Scuola campanaria di Roncobello - Campanine d’incanto. Ricerca di suonate del mondo bergamasco. Quindici anni di amicizia in musica 2000-2015 (Autoprodotto, 2015)

“Campanine d’incanto” è un disco che si configura soprattutto dentro una dimensione etnomusicologica. Intesa nella doppia accezione di ambito di ricerca sulle espressioni musicali di tradizione orale e di spazio in cui si produce una conoscenza differenziata, in base agli interessi e alla “posizione” dei soggetti che vi operano. Nel quadro articolato a cui rimanda la raccolta della Scuola Campanaria di Roncobello, si producono informazioni diverse. Le quali, da un lato rimandano a elementi di carattere più tradizionalmente etnomusicologico: la ricerca storica in un’area definita, lo studio organologico, la documentazione dei repertori, la trasformazione di questi in relazione ai cambiamenti socio-culturali, lo studio di alcune forme musicali e la loro relazione con il contesto in cui sono espresse. Dall’altro lato rimandano, invece, a un processo di apprendimento delle dinamiche di ricerca e analisi etnomusicologiche, che vengono riconfigurate dentro un ambito non specialistico, allo scopo primario di ricondurre le espressioni in oggetto dentro un quadro di riferimenti storici, culturali e identitari. La raccolta di cui si parla in queste righe è composta di trenta brani e può essere considerata un documento straordinario della vitalità di uno strumento profondamente legato all’area del bergamasco. Si tratta delle campanine, uno xilofono popolare con risonatori in vetro disposti in scala diatonica maggiore, utilizzato per eseguire un repertorio quasi esclusivamente di tradizione orale. Lo strumento si attesta a partire dalla fine del XVIII secolo in un’area che, per motivi commerciali, aveva relazioni con le Fiandre. Da qui si diffonde un uso musicale delle campane attraverso il suono “a carillon”, con la differenza che nel bergamasco si suona il repertorio popolare e non quello colto (come in altre aree europee). Soprattutto, con la necessità di memorizzare le melodie da eseguire con le campane sui campanili, si diffonde l’esigenza di esercitarsi in privato. Da qui la nascita del piccolo strumento, costituito, oltre che dai risonatori in vetro, da una scatola di legno che funge da cassa armonica. Come suggerisce il nome, questo strumento è legato alle campane e riflette una pratica musicale tradizionale che oggi, e nello specifico in relazione al lavoro della Scuola di Roncobello, ha una sua autonomia soprattutto in relazione alle dinamiche sopra schematizzate. Per questo, piuttosto che analizzare i brani contenuti nella raccolta, credo sia interessante segnalare alcuni aspetti del lavoro della scuola, orientata allo studio e all’interpretazione dello strumento e dei repertori eseguiti con questo. L’attività della Scuola di Roncobello esce dall’uso tradizionale e sospinge le campanine su un piano diverso. Un piano che assume un differente valore culturale nella misura in cui si lega a doppio filo alla volontà di ripristinare uno strumento e l’esecuzione di uno specifico repertorio (spesso in aggiunta ad altri strumenti di uso popolare, come il mandolino, l’organetto diatonico, la fisarmonica, il corno, il sassofono) e a un progetto di consultazione delle fonti storiche, di studio e riconsiderazione dell’immagine e del ruolo dello strumento in questione. Come si può leggere nelle note di presentazione dell’album, i promotori hanno lavorato nel corso degli anni anche per mettere a punto un metodo didattico che potesse includere l’apprendimento dello strumento, attraverso “un approccio rigoroso” che permettesse di “cogliere suoni, movimenti delle mani e stile interpretativo”. Per questo la ricerca “sul campo” è stata integrata con registrazioni in audio e in video, con l’utilizzo di software e unità didattiche “interattive” (come YouTube, ad esempio, che ha favorito “la diffusione di video di campane”, creando “il contorno favorevole per il rilancio del suono della memoria”).  


Daniele Cestellini