venerdì 2 ottobre 2015

Renato Morelli, due documentari dedicati all’amico etnomusicologo Pietro Sassu

Tre anni dopo, Morelli vinse il premio “Miglior film in pellicola” alla “VI Rassegna Internazionale di Documentari Etnografici e Antropologici” di Nuoro, premio ambito anche dal punto di vista finanziario. A quel punto, considerando “… il premio una sorta di “segno del destino” o, meglio, un “ex voto”…, Morelli decise encomiabilmente di destinare l’intero importo alla produzione della collana discografica “Musica a memoria” sopra citata. “Dai tempi delle nostre ricerche riferite alla musica sarda, avevo desiderio di filmare gli eventi della Settimana Santa. Il repertorio di Cuglieri, in particolare, lo avevo nel cuore. Ricordo la prima volta che ascoltai i cantori. Rimasi sbigottito. Tutte quelle pause nei canti mi lasciarono senza parole, i significati di quei silenzi si possono comprendere solo vedendo dal vivo i riti e le processioni. Inoltre, nel loro modo di cantare io ritrovai numerose analogie con i canti della Georgia (il cantare a tre voci camminando o il tenore “falzu”, ad esempio). Parlai a più riprese con Pietro. Le analogie non si fermavano agli impasti timbrici e alle strutture accordali di derivazione colta o semicolta, ma anche ad alcuni modi esecutivi tipici di questi cantori, i quali in processione si stringono l’un l’altro tenendosi a braccetto divenendo,  come mi ha riferito un cantore, “tutt’uno anche con i canti”. Chi conosce i riti funebri georgiani sa a che cosa mi riferisco. Ho in mente un filone di ricerca da seguire, i nostri studi ci avevano portato ad approfondire anche i riti Bizantini, tracce storico-comparative sono rinvenibili, ma da qui a dimostrare scientificamente correlazione diretta tra i due repertori ne passa… c’è ancora molta strada da percorrere con metodo interdisciplinare”
Oltre alle caratteristiche vocali sopra accennate, il regista trentino si è appassionato alla storia delle confraternite sarde e nelle diverse comunità ha apprezzato la caparbietà di alcuni cantori, i quali sono riusciti a conservare importanti repertori polivocali di rilevanza internazionale. Non è questo l’ambito per approfondire l’argomento, tuttavia pare utile menzionare una figura mitica per la comunità di Cuglieri, Toni Loche, cantore che conosceva tutte le voci del “cuncordu” e che, negli “anni bui” di attacco alle tradizioni popolari, le ha pazientemente insegnate ai giovani cantori, in modo che potessero perpetuare la conoscenza orale ricevuta dai predecessori. Riprende Morelli, “… stando sul campo, sono entrato in relazione con i cantori, diversi dei quali sono giovani; la loro musica di riferimento è il rock, il metal, il rap o altri generi giovanili. Eppure è radicato l’attaccamento alla comunità e alle tradizioni, grazie anche all’opera di sensibilizzazione prodotta dai loro genitori, con i quali cantano regolarmente. Nei quattro giorni delle riprese ci sono stati dei naturali confronti; Bice e Livia, mie figlie, che avevo coinvolto nella produzione come fonico e operatore, dialogavano con i giovani cantori, io di preferenza con quelli più anziani. Poi c’erano i momenti di unione. I canti, le processioni e i riti ci univano. Queste circostanze vissute e scoperte nel vivo degli eventi mi hanno coinvolto emotivamente e intellettualmente. Oltre a valorizzare le splendide voci dei cantori di Cuglieri, volevo capire di più sul rapporto tra le diverse generazioni in relazione al canto polivocale. Nel film questo filo conduttore è supportato dal confronto con più interviste, alcune delle quali realizzate singolarmente, altre a coppie (padre e figlio), altre ancora in gruppo. Ho scelto di far parlare loro, i protagonisti cantori, escludendo la voce fuori campo… naturalmente un surplus di lavoro in termini di sceneggiatura e regia che, tuttavia, penso abbia portato positivi risultati estetico-espressivi…”. Morelli ha evidenziato che, nei decenni passati, senza successo, aveva cercato di sensibilizzare amici e studiosi per realizzare un film sui riti pasquali di Cuglieri. Un film che non si limitasse ad associare fotografie di testimonianza degli eventi. In merito pare utile aprire una parentesi, per chiarire la esemplare idea che il regista trentino ha della documentazione antropologico-visiva, talvolta in aperta diatriba con taluni ricercatori. 
