Sergio Maglietta, Terremoti. Una vita e un sax nella Napoli degli anni '80, Edizioni Vololibero 2015, pp. 136, Euro 13,00

Il terremoto del 23 novembre 1980 rappresentò per la scena musicale napoletana uno spartiacque importante. I giorni del Neapolitan Power, sebbene non troppo lontani, erano un ricordo. Pino Daniele, uno dei suoi motori propulsivi aveva intrapreso un personale percorso di ricerca musicale verso altre sonorità, e sotto la cenere del vulcano che domina la città era pronta ad esplodere la Vesuwave. In quei giorni, infatti, stavano prendendo forma i Bisca, una band no wave funk, che di lì a poco avrebbe infiammato i palchi della città, dando vita ad un decennio travolgente dal punto di vista artistico, ma allo stesso tempo non privo di chiaroscuri. A raccontarci quei giorni agitati, quegli anni formidabili, è Sergio Maglietta, leader e fondatore dei Bisca, nel suo romanzo autobiografico “Terremoti. Una vita e un sax nella Napoli degli anni ‘80” di Sergio Maglietta. Edito per la collana Fuorisacco dalla sempre attivissima Edizioni Vololibero, ed introdotto da una illuminante presentazione di un altro testimone di quegli anni, il critico musicale Federico Vacalebre, il romanzo è una sorta di flashback nella Napoli sconvolta dal sisma, ma anche dell’arrivo dell’ondata punk e new wave, che portò in città fermenti musicali, politici, ed emotivi che cambiarono la vita di tante persone. “Il terremoto aveva mischiato le carte e dappertutto sentivi energia e voglia di muoversi”, scrive Maglietta, sottolineando come quello fu uno snodo importante per Napoli, che divenne terreno fertile per una febbrile creatività ed un desiderio prorompente di esprimersi, anche in modo radicale. I Bisca diventano così uno dei gruppi seminali del decennio, grazie alla loro travolgente carica musicale: “Ci piaceva mischiare suoni, generi e suggestioni con spregiudicata irruenza...ma sempre tenendo bene in vista l'obiettivo di creare qualcosa di esplosivo e irrefrenabile. Ipercinetico. In fondo, inconsapevolmente esprimevamo inconsapevolmente lo spirito del tempo nelle sue versioni più trasgressive e genuine; quelle meno addomesticate”. Nelle poco più di cento pagine del romanzo, troviamo la Napoli dei primi centri sociali, ma anche quella in grado di fare cultura di spessore attirando artisti come Andy Warhol, così come non mancano i concerti sempre più affollati, le prime esperienze avventurose all’estero, e gli scontri con i fascisti e quelli con le forze dell’ordine. Utilizzando una prosa sempre diretta, ora cruda, ora autoironica e tagliente, Maglietta, ci offre uno spaccato vivido di quegli anni, e non si sottrae a fare i conti con la propria vita, come nel rapporto con la protagonista femminile del romanzo, Sara, che a tratti sembra essere una sorta di finzione letteraria, un alter ego in cui l’autore sembra riflettersi. Il racconto si ferma al 1985, nel momento in cui quel decennio che il musicista napoletano definisce come “anni Sessanta senza il Sessantotto”, con l’irrompere repentino dell’eroina (“L'eroina cominciò a essere più reperibile del fumo e lentamente si affermava come la regina delle pratiche “ludiche” di quella generazione”), cominciò a disperdere tutte le promesse e la forza propulsiva che il terremoto aveva liberato. Ad arricchire il volume sono i sette “Terremoti poetici”, racconti brevi o meglio spooken word che Maglietta ha portato spesso anche sul palco, e tra cui segnaliamo l’emblematico “La lavatrice e il generale”. Insomma, “Terremoti” è un libro dal quale lasciarsi rapire, per scoprire la ricchezza culturale della Napoli dei primi anni Ottanta, magari accompagnando la lettura con l’ascolto della bella antologia dei Bisca “Collezione 1982-1984”. 


Salvatore Esposito