Il viaggio di Carlo D’Angiò tra tarantelle, villanelle e tammurriate, Benevento, Università del Sannio, 26 maggio 2015

Presso l'Università del Sannio a Benevento, la neonata associazione CADMUS, fondata con lo scopo di valorizzare la cultura musicale, ha organizzato il 26 maggio un concerto-seminario con Carlo D’Angiò, uno dei protagonisti del folk revival degli anni Settanta, fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare e di Musicanova, due delle formazioni protagoniste di quel momento magico per la musica delle tradizioni popolari del sud Italia. D’Angiò, anche interprete, con la NCCP, di alcuni dei più bei brani del repertorio della musica della tradizione popolare, presso l’auditorium Sant’Agostino, nel centro storico cittadino, ha presentato brani “storici” e pezzi di nuova composizione. Attraverso un excursus nella storia della riscoperta delle tradizioni campane operata grazie al grande contributo di ricerca e musicologico di Roberto De Simone, D’Angiò ha accennato al clima culturale di quei tempi d'oro per la musica popolare, accompagnando il pubblico tra tarantelle, tammurriate e villanelle dell’Italia del sud. Facendo riferimento anche al lavoro di raccolta dei brani sul campo, D’Angiò ha introdotto “Riturnella”, brano di Corigliano Calabro, a cui è seguita la celeberrima e struggente “Tarantella del Gargano”, una tarantella particolare dal ritmo anomalo e dal testo poetico. A seguire la “Tammurriata di Giugliano” e “Lo guarracino”, brano di ispirazione popolaresca che racconta di una battaglia tra pesci sul fondo del mare per conquistare l’amore della sardella. Poi il racconto della riscoperta delle villanelle, composizioni della musica cinquecentesca di cui fu ritrovata in Germania una raccolta a stampa, a cui D'Angiò ha collegato il canto di “Voccuccia de no pierzeco apreturo”.
Il ruolo del musicista, con la sua sensibilità, è quello di unificare modi di sentire differenti, -così l’artista ha spiegato la necessità della “contaminazione” tra generi musicali e luoghi del mondo diversi-. D’Angiò ha così introdotto la svolta nel 1972, che si concretizzò con l’abbandono della NCCP per fondare nel 1976, Musicanova, insieme ad Eugenio Bennato (anch’egli proveniente dalla NCCP), ed abbracciare l’idea di qualcosa che poi sarebbe stata definita world music. Dal repertorio di Musicanova sono stati presentati alcuni estratti: l’invocazione alla Madonna “Ex voto”, “Nannarè”, composta da D’Angiò stesso nel tentativo di addormentare la figlia, la potente “Quanno turnammo a nascere” per arrivare al clou della serata, con l’esecuzione di “Briganti se more” che venne composta per la colonna sonora de “L’eredità della priora”, sceneggiato televisivo di Anton Giulio Maiano che, all’epoca (siamo nel 1980), incontrò uno strepitoso successo e che lanciò Musicanova a livello nazionale. D’Angiò ha voluto rappresentare anche l’evoluzione della sua musica e della sua carriera da solista negli ultimi anni, con la composizione di brani cantautorali cantati in dialetto e ispirati agli stilemi della musica popolare, come “Cammina cammina” e l’interessante “Rumba algerina”, legata ad un ricordo d’infanzia. Ancora un ritorno all’indietro con “Siente mo' che t'aggia di'”, un brano che D’Angiò ha sempre interpretato in modo blues, e poi, dopo una breve spiegazione sul fenomeno del tarantismo, la “Pizzica tarantata” raccolta a Galatina e “Zomparillo” dei Musicanova. I validi musicisti che hanno accompagnato D’Angiò in questo interessante viaggio sannita in cui si sono mescolati “vecchio” e “nuovo” sono Riccardo Marconi alle chitarre, Osvaldo Costabile al violino, flauto e bouzuki e Francesco Manna alle percussioni. In conclusione, una stimolante iniziativa a cui hanno partecipato studenti e docenti ma anche appassionati di musica popolare, iniziativa che, ci auguriamo, possa rappresentare l’inizio di un percorso di valorizzazione della musica popolare di cui l’UniSannio, nel grande vuoto lasciato da altre istituzioni, si fa protagonista. 


Carla Visca