Criamu – Chrià (Autoprodotto, 2015)

Nati per iniziativa di Cosimo “Cavallino” Giagnotti e dalla moglie Valentina Mazzotta, i Criamu sono una formazione salentina di base a Muro Leccese con alle spalle oltre un quindicennio di attività artistica, costellato da diversi album pubblicati e da numerosi concerti. Dopo i primi passi mossi in duo per soli chitarra, voce e tamburo a cornice, il gruppo si è allargato coinvolgendo le due sorelle Valeria (fisarmonica) e Katia  Giagnotti (voce e putipù), e più di recente anche Luigi (voce, tamburello, grancassa) e Federico De Pascali (mandola, mandolino). A caratterizzare la loro cifra stilistica è il desiderio di riproporre con rispetto la musica tradizionale salentina, senza però escludere la realtà che li circonda, anche dal punto di vista tecnologico. Tutto ciò si riflette in arrangiamenti improntati all’essenzialità, che esaltano le strutture ritmiche tradizionali su cui si inseriscono le trame acustiche del mandolino e della fisarmonica e la voce antica di Mino “Cavallino”.  A distanza di circa sette anni dal loro ultimo disco in studio, li ritroviamo con “Chrià”, disco che raccoglie undici brani originali ispirati alla tradizione musicale della loro terra. Abbiamo intervistato Cosimo “Cavallino” Giagnotti per ripercorrere la storia e l’evoluzione del gruppo, soffermandoci sulla genesi del loro ultimo lavoro.

Partiamo da lontano. Ci puoi raccontare come nascono i Criamu?
Criamu è il gruppo della mia famiglia e nasce tra il 1999 e il 2000 da un’idea mia e di mia moglie Valentina Mazzotta (chitarra classica e basso acustico). Nella prima formazione, oltre a mia sorella Valeria (fisarmonica) che è ancora nel gruppo, suonavano anche Alessandro Metruccio (voce e tamburo a cornice), Luca Rizzello (violino e chitarra) e Fernando Todisco (bouzuki). In seguito ci sono stati alcuni cambiamenti ed è entrata anche l’altra mia sorella Katia (voce e putipù), ed attualmente suonano con noi Federico (bouzuki, mandola e mandolino) e Luigi De Pascali (tamburreddru). 

Il nome Criamu è legato ad un luogo particolare…
Deriva dal nome del posto in cui si trova la mia casa in campagna a Muro Leccese, che si chiama Chriè. Criamu vuol dire stare insieme, creare insieme, ma anche il mio suono dal termine greco Chrià. In questo nome è racchiuso il concetto base della nostra ricerca musicale, infatti, oltre a riproporre i canti della musica tradizionale salentina, tutti i nostri dischi sono stati caratterizzati da brani originali.

Del 2001 è il vostro primo disco “Ballati Mule”….
“Ballati Mule” è il nostro disco di esordio e già in quel disco, nel quale riproponevamo alcuni canti della tradizione musicale del Salento ed in particolare alcuni brani di pizzica pizzica, era presente un brano originale “Quiddhu ca provu pe tie. In seguito abbiamo continuato a scrivere altri brani e penso per esempio a “Cem'a fà” che racconta la Notte di San Rocco a Torrepaduli che si tiene il 15 agosto di ogni anno. Come molti sanno io sono per metà di etnia rom, e i miei parenti andavano lì a ballare la danza delle spade, la cosiddetta danza a scherma. Si faceva festa, si aprivano le ronde, si ballava e la gente restava sbalordita dai loro balli, dai loro movimenti, dal loro spirito che mettevano in quella festa. Questa canzone nasceva come riflessione sul fatto che già allora si stava cominciando a rompere quell’amore profondo verso quella festa.

Come si è evoluto il suono del gruppo in questi quindici anni?
Il suono si è evoluto molto perché all’inizio eravamo proprio alle prime armi, e in questi anni siamo cresciuti tanto. Io non ero propriamente un musicista, mia moglie aveva quasi finito di studiare la chitarra, e mia sorella Valeria stava cominciando a suonare la fisarmonica, solo Luca Rizzello era già un musicista professionista. 
Dal nulla è nato, così, il nostro suono che attualmente, secondo me, ha raggiunto la sua maturità, e una sua compattezza tanto sul palco, quanto anche su disco. Rispetto al primo disco c’è un abisso perché c’è più conoscenza e più apertura verso altre sonorità.

