Nicola Morisco e Daniele Trevisi – Le Storie Cantate (Anima Mundi Edizioni, 2015)

È finalmente pubblicato su supporto DVD il documentario realizzato circa dieci anni fa dal giornalista e critico Nicola Morisco, che ne è stato l’ideatore, e dal regista Daniele Trevisi, che ha curato direzione, montaggio e fotografia. Un ampio sguardo sul mondo dei cantastorie pugliesi, alcuni dei quali scomparsi negli ultimi anni (ecco quindi che il contributo diventa ancor più importante materiale di studio), attraverso incontri, interviste e immagini inedite che mettono in primo piano vicende della cultura italiana purtroppo ancora poco conosciute. Sono testimoni della cultura popolare, dal magistero ambulante; ciascuno porta la sua specificità espressiva e la sua traiettoria esistenziale. È un viaggio a più tappe, introdotto dall’intervento del musicista lucano Antonio Infantino che, richiamando il leggendario arrivo di Enea sulla costa di Porto Badisco, traccia un percorso che dalle teorie filosofiche e musicali elleniche e magno-greche perviene alle pratiche musicali terapeutiche. Il primo incontro è con l’irresistibile e indomabile salentino Uccio Aloisi (1928-2010), il quale prende in giro, senza peli sulla lingua, quel movimento di riproposta della tradizione musicale del Salento che lo ha posto sull’altare dell’autenticità, tra clip di concerti ed esecuzioni in presa diretta, accompagnato dal suo Gruppu: Gianluca Corvaglia, Domenico Riso, Rocco Biasco. A Ostuni c’è un altro grande, quel Tonino Zurlo, cantore dalla forte impronta visionaria (che non ha ancora il ricevuto riconoscimento nazionale che pure meriterebbe). Quella di Zurlo è poesia dialettale di antica tradizione: ironica, passionale e acuta riflessione politica e sociale, che non ha avuto la ‘buona sorte’ di essere adoperata dai movimenti di sinistra, antagonisti o radical chic. Nel film Zurlo, scavatore della tradizione popolare pugliese, parla anche dei ‘ditteri’, sintetica forma comunicativa orale. La terza figura è quella di Enzo Del Re (1944-2011), un’altra figura di irriducibile, incorruttibile sregolatezza con le sue esecuzioni per voce sola in maulese e percussione. Su Del Re intervengono Moni Ovadia e Daniele Sepe, la cui visita al cantore di Mola di Bari , con un divertente espediente narrativo, è giustapposta all’esibizione dello stesso Del Re. Figlio della cultura orale, autodidatta, artista dal poetare surreale, provvisto di straordinario senso del ritmo, Enzo accompagnava il suo canto litanico, beffardo e corrosivo, schioccandio la lingua, percuotendo sedie, valigie e oggetti poveri. Arrivando nella penisola garganica, incontriamo i decani Antonio Piccininno (allora ottantottenne) e Antonio Maccarone (scomparso nel 2009), patriarchi dei Cantori di Carpino con i loro sonetti e serenate (eseguono “Rodianella”). L’ultimo incontro è con Matteo Salvatore (1925-2005, quindi intervistato dai due autori poco prima della sua scomparsa), il quale racconta stralci della sua vita, dalla povertà delle campagne del Tavoliere alla notorietà artistica. Su Salvatore ascoltiamo anche la testimonianza di Michele Placido che lamenta la negligenza e la solitudine istituzionale ai danni di una personalità artistica come quella del cantore di Apricena. A chiudere il cerchio è ancora Infantino, che interviene sul rapporto tra ciclo dell’esistenza e trasmissione delle musiche tradizionali. In chiusura, sulle note de “L’automatismo” di Zurlo, prima dei titoli di coda e della dedica degli autori a tutti i cantori del mondo, leggiamo i versi impressi su un’antica tavoletta orfica sibarita che, tra l’altro, recitano: «viaggio attraversando le strade già percorse da altri baccanti e eroi”. 


Ciro De Rosa