Grenz & Friends - Desche la neif d'aisciuda (Nota, 2015)

Tra le ambiguità delle pratiche di autorappresentazione e di differenziazione etnica è da annoverare il rischio della deriva essenzialista della cultura, della folklorizzazione delle tradizioni musicali. Dalla premura di contrastare le convenzioni, di restare se stessi pur non rinchiudendosi nell’idea della piccola patria, nasce in Val di Fassa il percorso di Grenz e Friends, che non rappresenta un caso isolato, ma va inscritto in un fenomeno più ampio che viene da lontano – almeno dagli anni Settanta del secolo scorso – la declinazione di istanze locali (lingua ladina, racconto di luoghi e storie delle terre dolomitiche, poetica militante) e sonorità popular (rock, jazz, punk, folk americano, nuova canzone catalana), proponendosi anche di ritrovare lo spirito del canto narrativo tradizionale. Si chiama “Come la neve primaverile”, il nuovo album della Grenz; è un titolo che evoca qualcosa di inatteso, ma in ogni modo foriero di rinascita della natura. A produrlo è la Nota Records, l’etichetta friulana sempre molto attenta a quanto si muove nell’ambito delle lingue di minoranza del nord-est d’Italia, con il sostegno della Regione Trentino-Südtirol, del Comun General de Fascia e del Grop Ladin de Moena. La band di dieci elementi (canto, chitarra, pianoforte, violoncello, basso, contrabbasso, percussioni e batteria) è costituita da musicisti cresciuti per l’appunto in seno all’attivissima associazione moenese La Grenz (che aveva già prodotto Encresciadum, lavoro di ispirazione latin jazz), ma non mancano gli ospiti come Giancarlo Bianchetti (chitarra e percussioni), che non si esprime di certo in una semplice comparsata. In questa cornice culturale aperta che guarda oltre le vette, non ci si sorprenderà di ascoltare la bellezza fonica della lingua ladina incastonata nei ritmi della bossanova e del samba, combinata con le trame della canzone d’autore e profumi jazz: nelle note di presentazione del CD-book, il giornalista e ricercatore friulano Marco Stolfo parla di “Tropicalismo ladino e babelico” (da pronunciarsi con la /d/ alla Zico o alla Edinho, stelle calcistiche dell’Udinese, che hanno lasciato un gran bel ricordo in Frûl). I testi di sette delle otto canzoni sono di Fabio Chiocchetti, nome centrale nella cultura dolomitica, orchestratore del progetto, che firma con lo pseudonimo di Piere dal Polver anche il racconto contenuto nel booklet “Na dì sa le Crepate…” (prologo necessario a entrare nell’universo valligiano), nonché voce leader del gruppo, affiancato dalle più giovani vocalist Alessandra Felicetti, Martina Cavulli e Elena Favé. Il chitarrista Roberto Dassala firma “A.B.”, mentre “El Bel del doman”, lirica di Luciano Jellici del Garber (poeta moenese scomparso nel 2006), è tra i passaggi più riusciti del disco insieme alla canzone d’apertura “E ades tu sgoleras”, alle suggestioni pianistiche che suggellano “L’uscel” e alla serenata “Maitanada a na steila”. 



Ciro De Rosa