Carpino Folk Festival XX Edizione, Carpino (FG) 3-9 Agosto 2015

Si è appena conclusa una esplosiva ventesima edizione, tutta al femminile, del Carpino Folk Festival, di cui Blogfoolk è media partner, intitolata a Damatira, la dea Demetra, dea delle messi, della terra, dei raccolti e della fecondità, il cui culto antichissimo è testimoniato, sul promontorio del Gargano, da una stele del IV o III secolo a.C. ritrovata a Vieste. A partire dal 3 agosto, un nutrito programma di iniziative ha invitato i partecipanti alla conoscenza di questo territorio dell’Italia Meridionale, crocevia di scambi, cultura e musica, nell’intersezione tra Oriente e Occidente. Il Gargano è il luogo dove si sono sviluppate forme originali di danze e musiche popolari, studiate negli anni Cinquanta del secolo scorso dagli etnomusicologi, e diventate ben note su larga scala negl’anni Settenta, grazie alla riscoperta di un brano come “Tarantella del Gargano” da parte di Roberto De Simone con la Nuova Compagnia di Canto Popolare ed al lavoro di Eugenio Bennato con Musicanova. Portatori della tradizione, i Cantori di Carpino hanno svolto da sempre un ruolo determinante nella conservazione, riproposizione e valorizzazione delle forme musicali, ed oggi, attraverso gli anziani ancora in vita, costituiscono un anello fondamentale del Festival, quello del raccordo con le nuove generazioni. 
L’Associazione Carpino Folk Festival, organizzatrice del progetto festival, proponendosi anche come forza motrice del territorio in cui si svolge (area a vocazione agricola che annovera fave, olio extravergine d’oliva e gustosi formaggi tra i suoi prodotti principali), ha stretto alleanze sul territorio con diverse realtà come il Gruppo di Azione Locale, il Parco Nazionale del Gargano e le Ferrovie del Gargano. 
In questo se nso, ci è sembrata particolarmente calzante la scelta di inaugurare il festival lunedì 3 agosto a bordo di un treno delle Ferrovie del Gargano, volano perfetto per far conoscere le specialità e le peculiarità culturali del luogo. Alle ore 19,12, infatti, la rassegna ha preso ufficialmente il via con “Cantar Viaggiando”, progetto speciale che ha consentito al folto pubblico, presente sul convoglio, di godere non solo dello splendido panorama della Capitanata, ma anche delle performances ideate espressamente per il Folk Festival da storici dell'arte, antropologi, giornalisti, attrici e dai musicisti come Giuliana De Donno, Quintana Ensemble, Redi Hasa, Maria Mazzotta e Matteo Cantamessa. Sempre nello stesso giorno hanno avuto inizio le attività collaterali del festival per esplorare la conoscenza e le caratteristiche della musica, del ballo e degli strumenti musicali tradizionali con i laboratori di tamburello, canto e chitarra battente, tarantella e scherma di Carpino, antropologia e balli dell'Appennino Bolognese, con docenti d’eccezione come Antonio Marotta, Salvatore Villani, e Dina Staro. 
Parallelamente, nel centro di Carpino, si sono tenute attività di grande spessore colturale come la presentazione del libro “Roberto Leydi e il Sentite buona gente” con l’autore Domenico Ferraro, docente dell’Università di Roma, e Maurizio Agamennone dell’Università di Firenze, e la conferenza sul culto della Madre terra con studiosi ed etnomusicologi. Non sono mancati anche concerti della tradizione con le voci di Giovanna Stifani che ha interpretato il repertorio del violinista terapeuta delle tarantate Luigi Stifani; Le cantatrici di Ischitella in “Matre del Creator”; Angela Dell’Aquila con i brani della tradizione albanese d’Italia; Mariella Brindisi che ha condotto il pubblico alla scoperta dei canti della Valle del Fortore; ed, infine, Dina Staro con I suonatori della valle del Savena. Tutte queste donne, protagoniste della musica di tradizione, sono state premiate nel corso della serata per la loro attività. Di grande interesse è stato, poi, reading alla Madre Terra in versione dub, ed un momento dedicato al teatro con lo spettacolo di teatro-canto di Caterina Pontrandolfo “Cantar per terre - Tessitura di voci e canti delle donne d’Arneo”, un canzoniere del mondo femminile del Salento. 
