Intorno a “Voci dello Spirito”. Intervista con Giovanni De Zorzi

All’interno del fitto cartellone musicale dell’edizione 2015 di MITO SettembreMusica, è contenuta l’importante sezione “Voci dello Spirito. Il suono nelle comunità religiose di Milano”, per la quale è in programma una nutrita serie di incontri, non soltanto musicali, a Milano, dal 9 al 20 settembre. Ne parliamo con uno dei due curatori, Giovanni De Zorzi, ricercatore di etnomusicologia al Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali (DFBC) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, e musicista (suona il flauto ney della tradizione ottomana-turca come solista o con l’Ensemble Marâghî).

Cos’è “Voci dello Spirito"? Perché questa sezione all'interno di MITO?
“Voci dello Spirito. Il suono nelle comunità religiose di Milano” è una sezione di MITO “Settembre Musica”, il grande festival che ogni settembre si snoda tra Milano e Torino. Sin dalla sua nascita nel 1978, quando si svolgeva solo a Torino e si chiamava “Settembre Musica”, la caratteristica principale del festival è stata quella di dare voce, con un approccio postmoderno molto cool e molto torinese, a tutti i generi di musica, senza distinzioni. Nella prospettiva di “Blogfoolk” va sottolineata l’importante sezione dedicata ogni anno a varie tradizioni musicali non europee, sempre seguita da un folto e curioso pubblico divenuto, nel tempo, un pubblico di appassionati, in barba a chi pensa che queste siano cose di nicchia. 
L’operazione era ben pensata: la direzione della sezione ‘etno’ veniva molto spesso affidata ad un etnomusicologo che aveva condotto ricerche nell’area prescelta; durante i giorni del festival usciva poi un’opera di approfondimento curata dallo stesso studioso che veniva pubblicata da Ricordi in un collana intitolata “Popoli e Musiche”, rimasta di riferimento. Ricordo al volo le pubblicazioni, e le rispettive edizioni del festival, curate da Giovanni Giuriati (2003 sulla Cambogia), da Laurent Aubert (2004 sul Kerala e l’India meridionale), da Jean During (2005 sull’Iran), da Trân Văn Khê (2006 sul Viêt-Nam), dallo stesso Enzo Restagno con W. Burde sulla Corea (2007), da Alain Weber (2008 sulle vie dei gitani), da Bonnie C. Wade (2009 sul Giappone), da…Giovanni De Zorzi (2010 Turchia) e infine da Emanuelle Honorin (2011 Haiti). Insomma, il festival, diretto sino ad oggi con polso fermo dall’acuto Enzo Restagno, univa musica conosciuta dagli studiosi sul campo e approfondimento scientifico. Se guardo alle varie cose che io stesso organizzo, spero che la lezione di MITO non sia andata perduta. Il mio rapporto personale con MITO è iniziato nel 2005, in occasione dell’appassionante edizione sull’Iran, e da allora è iniziata un’amicizia che dura a tutt’oggi con Restagno, Claudio Merlo, Laura Tori e con tutto il gruppo di lavoro di Torino, e più tardi di Milano (Luisella Molina, Carlotta e Francesca Colombo su tutti). Sia come sia, purtroppo l’edizione del 2011, dedicata ad Haiti poco dopo il terribile terremoto che aveva devastato l’isola, era stata l’ultima ad avere una sezione “etnica” che da allora era stata sospesa per i soliti motivi economici che affliggono il mondo, non solo quello della musica. Dopo un silenzio forzato di quattro anni, “Voci dello Spirito” è il ‘ritorno’ della sezione ‘etnica’ del festival, in uno spirito low cost e a chilometro zero. L’idea iniziale di Francesca Colombo è stata quella di far conoscere le tradizioni delle principali comunità religiose di Milano. Mi hanno chiamato verso il dicembre 2014 e mi son messo all’opera; sapevo che Ortensia Giovannini, dottoranda in Etnomusicologia, aveva lavorato sulle tradizioni degli armeni di Milano e l’ho chiamata ad aiutarmi, abbiamo così iniziato una ricerca fatta di telefonate, appuntamenti e ascolti che si è concretizzata nei sei incontri con le tradizioni sonore (esclusi protestanti e cattolici presenti altrove nel Festival) delle principali comunità religiose di Milano. 
Ad un certo punto ci siamo divisi i compiti, così che gli appuntamenti con la comunità armena e con il mondo ortodosso sono stati curati da Ortensia, mentre io mi sono occupato degli altri quattro incontri e della direzione complessiva. Quanto a questa, due idee mi hanno guidato sin dall’inizio: da un punto di vista molto alto, il tema del Suono con la ‘s maiuscola’, non umano, presente nelle varie tradizioni spirituali qui riunite che condividono, tutte, la concezione secondo la quale l'universo iniziò proprio con un suono o con il Verbo (Om, bereshit, fiat, kûn) che dalla pre-eternità porta all’inizio di quel Tempo che ci strattona sin qui. Da questo input pre-eterno è appassionante seguire le varie e diverse ‘risposte’ umane che si sono sviluppate nel rito, nell’estrinsecazione sonora di un testo sacro, spesso rivelato e di origine divina e le singole tradizioni sonore. La seconda linea guida è stata, invece, più di tipo antropologico/sociologico: i repertori di una singola tradizione spirituale hanno un forte valore identitario per quelle comunità che vivono nell’emigrazione o nella diaspora. E lo studio delle tradizioni sonore che risuonano nelle città italiane globalizzate è un tema nascente dell’etnomusicologia italiana: penso allo studio sulle comunità religiose di Roma condotto da un gruppo di giovani, coordinato da Serena Facci, dell’università di Tor Vergata, e penso alle due ricerche di dottorato in corso all’università La Sapienza, quelle di Ortensia Giovannini sulle pratiche musicali della diaspora armena, e di Maria Giuliana Rizzuto sulla trasmissione del canto liturgico copto in Italia: in questo senso “Voci dello Spirito” è l’espressione di una tendenza in corso e, allo stesso tempo, l’inizio di un percorso di ricerca nell’area milanese.

