Sa trumba nella Rassegna del coltello sardo, Dorgali (Nu), 8-9 Agosto 2015

Alle pendici dei monti calcarei Bardia e Tului si è sviluppata Dorgali, rinomata meta culturale e turistica. Basterà ricordare che nel suo territorio si trovano i villaggi nuragici di “Tiscali” e di “Serra Orrios”, la tomba dei giganti detta di “S'Ena e Thomes”, le numerose cavità carsiche (tra cui la nota “Grotta del Bue Marino”) e il sito balneare di Cala Gonone, dove si è appena conclusa la ventottesima Rassegna del Festival Jazz (29 luglio-2 agosto). L’otto e il nove agosto, a Dorgali, si è svolta la terza Rassegna del coltello Sardo denominata “Sa Resorza” (il coltello a serramanico), istituita per ricordare  Gianfranco Spanu, giovane coltellinaio deceduto nel 2012. Quarantasette gli artigiani invitati. Decisamente pregevoli i manufatti presentati dai differenti coltellinai, sui quali scriveranno con adeguata competenza gli specialisti del settore. Noi evidenzieremo alcuni aspetti musicali della Rassegna durante la quale abbiamo dialogato con un anziano fabbro locale, noto anche per la costruzione della “trumba”, lo scacciapensieri secondo la denominazione locale. Lillinu (diminutivo di Costantino) Piredda ha oggi ottantatré anni. Gioviale di carattere, sin da piccolo ha imparato a lavorare il ferro presso la bottega di famiglia, situata nel rione di “Gonare”. 
Utile il suo chiarimento introduttivo: “… quando io ero bambino il fabbro lavorava sempre, giorno e notte, perché in passato, per un motivo o per l’altro, tutti avevano bisogno di lui. Per la porta, le chiavi, gli attrezzi agricoli, gli zoccoli per i cavalli, la ferratura dei buoi, gli utensili casalinghi, etc... Sa trumba era uno strumento giocattolo costruito per i bambini, ma particolarmente richiesto anche dai pastori che spesso dovevano passare lunghi periodi in campagna per accudire il bestiame”. Tziu Lillinu ha operato come fabbro e idraulico fino ai primi anni Sessanta, poi è stato assunto presso l’Ente dell’Acquedotto. Nel 1997 ha maturato la pensione, ma nei decenni non ha mai perso la passione per i lavori manuali, dedicando una particolare attenzione alla costruzione de “sas trumbas”. 
 Ha ricordato che durante la sua infanzia il principale costruttore era Pedru Simone, noto “mastru ’e ’erru” (maestro del ferro, cioè fabbro) locale: “Il grosso della produzione è comunque iniziata nel dopoguerra, con l’avvento del turismo e lo sviluppo dell’artigianato locale. In tanti ancora mi richiedono sas trumbas, ma io sono in pensione e non sono in grado di soddisfare le richieste, ma ciò che conta è costruire con serietà e passione, che è un po’ la caratteristica che contraddistingue tutti i Piredda compresi i miei nipoti Pietro Paolo e Ignazio che, a loro vota, hanno imparato a lavorare dal padre Antonio, raffinato artigiano. Loro sono particolarmente bravi perché sanno ben adattare lo strumento alle tonalità”. Abbiamo richiesto informazioni circa i giovani aspiranti costruttori dorgalesi. Sorridente, tziu Lillinu ha spiegato di aver più volte aperto il suo laboratorio ad apprendisti, dicendo loro: “Guardate, osservate bene e imparate… Però avrebbero voluto imparare tutto in breve tempo, per cui all’atto pratico - dopo poco - smettevano di frequentare il laboratorio. Con il risultato che di giovani costruttori di “trumbas” dal mio laboratorio non ne sono stati formati. Comunque, anche grazie ai miei nipoti, la tradizione dei Piredda fabbri di trumbas, per il momento, è assicurata”
Sebbene punto di riferimento della Rassegna “Sa Resorza”, avendo di loro già scritto in saggi e articoli (Si vede l'articolo "Scacciapensieri in Sardegna"), non ci dilungheremo su Pietro Paolo e Ignazio Piredda i quali, con encomiabile costanza, continuano la propria opera di divulgazione a favore della “trumba”. Regolarmente vengono invitati in manifestazioni nelle quali si presentano con gli strumenti di lavorazione ereditati dal nonno (Pietro) o dal padre (Antonio). Davanti ai presenti forgiano i materiali ferrosi, fino a costruire il telaio nel quale viene inserito “su limbeddhu” (la lamella vibrante) in un apposito canale a forma di coda di rondine. Tra un battito e l’altro di martello, al bisogno, diventano “professori di strada”, illustrando didatticamente o rispondendo alle domande del pubblico. È da ricordare che entrambi sono apprezzati suonatori popolari oltre che di “trumba” anche di launeddas, fisarmonica, organetto da bocca e chitarra. Sulla scorta di ricerche etnomusicali, a breve, si spera possa essere pubblicato un loro cd, al quale stanno lavorando da tempo, con l’intento di associare il suono della “trumba” a quello di diversi strumenti musicali della tradizione sarda. Alla Rassegna “Sa Resorza”, abbiamo pure approfondito la conoscenza del coltellinaio Edilio Vacca, di Nuoro, i cui genitori sono originari di Simaxis (OR). Ha raccontato di essere un appassionato di musica sarda e di suonare per diletto l’armonica a bocca e, al bisogno, “sa trunfa”, che costruisce da alcuni anni avendo come modello di base proprio quella dei Piredda. Non è questo l’ambito per entrare nel merito delle qualità strumentali, tuttavia rileviamo che Vacca non possiede una tradizione ferraia alle spalle e, in questo contesto, si considera un autodidatta. Tuttavia, avendo lavorato per decenni in diversi settori tecnologici, possiede ampia conoscenza dei meccanismi automatici e manuali. 