Come si è sviluppata la vostra ricerca musicale?
La musica tradizionale salentina è la base di partenza per una ricerca sonora a tutto campo che spazia attraverso i vari generi musicali che ascoltiamo io e mia moglie, dal reggae al dub fino a toccare la world music dall’India all’Africa in una visione molto globale. Il nostro intento è quello di proporre non semplicemente la musica da ballo, ma anche qualcosa da ascoltare per trasmettere al pubblico le nostre riflessioni sulla vita di oggi, i nostri testi parlano della crisi del lavoro come dei problemi che può avere una famiglia.

Qual è lo spirito che anima i Criamu nel 2015?
Ad animarci è il desiderio di proporre la tradizione salentina in modo diverso perché qui da noi si sta prendendo una brutta piega. Ci sono gruppi che propongono corsi di danza e tamburo a cornice di cui non c’è assolutamente bisogno perché la tradizione non va insegnata, va presa.  A me la musica tradizionale non l’ha insegnata nessuno, ho solo ascoltato, guardato chi suonava e l’ho riproposta. Non si ci può inventare dal nulla con la musica tradizionale. Oggi chiunque può prendere un tamburo a cornice e può suonare la pizzica pizzica con tutti questi controtempi e queste avventure ritmiche che non ci appartengono. I Criamu fanno qualcosa di completamente diverso. Continuando così non ci sarà nessuna salvezza per la nostra musica, ci sarà solo lo squallore umano che si vede sui social network. Su Facebook ci sono tutte queste ragazze che ballano sul palco con gonne larghe e sciarpe, ma nessuno si è mai chiesto come si ballava la pizzica pizzica. Questa musica non ha un abito tradizionale perché la gente ballava con il vestito che aveva, e soprattutto non c’erano passi particolari da fare, perché a differenza della tarantella calabrese o siciliana la pizzica pizzica è un ballo libero. Continuando così non si va da nessuna parte…

Dare nuova vita ai Criamu è stato come un tornare a casa…
Il grande impegno che richiedevano i Mascarimirì, il gruppo che ho creato con mio fratello Claudio, mi aveva un po’ allontanato dai Criamu, che come gruppo erano un po’ alla deriva anche con i concerti, e il nostro rapporto si stava rompendo. Negli ultimi quattro anni i ragazzi avevano perso motivazione perché mancavo io che sono un po’ l’anima del gruppo, ma c’era il desiderio forte di ritornare alla mia casa vera e propria perché questo gruppo è anche la mia famiglia, c’è mia moglie, le mie sorelle e Federico e Luigi che curano moltissimo la tradizione del “Santu Lazzaru”. Così con “Chrià” siamo ripartiti da zero.

Come nasce “Chrià”?
La nostra politica sui dischi è quella di fare un disco ogni cinque anni, ma “Chrià” arriva dopo sei, sette anni dal precedente, perché ho voluto che ci fossero tutti brani originali e questo ha richiesto più tempo. I Criamu sono il primo gruppo nel Salento a proporre un disco con undici brani inediti. In questo senso è stata molto importante l’esperienza con i Mascarimirì che mi ha permesso di conoscere molti artisti e confrontarmi con realtà diverse, è lì che nasce il mio “chrià”, la mia creazione. 

Come si è indirizzato il vostro lavoro in fase di arrangiamento dei brani?
Io ho curato le basi ritmiche con il tamburo a cornice, le percussioni e le nacchere, mentre Federico De Pascali che suona mandola e mandolino ha curato la parte musicale, insieme a mia moglie che suona la chitarra e mia sorella Valeria che suona la fisarmonica. Lui ha una visione molto aperta sulla musica, ed in particolare verso le sonorità mediorientali. 

Quali sono i temi del disco?
Il tema centrale del disco è, senza dubbio, l’amore, ma c’è anche una canzone che è “Sognando l’occidente” scritta da mia figlia che ha quattordici anni e nella quale è racchiusa una sua riflessione sull’immigrazione, sulla gente che sbarca sulle nostre spiagge e che viene usata per i traffici politici che si fanno in tutto il mondo. 

