Alberto N.A. Turra/Tubogolfer Duo(s) - Azimuth (Felmay Records, 2015)

Apprezzato chitarrista con alle spalle esperienze musicali diversificate (Roy Paci-Corleone, Mamud Band, Giovanni Venosta, Kabikoff , Piepaolo Capovilla), Alberto N.A. Turra da qualche anno porta avanti il Turbogolfer Duo(s), personale progetto artistico incentrato sul binomio chitarra/batteria, e volto essenzialmente alla ricerca sonora trasversale che lo vede spaziare dal jazz al post-rock, dall’avantgarde alla world music. Il suo nuovo album “Azimuth”, ponendosi in continuità stilistica con i precedenti “Secret of a perfect golf swing” e “Lamentazioni per la Piave”, allarga il raggio d’azione a livello concettuale sviluppandosi intorno al tema della ritualità iniziatico/spirituale legata ai punti cardinali. Registrato nell’arco di tre giorni nell’aprile del 2014 presso l’Argomm Teatro di Milano, il disco raccoglie dodici brani nati dallo studio di culture e tradizioni differenti, da riti ancestrali come quelli dei Druidi, degli Sciamani e dello Yoga, e caratterizzati da atmosfere ora vicine al jazz evocativo di Bill Frisell ora al ruvido approccio post-rock dei Mogway. “Azimuth” è, dunque, il frutto di un lavoro intenso di ricerca compositiva ed improvvisativa, come dimostra l’alternarsi durante le sessions di ben sei batteristi differenti, che caratterizzano ogni brano con le loro peculiarità stilistiche. Se ad un primo ascolto “Azimuth” appaia decisamente orientato verso il rock, andando più a fondo si scopre come Turra abbia ben chiaro l’obbiettivo di esplorarne le interazioni con il jazz, e non è un caso che molti dei brani prendano ispirazione proprio da uno dei capolavori del jazz-rock ovvero “Bitches Brew” di Miles Davis. “Dal punto di vista umano, spiega Turra, mi è sembrato molto giusto e molto bello fare quella cosa che fece Miles Davis per John McLaughin o Bill Frisell per Ron Carter: scrivere un brano e intitolarlo col nome del musicista, molto più che una dedica, una sorta di outing. A questo punto, risolte come dire le questioni affettive e di stima artistica, mi è stato chiaro cosa stava succedendo dal punto di vista esoterico: stavo costruendo un mandala. E lo stavo facendo nel modo più arcaico e potente, posizionando ogni batterista in un punto cardinale (nord, est, sud, ovest, zenith, nadir)”. Il disco parte da Sud con la brillante rilettura di “Platypus” di Ben Allison in cui spicca il dialogo perfetto con la batteria di Marco Cavani, per poi indirizzarsi verso Ovest con la altrettanto sorprendente versione di “Resolution” di John Coltrane nella quale la chitarra di Turra si confronta con l’eclettico drumming di Toni Boselli. Si fa rotta prima verso Nord dove incontriamo dietro ai tamburi Sergio Quagliarella per il brano omonimo, e poi verso Est in cui brilla la superba resa del traditional balcanico “Ederlezi” in cui la chitarra di Turra è accompagnata da Alberto Pederneschi alla batteria. Se a rappresentare il Nadir è quel gioiello di “Wights Waits For Weights” di Steve Coleman, lo Zenith è affidato a Tato Vastola con il brano omonimo. La seconda metà del disco ripropone il viaggio da Sud (“Marco Cavani”) verso Ovest (“Toni Boselli”) fino a condurci a Nord in cui scopriamo la suggestione della ninna nanna berbera “Atas Atas Amimmi” che ci conduce verso il finale spaziando ancora da Est (“Alberto Pederneschi”) al Nadir (“Andrea Rainoldi”) per giungere alla conclusione con la potente versione di “Fire” di Jimi Hendrix. Giocando tra riferimenti esoterico-spiritualisitici e celebrazioni di artisti di riferimento, Turra, ci ha regalato un disco sorprendente che svela tutte le potenzialità espressive del duo chitarra e batteria. Oltre all’ascolto del disco, consigliamo anche la visione del documentario di Valeria Allievi, “Let Me Stand Next To Your Fire” che cattura le immagini delle sessions di registrazione di “Azimuth”. 


Salvatore Esposito