Dal 7 al 9 agosto si sono tenuti nove grandi concerti - tre ogni sera - in piazza del Popolo, nel cuore di Carpino, stretta tra le case e la chiesa di San Cirillo. Aspetto tutt’altro che secondario: il Carpino Folk Festival propone tutte le iniziative (laboratori a parte) ad ingresso libero. Si è assistito ad una partecipazione di pubblico straordinaria e intergenerazionale, dai più giovani, sotto il palco a ballare a ritmi travolgenti, alle persone più agèe, desiderose di ascoltare, accomodate sulle sedie sul terrazzo e sui gradini dello scalone davanti alla chiesa. Nel corso delle serate, tra un concerto e l’altro, un veloce cambio palco per mantenere alta l’attenzione ed il coinvolgimento, con musica che, a partire dalle 22, è andata avanti fin quasi alle due del mattino. La serata del 7 agosto, è stata aperta dai Bufù di Sepino dal vicino Molise, un gruppo di suonatori di bufù, triccheballacche e castagnette, diretto energicamente da una ragazza e completato da due giovanissimi all’organetto. La particolarità del gruppo è l’utilizzo dei bufù, strumenti costituiti da una botte con il lato superiore aperto su cui viene tesa una pelle, al centro della quale viene inserita una canna che, strofinata con un panno umido, mette in risonanza la botte producendo un cupo suono caratteristico. La loro performance coinvolgente e di grande impatto è stata caratterizzata dalla riproposizione di serenate e delle maitunate della notte di Capodanno della tradizione sepinese. 
A seguire, dopo un rapido cambio di palco, il progetto “A sud del Mondo” con protagonisti Raffaello Simeoni, Massimo Cusato e Giuliana De Donno, i quali hanno proposto un ampio e fascinoso excursus musicale dalla musica celtica, con rielaborazioni di brani tradizionali irlandesi, alle tarantelle del sud d’Italia. Protagonista del concerto è stata certamente l’arpa della De Donno, nelle sue diverse declinazioni, con l’utilizzo di quella viggianese che accompagnava i musicisti girovaghi, e l’arpa venezuelana con cui si è approdati alla musica di oltre oceano quella sudamericana. All’interno di questo suggestivo progetto si sono innestati diversi brani del sud d’Italia, cantati dalla splendida voce di Raffaello Simeoni, il quale si è alternato anche tra diversi strumenti spaziando dalla chitarra all’organetto. Ad ampliare ulteriormente la ricchezza di suoni dell’ensemble sono stati due ospiti d’eccezione Arnaldo Vacca alle percussioni ed al canto, e Federica Santoro al violoncello ed alla lira calabrese. Sonorità brillanti, e ritmi incessanti, hanno condotto ad un finale che ha coinvolto completamente il pubblico, con i sonetti della “Tarantella del Gargano” per l’occasione interpretata dal giovane Piero Manzo. L’ultimo concerto della serata ha visto esibirsi Rosalia De Souza con il Quintetto X, una formazione di classe per un’esibizione di ottimo livello nel corso del quale la cantante brasiliana, nata a Rio do Janeiro e trasferitasi giovanissima in Italia, ha interpretato brani di musica brasiliana degli anni Sessanta mostrando eccellenti doti vocali e di interpretazione. 