Cosa prevede il programma?
Più che a dei concerti, con tutte le gigionerie del caso e con l’equivoco rapporto frontale interpreti/pubblico, penso (ed invito) a degli ‘incontri di ascolto’ nei quali una data comunità condivide con i partecipanti la propria essenza. Nel tipico spirito educational di MITO, i vari incontri saranno preceduti da una tavola rotonda introduttiva, coordinata da chi ti parla, che si terrà il 9 settembre all’Arena Civica Gianni Brera alla quale parteciperanno tutti i rappresentanti delle varie comunità. Tutti gli incontri si terranno al teatro Out Off, inteso quasi come uno spazio ‘altro’, non connotato, come un “non luogo”, e si terranno sempre alle 21.30. 
Si comincia così il 9 sera con le tradizioni ebraiche, rappresentate da rav Elia Richetti e da rav David Sciunnach alla voce e al corno shofar per la tradizione italiana (in sé un misto di influenze sefardite e ashkenazite), da Raffaele Wolkowiez per la tradizione ashkenazita e dall’ottantenne Henri Maknouz per la tradizione sefardita orientale libanese. Si continua l’11 settembre con le tradizioni buddhiste presenti a Milano con l’Istituto Kunpen Lama Gangchen, il Monastero zen Ensoji “Il Cerchio” e il tempio buddhista Lankaramaya. Il 13 settembre è la volta della tradizione armena che risuona grazie a Syuzanna Hakobyan e Ani Balian, entrambe mezzosoprano; grazie al Coro della Chiesa dei Santi Quaranta Martiri con Ani Martirosyan al pianoforte e si conclude con il Project NUR: Rosy Anoush Svazlian (voce) e Andrea Manzoni (pianoforte). 
Il giorno dopo, 14 settembre, entriamo nel mondo delle comunità cristiano ortodosse milanesi con il coro della Chiesa Ortodossa Russa di via San Gregorio e al coro della Diocesi Cristiana Copta Ortodossa di Milano. Si prosegue il 16 settembre con un incontro che unisce la cantillazione del Corano, grazie ad Muhannad al-Gilânî, in rappresentanza simbolica di tutte le comunità islamiche presenti a Milano seguito dalla cerimonia di dhikr dei dervisci Halvetî-Jerrahî. Il 20 settembre, infine, la sezione si conclude con la tradizione induista, presente con monaci (samnyasin) del monastero Math Gitananda Ashram, con le danzatrici della Talavidya Academy (stile kuchipudi), con Ashanka Sen al sitar, con l’attrice Puja Devi, con le soliste Atmananda (danza stile kuchipudi) e Marianna Biadene (danza stile bharatanatyam). L’appuntamento è in collaborazione con l’Unione Induista Milano Dharma Seva. Beh, ormai ci siamo, sto finendo la valigia che mi guarda stranita e…benvenuti a Milano!

Intervista raccolta da Ciro De Rosa