Intervista con Andrea Castelfranato

Apprezzato chitarrista abruzzese, Andrea Castelfranato si è segnalato al grande pubblico tanto per il suo stile virtuosistico e la sua peculiare tecnica esecutiva, quanto per la sua corposa discografia, che annovera quattro dischi e il dvd dal vivo “In Concert”. Parallelamente alla sua attività artistica, negl’anni, il suo impegno si è indirizzato anche verso la didattica con corsi, masterclass e workshop dedicati alla chitarra. In occasione della due giorni che lo vedrà impegnato con un concerto ed un workshop a Lanciano (Ch) il 25 e 26 aprile, lo abbiamo intervistato per ripercorrere insieme a lui il suo percorso formativo ed artistico, soffermandoci sul suo approccio alla chitarra, e la sua attività didattica.

Come è nata la tua passione per la chitarra?
Nasco come chitarrista classico. All'età di sette anni, cercando di emulare mio fratello che suonava il pianoforte, mi venne la curiosità di provare uno strumento. Mio padre mi convinse che la chitarra potesse essere lo strumento adatto per me.

Quali sono i tuoi principali riferimenti a livello musicale?
Nel corso degli anni e durante i miei studi ho ascoltato tanti chitarristi e tanta musica di diversi generi. In casa, i miei genitori ascoltavano la musica italiana degli anni Sessanta e Settanta, ed in particolare gruppi come Pooh, Alunni Del Sole, e New Trolls. Crescendo e frequentando i miei amici ho cominciato ad amare la musica che proveniva dall'Inghilterra e Stati Uniti, ovvero Pink Floyd, Dire Straits, Supertramp, Phil Collins e molti altri. La musica è stata sempre presente durante la mia crescita, ogni età è rappresentata da un genere musicale o da un gruppo o artista particolare.

Dal punto di vista stilistico chi sono i chitarristi a cui ti ispiri?
Il vero amore per la chitarra è arrivato intorno ai quattordici anni. Provenivo da una scuola di chitarra molto rigida con un insegnante molto esigente e severo, quindi ad un certo punto ebbi una piccola rottura con la chitarra e la musica. Mi fermai con gli studi classici, e poco tempo dopo mi capitò di assistere ad un concerto di chitarra acustica. Da quel momento in poi la mia vita cambiò e decisi che avrei voluto cambiare rotta ed iniziare un nuovo percorso con la chitarra acustica. Erano gli anni Novanta e MTV trasmetteva periodicamente i concerti in acustico "unplugged". Ricordo una sera di aver letteralmente consumato un disco di Eric Clapton. Era un live tutto suonato con la chitarra acustica. Un altro artista che ha contribuito a farmi innamorare della chitarra, è stato Pino Daniele che, nel 1993 intraprese un tour in cui si accompagnava  con la sola chitarra. Così capii le potenzialità di questo strumento.

Quali sono state le tappe più significative del tuo percorso formativo?
Le mie tappe sono state molteplici. A diciassette anni ho avuto la fortuna di entrare in contatto con la world msuic, un genere all’epoca per me lontanissimo. Mi ritrovai a girare l'Europa, a suonare in teatri importanti e con musicisti provenienti da altri paesi. Ricordo un cimbalonista rumeno di grandissimo livello, così come dei percussionisti indiani, oppure del sud Italia con tecniche sorprendenti. Ci tenevo moltissimo a continuare quella esperienza, e quindi cercavo di studiare di giorno e a volte restavo sveglio anche di notte. Oggi posso affermare che la mia scuola è stata proprio quell’esperienza accumulata al fianco di tanti importanti musicisti, che mi hanno insegnato questo lavoro. Ricordo ancora le volte in cui restavo nei camerini a guardarli suonare, per poi tornare a casa e cercare di imitarli. Un altro periodo importante della mia vita è stato quando, per diversi anni, in estate quando non ero impegnato con il gruppo, prendevo il treno per Venezia e mi mettevo a suonare in strada dalla mattina sino alla sera, cercando di attirare ed incuriosire il pubblico passante. Devo dire, a distanza di tanti anni, che quell'esperienza mi ha dato la chiave per catturar l'attenzione di un pubblico e capire la psicologia di chi ascolta.

