Approdi. Avanguardie Musicali a Napoli – Volume I (Konsequenz/Masseria dei Suoni, 2015)

Ci si chiede spesso che cittadinanza abbiano a Napoli ricerca e composizione musicale di disposizione cosmopolita che animano la metropoli campana e che non sono riconducibili né alla dottrina accademica né all’estetica, ugualmente prescrittiva, di una napoletanità, che è esposizione melodico-ritmica e cantabile, è autoreferenzialità provinciale in cui si crogiola, con ostinata e gretta indifferenza, se non ostilità, una parte consistente della città (politici, intellettuali, media, operatori culturali). Per chi volesse documentarsi sui percorsi della musica contemporanea partenopea, rinviamo al saggio “L’altra avanguardia. Piccola Storia della Musica Contemporanea a Napoli” di Girolamo De Simone (pubblicato in “Konsequenz” 1/1996, ma leggibile anche sul web al sito www.konsequenz.com). Così, il nome di Luciano Cilio, artista napoletano, precursore di forme di sperimentazione sonora e in un certo senso di un’idea di world music ante litteram – alla cui memoria è dedicato questo notevole primo volume di “Approdi” (eh, sì, un secondo CD è quasi pronto, ma ne attendiamo altri che, si spera, aprano lo sguardo verso ulteriori fertili scene soniche che esistono in Campania: penso a quanto rilevato dalla compilation “Campania Elektronenklang” o ai progetti di mescolanza di elettronica e mondo rurale realizzati in Irpinia e nel Fortore) – è probabilmente, e purtroppo, sconosciuto ai più. Eccoci davanti ad un’operazione di grande valore, voluta ardentemente dal compositore e musicologo Girolamo De Simone e dalla fabbrica culturale “Konsequenz” (che ha compiuto da poco venti anni di attività). In rassegna una track-list di tredici compositori con, in più, il poeta Luca Buonaguidi, il cui tema lirico, dedicato proprio a Cilio, apre il disco. Gli artisti coinvolti per il primo volume sono Carlo Vignaturo, Enzo Amato, Max Fuschetto, Girolamo De Simone, Giusto Pappacena, Piero Viti, Vito Ranucci, Gabriele Montagano, Patrizio Marrone, Gianni Banni, Alessandro Petrosino, Carlo Mormile e Gaetano Panariello. Nel nucleo di opere emerge una propensione per quella categoria aperta che è la “border music”: dominano chitarre (Amato, Vignaturo, Viti, Petrosino) e pianoforti (De Simone, Pappacena, Marrone, Banni, Mormile), ma c’è spazio anche per l’elettronica (Ranucci, Montagano). Siamo in presenza di pagine che abbracciano un ampio ventaglio di modelli di riferimento, di proiezioni, di declinazioni e pratiche sonore. A voler rintracciare un denominatore comune, s’individuano la condivisione di tessiture acustiche e gli interventi solisti o di coppia, con rari allargamenti al piccolo ensemble (Max Fuschetto e i compartecipi del suo recente ottimo album “Sùn Nà”) o all’organico orchestrale (Gaetano Panariello & Orchestra del San Carlo). Si passa dalle cupe tensioni e sospensioni (“Bordone #5”) al fruttuoso rapporto tra elementi acustici ed elettronici (“Volere, voler volere”, “Cicli”), dal confronto creativo con l’antichità melodica (”Epitaffio di Sicilo”) alla frammentaria e delicata sensibilità acustica di pianoforte e flauto (“Minimal moralia I”), dall’elettronica danzante di “High Life” alle stratificazioni e suggestioni linguistiche che oscillano tra inglese e arbëreshë di “Oniric States of Mind”, dalla salinità evocata da “Danze de’ scunciglie” ai richiami alle avanguardie storiche (“Genoma II”, “Reticoli sonori”), dall’avvolgimento sonoro della parola cantata (“Iside”) alle esplorazioni timbriche dello strumento (“Studio improvviso”). Una ricognizione di prim’ordine nei suoni altri. 

Ciro De Rosa