Uno dei brani centrali del disco è senza dubbio il singolo “Verde Lumìa”…
E’ un canto epico lirico che narra la storia di Verde Lumìa, appunto, una fanciulla sfortunata promessa in sposa dal padre al Conte Marco, tenutario di castelli. Lei però vuole un suo pari il conte Cibu, e quando il Conte Marco la va a prendere con tutti gli onori, lei gli chiede di lasciarla inviolata, e durante la notte fugge per raggiungere il conte Cibu, pregandolo di accoglierla ed assicurargli ancora la verginità.

Avete presentato il disco dal vivo questa estate, i concerti continueranno anche questo inverno?
Suoniamo molto durante l’estate e non ci possiamo lamentare. In questi mesi dopo l’uscita del disco  abbiamo fatto venti concerti e suoneremo anche la notte di Capodanno in Piazza a Presicce (Le). Chi verrà ai nostri concerti potrà acquistare il disco, che volutamente abbiamo scelto di distribuire solo noi, in alternativa può venire a comprarlo a casa nostra, dove si mangia, si beve e si canta. (Ride). Comunque a breve il disco sarà disponibile su tutte le piattaforme e negli store digitali.


Criamu – Chrià (Autoprodotto, 2015)
Nell’arco di quindici anni di attività artistica l’approccio alla tradizione musicale salentina dei Criamu è stato caratterizzato non solo dalla riproposta dei canti e dei ritmi della loro terra, ma anche da composizioni originali, nate da una accurata ricerca sulle liriche e sulle melodie popolari. Il loro nuovo album “Chrià” amplia il raggio della loro azione, proponendo undici brani inediti, nelle cui trame gli stilemi della tradizione si intrecciano ad esplorazioni sonore nei territori della world music e dell’elettronica, riflettendo la continua ed inevitabile trasformazione dell’identità territoriale, senza perdere il contatto con la radice. Tutto ciò è racchiuso anche nel titolo del disco che in greco vuol dire suono, e rimandando direttamente al nome del gruppo, evoca il desiderio di dare un seguito innovando a quanto lasciatoci dagli anziani cantori. La musica dei Criamu conserva, così, la memoria ritmica e pulsante della tradizione salentina che si sostanzia in arrangiamenti dal tratto contemporaneo in cui spiccano il tamburo a cornice e la voce di Cosimo “Cavallino” Giagnotti, le corde del mandolino e la mandola di Federico De Pascali e della chitarra di Valentina Mazzotta, le sinuose melodie della fisarmonica di Valeria Giagnotti, il tutto impreziosito dal tamburo a cornice di Luigi De Pascali e dai colori vocali di Katia Giagnotti. Ad aprire il disco è il ritmo trascinate di Amante, introdotta dal recitato di Roberto Molle ed impreziosita dal violoncello di Elenia Imperiale. Si prosegue con la pizzica pizzica “Mara a mè” nella quale il mandolino di Federico De Pascali guida la linea melodica su cui si intrecciano le voci di Mino “Cavallino” e di Katia Giagnotti. Se “La Malatia” è un sofferto canto d’amore caratterizzato dal ritmo del tamburo a cornice e dalla melodia della fisarmonica, la successiva “Verde Lumìa” è un canto narrativo di grande suggestione. La travolgente pizzica pizzica “Na Na Na Bellu L’Amore Ci Lu Sape Fà!!!!!” apre poi la strada a “Sfortuna” in cui protagonista è la voce di Mino “Cavallino” e la fisarmonica di Valeria Giagnotti.  Le sonorità arabeggianti di “Sognando l’Occidente” avvolgono un testo che racconta il dramma degli immigrati che approdano sulle nostre spiagge, mentre “Core Infrantu” è un altra pizzica pizzca nella quale spicca tutta la potenza ritmica dei Criamu. Le sonorità world permeano che permeano “Ritrattu” ci conducono verso il finale con le trasciananti “La Vita Mea” e “Tronu” che suggellano un disco energico e vibrante, un piccolo assaggio di tutta la vitalità che i Criamu sprigionano sul palco.


Salvatore Esposito