Malcom Holcombe - Pitful Blues (Gypsy Eyes Music/I.R.D., 2014)/The RCA Sessions (Proper/I.R.D., 2015)

Quando nel 1999 Malcom Holcombe diede alle stampe il pregevole “A Hundred Lies”, che segnava il suo debutto su una major dopo l’esordio con “A Far Cry From Here” di cinque anni prima, fu subito chiaro che il suo talento l’avrebbe portato lontano. Tuttavia l’improvvisa caduta nella spirale dell’alcool e della depressione gli ha impedito di riscuotere il successo che avrebbe meritato, e questo nonostante abbia continuato con regolarità a pubblicare dischi. Solo negli ultimi anni, grazie all’aiuto della sua famiglia e di un gruppo di amici è riuscito a vincere i suoi fantasmi interiori e a cominciare una lenta fase di risalita, segnata dalla pubblicazione di due ottimi album come “To Drink The Rain” del 2011 e “Down The River” del 2012. Non può che essere, dunque, un piacere ritrovarlo alle prese con “Pitful Blues”, decimo album in carriera, nel quale ha raccolto dieci brani nuovi di zecca che segnano l’inizio definitivo di una nuova fase della sua vita artistica. Rispetto ai precedenti lavori, si ha la netta sensazione di essere di fronte ad un cantautore giunto alla piena maturità artistica, in grado di fare i conti non solo con la propria esistenza, ma anche con il proprio talento. Sebbene la cifra stilistica rispetto al passato sia rimasta invariata, con i brani caratterizzati da sonorità prettamente folk-blues, ciò che emerge sin dal primo ascolto è come Holcombe riesca a raccontarsi a cuore aperto e senza filtri, mettendo a nudo la propria interiorità e le proprie esperienze di vita. Ogni brano è così un frammento di vita, impastato nel dolore e nella sofferenza, in cui di tanto in tanto fa capolino la speranza in un futuro migliore. Ad imprimere ancor più intensità al tutto, è la scelta di registrare il disco in presa diretta tra lo studio di Tulsa e la sua casa di Swannanoa, sotto l’attenta guida del produttore Jared Tyler. La voce intensa di Holcombe ci conduce attraverso i drammi dell’esistenza, la malinconia dei ricordi, e la desolazione della solitudine, che permea brani come la pregevole “Savannah Blues”, la poetica “Roots” e la sofferta “By The Boots”. Non manca qualche bella sorpresa come nel caso dell’honky-tonk di “The Music Plays On”, o nel rock-blues di “Sign For A Sally”, o ancora dell’appalachian folk di “Words Of December”, ma il vero vertice arriva con quel gioiello che è “Another Despair”, che suggella un disco prezioso, da ascoltare con la stessa attenzione con cui si legge un libro di poesie. 
La rinascita artistica di “Pitful Blues” ha spinto Malcom Holcombe a mettere di recente ordine anche nel suo repertorio precedente, dando alle stampe “The RCA Sessions”, disco antologico che raccoglie sedici brani pubblicati tra il 1994 e il 2014 reincisi per l’occasione presso il leggendario RCA Studio B di Nashville, con una band di tutto rispetto in cui, oltre al produttore Jared Tyler (chitarre elettriche, dobro, lap-steel), spiccano Dave Roe (contrabbasso), Tammy Rogers (violino e mandolino) e Ken Coomer (batteria e percussioni). Se “Pitful Blues” aveva aperto una fase di rinascita artistica, questa bella antologia è la dimostrazione di come abbia definitivamente spazzato via i fantasmi del passato e con essa la ripetitività di certe soluzioni sonore che avevano caratterizzato alcuni suoi album. In questo senso ci piace sottolineare come gli arrangiamenti rendano finalmente giustizia alla voce di Holcombe incorniciandola alla perfezione come nel caso dell’iniziale “Who Carried You” o della versione quasi punk di “To Drink The Rain”, o ancora dell’incursione nei territori southern rock con “I Call The Shoot”. Sullo stesso livello qualitativo sono anche le riletture di “Doncha Miss That Water”, “Butcher In Town”, Early Mornin’” e “Down The River”, tutte caratterizzate da un’impronta elettroacustica in cui spicca l’intreccio tra slide, violino e steel guitar. Altre belle sorprese ci arrivano sul versante dei duetti con le incursioni nel blues paludoso di “Mouth Harp Man” e “Mister In Morgantown” con la complicità dell’armonicista Kirk "Jelly Roll" Johnson, nell’old time con Siobhan Maher-Kennedy, ed in in fine nell’irish folk con la bella resa in irlandese di “A Far Cry From Here” con la talentuosa Maura O'Connell. “The RCA Sessions” è insomma il disco della palingenesi di Malcom Holcombe, cantautore finalmente rinato a sé stesso ed in grado nel prossimo futuro di compiere quel salto verso il successo che gli è sempre mancato. 


Salvatore Esposito