valorizzare nel rispetto delle differenze culturali musicali. 


Paolo Mercurio
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