Nel corso della tua carriera hai inciso quattro dischi. Come si è evoluto il tuo approccio chitarristico?
I miei dischi non sono altro che le testimonianze dei miei viaggi, degli studi fatti e di quelli che sto facendo. Ogni disco rappresenta una stazione, una fermata, un momento per dire chi ero in quell'istante. Il mio modo di suonare è la mia vita, è il voler dare una forma a delle idee, semplicemente utilizzando la chitarra. Ho assimilato tanti linguaggi musicali nel corso degli anni, quindi, chi si avvicina alla mia musica si accorge che dentro c'è un mondo di colori, di sensazioni, di profumi diversi.

Puoi raccontarci com’è nata l’idea di realizzare un il video-album dal vivo “In Concert”?
L'idea di realizzare un DVD è nata dalla mia esigenza di immortalare un preciso momento della mia vita artistica. In occasione di un concerto in teatro in Puglia, colsi la palla al balzo, ritenendo che quello sarebbe stato il momento ideale per realizzare questo progetto. Sono molto contento del risultato, e per la prima volta la mia musica non è solo per le orecchie ma anche per gli occhi.

La tua ricerca musicale si è indirizzata verso la world music. Cosa ti ha spinto ad intraprendere questo particolare sentiero musicale?
La world music rappresenta per me il cambiamento, lo scambio tra le culture di più paesi. E' fondamentale per ogni musicista interagire con le altre culture, confrontarsi con altre tradizioni e rafforzare la propria.

Quanto è importante per il tuo fare musica la dimensione live?
Il live è sempre importante per un artista. Voler emozionare più gente possibile è una sensazione stupenda. Una mia storia vissuta può essere la stessa di altre persone. Avere un pubblico davanti vuol dire vivere un'emozione insieme alla gente, un emozione unica, perché i concerti sono tutti diversi tra di loro. Non potrei stare lontano da un palco, sono un contenitore di emozioni e questa energia deve essere sprigionata solo attraverso il live.

Parallelamente alla tua attività di musicista ti sei dedicato anche alla didattica. Qual’è il tuo approccio all’insegnamento della chitarra?
Credo di essere un insegnante che, oltre a dare delle nozioni tecniche chitarristiche, cerca di trasmettere quelle che sono state le proprie esperienze, di trasmettere l'amore verso la musica e di aiutare l’allievo a trovare una strada da percorrere. In ogni caso è un occasione di confronto, senza trascurare che a volte sono più io ad imparare da loro.

Quali sono le chitarre che utilizzi abitualmente? Cosa le contraddistingue rispetto agli altri strumenti?
Di solito nei miei concerti utilizzo due chitarre, una acustica ed una classica. La chitarra acustica ha le corde in metallo, e quindi la utilizzo per suonare brani che hanno un impatto sonoro più accattivante, ed in più utilizzando determinate tecniche il risultato è sorprendente. Con la chitarra classica si ha un suono più dolce, dato che monta delle corde in nylon ma può essere anche lei “cattiva” quando si usano delle tecniche flamenche.

Prossimamente a Lanciano (CH) terrai un concerto ed un workshop dedicato alla chitarra. Puoi presentarci questo doppio appuntamento?
Sarà un percorso in cui farò conoscere il mondo della chitarra acustica, il Fingerstyle il Fingerpicking, dal Country Blues sino alle tecniche più sperimentali, quali tapping, percussioni sulla cassa e open tuning. Ci sarà occasione di parlare, anche, di alcune tecniche per la chitarra classica che ho sviluppato nel corso degli anni, e di un po' di musica etnica dalla Spagna, dal Sud America, e dai Balcani con i suoi tempi dispari. Sarà anche un modo per confrontarsi con coloro che parteciperanno. 

Concludendo, cosa ti sentiresti di consigliare ad un giovane chitarrista che vuole approfondire questo strumento?
Il mio suggerimento a coloro che vogliono avvicinarsi alla musica e alla chitarra è di appassionarsi allo strumento e di essere consapevoli che la chitarra richiede molto sacrificio e dedizione, molte ore di pratica e di studio. Certamente, però. è fondamentale avere un insegnante capace di individuare un proprio percorso di studio.


Salvatore Esposito