Jusur. Ponti d'arte tra Roma e Gaza, Roma, Casa Del Jazz, 1 Dicembre 2015

Il titolo della serata del 1 dicembre alla Casa del Jazz di Roma: “Jusur, Ponti d'arte tra Roma e Gaza”, ideato da Helmi Mhadhbi, il liutista che coordina il Jusur quartet, ricorda la solidarietà di questi artisti con il progetto “Liutai a Gaza, la musica al lavoro contro la distruzione” a cui la serata era dedicata, nella cornice di uno s. Jusur in arabo vuol dire ponti e, considerando le diverse provenienze geografiche degli artisti, si può dire che lo spettacolo ha costituito davvero un ponte verso Gaza, da Roma e dal mondo. Proveniente da quattro angoli del pianeta il “Jusur Quartet” ha offerto al pubblico che riempiva la sala una serata entusiasmante di musica, letture e danza. La fusione dei suoni di strumenti musicali di Oriente e Occidente – tabla indiane, ûd, sax e clarinetti - ha prodotto un'armonia coinvolgente di linguaggi. I solismi dei musicisti hanno dato ulteriore prova di maestria. Incantevole l'esibizione di Dalal Suleiman, attrice e danzatrice, che ha alternato ai brani musicali la lettura di alcuni tra i più begli scritti del grande poeta palestinese Mahmoud Darwish. Ciò che ha caratterizzato lo spettacolo, durato quasi due ore, ed emozionato il pubblico, sono state la bellezza della musica e la passione della attrice-danzatrice unite alla grande professionalità di tutti gli artisti, ragione che ha reso la loro solidarietà ancor più preziosa ed apprezzata. 
Il Jusur quartet è stato coordinato da Helmi Mhadhbi, tunisino, musicista e compositore, che vive tra Trento e Parigi. Helmi ha ricordato che il suo ultimo CD “Safar” (“viaggio” in arabo) lo ha dedicato al popolo tunisino, il primo tra i popoli arabi a cacciare il regime, e a questo avvenimento si è ispirato il brano suonato all'inizio della serata, “Break the silence”, un messaggio di ribellione e di liberazione. Ha poi aggiunto che “Safar” è anche dedicato ai bambini di tutto il mondo che soffrono a causa delle guerre. In particolare ai bambini palestinesi, a cui è ispirato “Lo sguardo di Layil”, una bambina di Gaza, e allo stupore triste e interrogativo di occhi che hanno visto morire tutta la sua famiglia sotto le bombe israeliane. Gli intarsi dell’ûd si sono perfettamente sintonizzati con quelli di un altro antico strumento orientale, le tabla di Sanjay Kansa Banik, giovane percussionista, che, a Roma, collabora attivamente con il progetto Indo-pizzica e sta cercando di attivare un centro di cultura per l'insegnamento degli strumenti della musica classica hindustani e della danza Kathak e Bharata Natyam. Le sue dita agili sono riuscite a trarre dalle tabla suoni che hanno incantato il pubblico, talvolta ispirati ai suoni naturali della pioggia, del tuono, del vento... 
Ancor più sorprendente la sintonia nella fusione con i suoni di strumenti occidentali, come il sax e i clarinetti di Angel Ballester, cubano, un vero maestro di jazz, che, con Helmi Mhadhbi, suona anche nel quintetto Ensemble Turchese, fondato dallo stesso Helmi. Un tocco originale e fascinoso è stato dato allo spettacolo verso la fine, quando Dalal Suleiman, versatile attrice di cinema e teatro, dopo la lettura delle poesie drammatiche di Mahmoud Darwish, si è lentamente alzata, figurina esile dalla grande presenza scenica, ed ha cominciato a ballare, portando sul palcoscenico il linguaggio del corpo, con movenze flessuose tra oriente e occidente, mostrando la sua lunga esperienza e pratica di danzatrice con musiche folk ed etniche. Entusiasmo del pubblico e soddisfazione anche per il risultato raggiunto: infatti con questa quarta iniziativa musicale della campagna “Cultura è Libertà” sarà possibile dare avvio, all'inizio del 2016, al progetto dedicato alla costruzione del laboratorio di riparazione di strumenti musicali a Gaza, in collaborazione con la Scuola di musica palestinese Al Kamandjòti. 

Alessandra Mecozzi
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