Rosapaeda - Inna Different Stylee (Felmay Records, 2015)

Pioniera del reggae in Italia agli inizi degl’anni Ottanta con i Different Stylee, Rosapaeda, dopo lo scioglimento del gruppo, ha intrapreso un personale percorso di ricerca volto ad esplorare i ritmi e le melodie del Sud Italia, ed in particolare della sua terra, la Puglia, dando vita ad un originale intreccio tra tradizione popolare, dub, e solari ritmi in levare. A distanza di sette anni dall’omaggio a Roberto Murolo “Napoli in Me” e con alle spalle cinque dischi solisti, la ritroviamo con “Inna Different Stylee”, nel quale ha raccolto dieci brani, che nel loro insieme segnano un ritorno alle origini, ai solari ritmi in levare del reggae, senza smarrire però quella matrice popolare dei dischi precedenti. Riportando tutto a casa e guardando al passato, Rosapaeda esplora nuovi sentieri di ricerca sonora, accompagnata da un gruppo di strumentisti eccellenti nel quale spiccano certamente Eddi “Xedrom” Romano (piano, synth) che ha composto diversi brani del disco, oltre a curare gli arrangiamenti, e Dennis Bovell, (chitarra, voce e percussioni), padre del reggae londinese, che ha curato il mixaggio e supervisionato il lavoro in studio, nonché Carlo Gioia (sax), Pietro Gioia (tromba), Marco Baldari (basso), Guido Vincenti (batteria) e Pasquale Quero (chitarra). Quasi fosse un concept album, il disco ruota intorno al tema della donna, cantandone sofferenze e difficoltà, ma anche la loro forza creativa ed innovatrice. L’ascolto si apre con la splendida “Aliena” caratterizzata da un arrangiamento in crescendo con i fiati in grande evidenza, per passare all’incursione nel repertorio di Matteo Salvatore con la brillante resa de “Lu Bene Mio”. Si prosegue con due ottime composizioni inedite, l’intensa “Femmene” in cui spicca il testo in dialetto pugliese, e “Se” in cui spicca la partecipazione di Bovell, ma è con il canto in griko “Nia Nia”, riletto magistralmente da Rosapaeda che si raggiunge il vertice del disco. Quel gioiello che è “Tardi ormai” ci schiude le porte alla poesia di “Haiku – La Noche”, ma è la sinuosa “Voglio stare di più” a conquistare la palma del brano più coinvolgente dal punto di vista melodico. Sul finale arrivano lo strumentale “Uh”, una sperimentazione rumoristica di grande effetto, che funge come perfetta introduzione alla versione dub di “Voglio stare di più”, curata da Dennis Bovell ed Amedeo Vox. Insomma “Inna Differen Stylee” è un album dal sound fresco ed accattivante, caratterizzato da eccellenti intuizioni musicali, che nel loro insieme compongono un affresco molto fedele della creatività travolgente della cantante pugliese. 


Salvatore Esposito