Lo scorso anno, ha messo a punto un prototipo di “trunfa” che ha denominato “sa nugoresa” (la nuorese), per valorizzare il capoluogo nel quale è sempre vissuto. Rispetto al modello tradizionale, Vacca ha integrato due parti meccaniche, una di regolazione l’altra di fissaggio. Tali innovazioni permettono il controllo manuale dei due rebbi dello strumento i quali, se non distanziati ad arte, rischiano sempre di confliggere con il movimento della linguetta vibrante (“toccat a ferru”, sfrega sul ferro, dicono gergalmente i suonatori locali). Altro vantaggio dello strumento è quello di poter cambiare il “limbeddhu” su uno stesso telaio oppure di spostarlo inferiormente, in modo da alterare l’altezza della frequenza di vibrazione. Durante la conversazione con il signor Vacca stava al suo fianco un attento e vispo nipotino, Matteo, il quale pare stia già iniziando ad apprendere i segreti del mestiere del nonno e questo fa ben sperare per il futuro. In tale contesto, desideriamo evidenziare che anche a fianco dei Piredda operava il figlio di Ignazio, Roberto, prossimo alla laurea in ingegneria il quale si ritiene potrà dare un importante contributo per la diffusione tecnologica e didattica dello strumento, utilizzando adeguati software informatici o scrivendo scientificamente in termini acustici. 
Seppur brevemente, pare utile evidenziare che gli organizzatori della Rassegna dei coltellinai, oltre a quello previsto per i costruttori di “trumbas”, hanno programmato altri spazi musicali per le esibizioni serali dei suonatori popolari (tra cui Orlando Maxia e il figlio Eliseo, Launeddas; Bruno Camedda, Fisarmonica, Tore Delussu, Organetto) e dei Gruppi invitati al concomitante “Festival Internazionale del Folclore”: Gruppi provenienti dall’Ucraina, dalla Colombia, dal Sud Africa e dalla Sardegna (Ghilarza “Onnigaza”; Fonni, “Su Connottu”, canto a tenore; Florinas, “Figulinas”). Le manifestazioni artigianali e musicali organizzate dall’Associazione per le Tradizioni Popolari “Tiscali-Dorgali” sono state seguite da un vasto pubblico e da numerosi turisti (di solito, nel periodo estivo quadruplicano la popolazione locale). Ciò che abbiamo positivamente riscontrato è una diretta attenzione alla Rassegna e al Festival del Folclore da parte degli Amministratori locali, nelle cui intenzioni è sembrato prioritario dare rilievo alla cultura popolare locale, in stretto raccordo con quelle di altre comunità sarde e internazionali, avendo presente che il paese, storicamente ad economia agro-pastorale, nell’ultimo secolo è divenuto centro di rilievo per la lavorazione dell’oro, del ferro e per l’artigianato del cuoio, della ceramica e dei tappeti. Da parte nostra l’auspicio che il Comune di Dorgali, già dal 2016, riesca a sponsorizzare un’olistica “Rassegna dello Scacciapensieri”, in parallelo inaugurando in loco un permanente multifunzionale Museo ad esso dedicato che, se concepito con criterio, come etnomusicologi siamo certi potrebbe in breve divenire fiore all’occhiello per la promozione della tradizione strumentale popolare internazionale. Come si dice da queste parti, a s’annu nou, all’anno nuovo, auguralmente brindando con del rinomato vino locale. 

Paolo Mercurio
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