 Il fil rouge della manifestazione ha continuato a dipanarsi anche nella serata dell’8 agosto con i concerti di Faraualla, Triace e A-wa, ancora tre formazioni che vedono assolute protagoniste le donne. Le Faraualla hanno interpretato una selezioni di brani del loro repertorio con particolare attenzione al loro ultimo e bellissimo lavoro “Ogni male fore”, raccolta di formule di guarigione tra il sacro e il profano, medicina popolare in cui vengono invocati i Santi e Gesù Cristo per risolvere diversi guai, dalle punture di tracina ai dolori. Particolarità della formazione barese è il canto a cappella delle quattro front-women le cui espressive e duttili voci vengono utilizzate anche come strumento musicale, quasi sempre con la sola presenza di basso, batteria e percussioni. La loro interpretazione raffinata e coinvolgente ha fatto percepire l’energia e la potenza del potere femminile come potere terapeutico. A seguire è salita sul palco la formazione salentina Triace, ovvero Emanuela Gabrielli, Angela Albanese (in sostituzione di Alessia Tondo) e Carla Petrachi. Le tre giovani cantanti hanno interpretato in chiave jazz alcuni brani tradizionali della musica del tacco d’Italia, con l’ausilio di Marco Rollo al piano elettrico. 
Sebbene, a tratti, siano sembrate un po’ incerte, forse a causa del pubblico troppo esuberante, la loro performance è stata senza dubbio intensa ed apprezzata anche dal pubblico che ha accompagnato il loro canto con danze scatenate sotto al palco. La serata si è chiusa con il set delle A-wa, trio yemenita composto dalle sorelle Tair, Liron e Tagel, le quali hanno proposto brani della tradizione della loro terra (tramandata ancora oralmente dalle sole donne) con arrangiamenti che hanno spaziato dalla musica elettronica all’hip-hop con uso di tastiera, basso, chitarra elettrica e batteria. Il risultato è un coinvolgente e gradevole elettro-folk arabo che ha invitato alle danze fino a notte fonda. Le A-wa hanno al loro attivo un CD prodotto da Tomer Yosef dei Balkan Beat Box, che uscirà tra qualche mese in Europa. A margine della serata dell’8 agosto c’è anche stata la premiazione del video 2014 per il concorso intitolato a Rocco Draicchio, percussionista e fondatore degli Al Darawish prematuramente scomparso, e il cui merito è quello di aver operato per valorizzare il prezioso patrimonio musicale di Carpino attraverso l’idea di un folk festival. “Questo festival è nato vent’anni fa dal desiderio di far conoscere l’identità del nostro territorio e delle nostre tradizioni musicali. Vogliamo mantenere e valorizzare la nostra cultura”, ha affermato Luciano Castelluccia, vulcanico direttore artistico della manifestazione, al quale abbiamo chiesto un breve commento. 
“Gli anziani cantori di Carpino sono quasi tutti scomparsi, bisogna passare il testimone ai giovani e il nostro festival serve anche a questo. Per questo motivo per noi è fondamentale il rapporto intergenerazionale”. E ancora: “Tra i nostri obiettivi c’è anche quello di diventare, in futuro, il Festival del Gargano, attraverso la valorizzazione di tutto il territorio, cercando di coinvolgere anche i paesi vicini. Per quanto riguarda i costi, dato che gli eventi della manifestazione sono quasi tutti gratuiti e presentano una ramificazione piuttosto articolata ed il costo complessivo per tutti gli eventi si attesta a poco meno di 120.000 euro, i fondi necessari in buona parte provengono dai fondi comunitari attraverso la Regione Puglia, apporti minori da altri enti e, più in passato che oggi, da qualche piccolo sponsor privato”. E, a proposito di Madre terra e di raccolti, per quanto abbiamo potuto osservare, la ventesima edizione ha potuto mietere abbondanti messi, frutti generosi del lungo lavoro di semina e di intensa ed operosa attività ventennale, tesa a coinvolgere sempre tutto il territorio e la popolazione attraverso iniziative di alto profilo. Particolarmente apprezzata da chi scrive l’idea di costruire un Festival intorno alla figura della donna che così tanti apporti ha dato alla musica popolare di tutto il mondo, sia come figura ispiratrice –madre, nutrice, guaritrice, lavoratrice, sfruttata, sottomessa ma anche ribelle- che attraverso le musiciste, le compositrici e tutte le artiste che l’hanno incarnata. 



Carla Visca
Foto di Giuseppe Porcaro