Giaro – Tango Nuevo Latin Jazz (WYSIWYG by Dodicilune/I.R.D.,2015)

Chitarrista e compositore dotato di grande talento, Paolo Giaro, vanta un ricco percorso artistico speso in larga parte tra collaborazioni con musicisti, conosciuti durante i suoi viaggi in tutto il mondo, dall’Europa al Brasile dove ha suonato con i Mercado Negro, passando per l’India dove ha avuto modo di condividere il palco con il sarodista Debiprasad Ghosh, fino all’esperienza cubana con Los seis del sol. In parallelo molto ricca è stata anche la sua produzione compositiva con la scrittura di brani per strumento solista, quartetti, ensemble, orchestre sinfoniche, big band, computer e sintetizzatori, e quella discografica con la pubblicazione di sette album tra il 1995 e il 2005. Illuminante per comprendere lo spirito che ha animato Paolo Giaro nel suo personale cammino di ricerca attraverso le tante sfumature della musica, è quanto afferma lui stesso: “La trasformazione è da sempre il fondamento basico della mia ricerca e la considero l’alchimia indispensabile del processo creativo. Senza la trasformazione il lavoro diverrebbe manieristico e ripetitivo. Il DNA dei miei progetti ha un impianto dove l’imprevedibilità, conseguenza della trasformazione, è sempre presente” Il suo nuovo progetto discografico “Tango Nuevo Latin Jazz” lo vede rivisitare il tango attraverso la sua personale cifra stilistica, attraverso ritmi e melodie originali, con l’aggiunta di liriche di sua composizione. Ad accompagnarlo in questa nuova avventura troviamo un eccellente ensemble di strumentisti composto da Samuele Garofoli (flicorno), Carlo Colocci (sax), Jean Gambini (sax tenore), Claudio Mangialardi (basso) e Massimo Manzi (batteria), a cui si aggiungono le voci di Silvia Donati e Valeria Visconti (voce), e i gli archi di Claudia Giunta e Ilaria Mignoni che contribuiscono in modo determinante ad allargare lo spettro timbrico dei vari brani. Nell’arco di poco più di mezzora, Paolo Giaro mette in fila nove brani di pregevole fattura nei quali si diverte a reiventare i temi melodici della tradizione tanguera attraverso la lente del jazz. Aperto dalla sinuosa “Los Apasioandos”, il disco regala una serie di belle sorprese come la fascinosa rilettura di “Estate” di Bruno Martino, l’elegante “Tango Agridulce” in cui spicca il duetto con le voci femminili, e quei due gioiellini che sono “Sudamerica” e “Dance In The Autumn Light”. Le due brillanti riletture in chiave tanguera di “Off Minor” e “Criss Cross” di Thelonious Monk suggellano un disco accattivante e denso di belle intuizioni. 


Salvatore Esposito