Gilmore & Roberts – Conflict Tourism (GR! Records, 2015)

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Partito con il debutto folgorante di “Shadows & Half Light”, nel 2008, il duo inglese ha conosciuto l’ebbrezza della fama con le nomination ai Folk Horizon Award di BB2 e con le lusinghiere recensioni dei successivi due album (“Up from the Deep”, “The Innocent Left”). Insomma, nello spazio di un lustro i due ex studenti del Leeds College Of Music si sono imposti come acclamata new entry nell’onda nu folk britannica. La violinista Katriona Gilmore mette tra le sue principali influenze violinistiche da un lato Joe Broughton e Nancy Kerr, dall’altro il nuovo bluegrass di Nickel Creek ed Alison Krauss. E si sente! Da parte sua, Jamie Roberts proviene da una famiglia di musicisti e ha una sorella maggiore, Kathryn, che è una già affermata stella folk. La coppia è molto attiva nei circuiti live e impegnata in differenti progetti, Gilmore con la rinnovata The Albion Band, Roberts con i Kerfuffle. Giunti ora al quarto capitolo discografico, Katriona (da Knebworth, nell’Hertfordshire, voce, mandolino, violino, viola) e Jamie (da Barnsley, nel Sud Yorkshire, voce, chitarra acustica ed elettrica, batteria, percussioni, programmazione) si confermano personalità di rango nel song-writing, ma anche musicisti e cantanti di ottima levatura, plasmando un disco a cavallo tra folk contemporaneo, perfino troppo perfettino e studiato, che non manca di quella sensibilità pop che ha fatto la fortuna di Seth Lakeman (di cui, tra l’altro, Kathryn ha sposato il fratello Sean). L’album vanta la produzione di Mark Tucker (anche alla programmazione) e si avvale, come complici, di Matt Downer (contrabasso, basso elettrico, voce), Phil Henry (lap steel in “Jack O’ Lantern”, dobro e lap steel in “She Doesn’t Like Silence”) e James ‘Hutch’ Hutchinson (della band di Bonnie Raitt al basso in “Jack O’ Lantern”). 
I due si dividono la paternità delle composizioni (cinque sono firmate da Gilmore, sei da Roberts). Conservando la predilezione per lo story-telling, il duo raccoglie temi e conflitti intimi e universali (le liriche sono scaricabili dal loro sito). Così presentano, nelle note ufficiali per la stampa, il titolo e l’idea alla base di “Conflict Tourism”: «Il conflitto è universale - tutti, ovunque, lo sperimentano ogni giorno, nelle sue forme più piccole. Ci piaceva l'idea di essere guide turistiche attraverso un campo minato di differenti decisioni e situazioni drammatiche», spiega Katriona. «E le guide turistiche brave provano passione per ciò che mostrano. Non sono distaccate dall’oggetto. È qualcosa di personale: sono persone e storie. Questo è il punto di partenza per ciascuna canzone», aggiunge Jamie. Si apre subito con l’hit “Cecilia” (di cui è stato prodotto un video): potente motivo folk-pop – di quelli che entrano in testa subito e non ti lasciano più – dove a mandolino, chitarra suonata con tecnica lap-tapping, e voci armonizzate fa da contraltare il drum programming. Ti prende subito “Jack O’ Lantern”, brano in chiave folk-rock, ma fresco e aggiornato nell’impianto ritmico. Lo slow mood country “She Doesn’t Like Silence” cede il passo alla più robusta ballad “Selfish Man”. Sale la tensione con la vena rock in “Stumble On The Seam”, mentre si impongono le nude voci, poggiate su bordone elettronico preceduto da un filo di chitarra, nella magnetica “Balance /Imbalance”. Si riparte in chiave folk elettrica in “Peggy Airey” ispirata a Margaret Maggot, popolare figura di buon auspicio che si incontrava nelle strade dell’ottocentesca mining town Barnsley. Seguono ancora una calda folk ballad, “Time Soldiers On”, e la tenera “Peter Pan”, per voci, mandolino, chitarra e contrabbasso, scritta da Roberts in memoria di un suo cugino scomparso. Cambio di registro in un altro pezzo forte del disco, che è “Warmonger”, in cui Gilmore e Roberts sorprendono ancora l’ascoltatore, sviando dai canoni folk, con un arrangiamento essenziale costruito su incessante ritmo di battito di mani, percussioni, contrabbasso, mandolino, voce e cori, laddove la scaletta termina con l’acustica “Ghost of a Ring” (voce di Katriona, mandolino e chitarra), dalle venature country. 


Ciro De Rosa