Gidon Kremer/Kremerata Baltica – New Seasons (Deutsche Grammophon, 2015)

Considerato uno dei più grandi violinisti della nostra epoca Gidon Kremer nel corso della sua peculiare carriera si è dedicato non solo alla reinterpretazione del repertorio classico spaziando da Antonio Vivaldi a Joan Sebastian Bach, ma anche a quello contemporaneo rileggendo le composizioni di Astor Piazzolla, Philip Glass, Vladimir Martynov, Alfred Schnittke, Lera Auerbach, Arvo Pärt, Roberto Carnevale e John Adams. L’originale approccio stilistico, la personale tecnica strumentale e la profondità interpretativa con cui approccia ogni esecuzioni non sono passate mai inosservate, così come le scelte artistiche che da sempre si stagliano completamente fuori dal mare magnum del conformismo. In quest’ottica va letto anche il suo nuovo lavoro “New Seasons” inciso con Kremerata Baltica, orchestra giovanile dal nome appetitoso come un dolce dell’Europa dell’Est, con cui da qualche anno porta avanti un discorso che fa ben sperare circa lo svecchiamento del repertorio classico. Non è un caso, infatti, che insieme a loro, il violinista si diverte a perlustrare angoli di repertori inesplorati, introducendo nella sua visione orchestrale strumenti come il vibrafono. “New Seasons”, che segna anche il ritorno alla Deutsche Grammophon, vede il violinista lettone alle prese con una sorta di concept legato al tema delle stagioni, che vengono celebrate attraverso il loro continuo alternarsi, e il loro ritmo implacabile spaziando dal minimalismo delle “Quattro Stagioni Americane” di Phillipp Glass, alla “Ninna Nanna Estone” di Arvo Pärt, fino a toccare l’intensa “Ex Contrario” di Giya Kancheli. “Yumeji's Theme” di Shigeru Umebayash, è un omaggio alla musica da film giapponese ma è anche un modo superbamente trasversale per chiudere il disco. Quello che emerge dall’ascolto di questo disco è la percezione di una musica necessaria e splendidamente piena di dinamica, e caratterizzata da una infinita varietà di nuances sonore, qualcosa che nell’incedere pesantemente ritmico di buona parte della musica di consumo si perde. Insomma, questo è uno di quei dischi che fanno titillare le corde dell’anima.


Antonio "Rigo" Righetti