“Secondo il mio modo di intendere è fondamentale documentare valorizzando l’arte del linguaggio cinematografico. Tendenzialmente valuto positivamente  l’operato dei ricercatori, tuttavia non ci si può improvvisare operatori di ripresa, montatori e registi: anche nell’antropologia visiva è indispensabile la professionalità. In convegni e rassegne, mi è capitato di vedere filmati di modesto valore cinematografico fatti passare come opere di elevato spessore culturale. Quando mi chiedono un parere professionale, cerco di essere oggettivo, esprimo quello che penso da regista. Purtroppo, talvolta nascono discussioni spiacevoli … che regolarmente tronco quando mi rendo conto di dialogare con persone senza le minime competenze cinematografiche …, tuttavia la questione è annosa e non di semplice soluzione, transeamus…”.  Tornando a Cuglieri, vi sarebbe parecchio da dire in merito al filmato anche in termini registici, rapportandolo al percorso di produzione cinematografica che ha seguito Morelli dirigendo negli anni una settantina di opere antropologico-visive, molte delle quali premiate in Rassegne internazionali.  Rimandando l’approfondimento ad ambiti più specialistici, si evidenzia che, con munificenza, il documentario è stato interamente prodotto e diretto dall’etnomusicologo e regista trentino, coadiuvato alla “fotografia” (riprese video) da Paolo Carboni, Sara Maino, Stefano Menin, Bice Morelli. Il “sonoro in presa diretta” è stato affidato a Livia Morelli, mentre il “montaggio”, che ha richiesto tre mesi di lavorazione, a Sara Maino. In rete, già da alcune settimane, è visionabile il trailer di “Voci del sacro”, ma la presentazione ufficiale dell’intero filmato è prevista a Sassari, nel rinomato Concorso “Fiorenzo Serra” (regista sardo al quale Morelli era legato da profonda amicizia e con il quale ebbe modo di collaborare in più occasioni). 
Abbiamo avuto l’opportunità di visionare in anteprima l’intero filmato “Voci del Sacro - Due generazioni di canto “a cuncordu” alla settimana santa di Cuglieri”. La nostra opinione è che anche questa volta Morelli abbia fatto centro, avendo trovato armonico equilibrio tra le esigenze registiche di rappresentazione visiva, la documentazione etnomusicale e la corretta informazione.  Abbiamo sempre stimato il lavoro di Pietro Sassu e di Renato Morelli, pionieri e nomadi culturali, libertari, sempre in movimento e alla ricerca di nuove scoperte. I loro caratteri erano opposti, riflessivo e moderato Sassu, costantemente entusiasta e vulcanico Morelli. Entrambi erano accumunati da spirito giovanile, attratti gioiosamente dalla dimensione indefinita dell’inesplorato e dal desiderio continuo di approfondire il mare magnum degli studi sulle tradizioni popolari. È sempre stato spiccato anche il loro desiderio di comparare e di dare dignità scientifica alle musiche popolari, in particolare, ai canti di tradizione orale. Oltre a essere pregevoli sotto l’aspetto artistico-culturale, riteniamo che le due opere cinematografiche cui ci siamo riferiti siano testimonianza di una lunga amicizia e di un rapporto umano basato sulla reciproca stima che, con la consueta generosità e con spiccata sensibilità etnomusicologica, Renato Morelli ha voluto portare a termine, come segno di rispetto per gli abitanti e le tradizioni di Premana e Cuglieri. Dopo aver appreso le tappe di costituzione del documentario, con una certa commozione, sul rullo di coda del filmato, leggiamo «Dedicato alla memoria di Pietro Sassu»: “… glielo dovevo, perché da lui ho ricevuto tanto, sia in termini di rapporti umani sia come etnomusicologo”, ha concluso il regista trentino. A coloro che volessero approfondire la conoscenza del lungo percorso di ricerca comune, suggeriamo di scaricare il corposo saggio “Musiche a memoria. Pietro Sassu e il Trentino, fra ricerca, divulgazione e multimedia” 2, scritto nel decennale della scomparsa, con il quale Morelli ha inteso valorizzare la complessa personalità dello studioso sassarese, del quale ci sentiamo in dovere di diffondere gli insegnamenti integrando, ove possibile, i risultati del suo fecondo percorso di ricerca, condotto sempre con amore e rigore intellettuale a beneficio delle comunità, della musica e delle tradizioni popolari.  


Paolo Mercurio
Copyright Foto “Archivio Renato Morelli”, per gentile concessione

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Note
1 saggio scaricabile gratuitamente dal sito  www.renatomorelli.it
2 siti di approfondimento delle ricerche musicali, contenenti numerosi video:  www.ziganoff.itwww.tttquartet.it.