BKO Quintet – Bamako Today (Maraka/Buda Musique/Universal, 2014)

A dare origine al quintetto, che prova a rigenerare la tradizione musicale maliana, sono stati il percussionista francese Aymeric Krol e il celebre djembefola Ibrahima Sarr, il maestro dal quale Krol si era recato anni prima per apprendere le tecniche del grande tamburo. Ai due si sono uniti Fassara Sacko (voce, dundun khassonké), Nfaly Diakité (voce, donsongoni), Abdoulaye Koné (djelingoni, backing vocals), tutti artisti dalla genealogia musicale altisonante. La singolarità del quintetto franco-maliano sta nell’aver messo insieme, con sostanza e vigore, il mondo mandingo dei jeli, i cantori di lode, il cui strumento elettivo è il liuto djelingoni – dotato di quattro corde montate su una cassa di risonanza ovale ricavata da un tronco di legno e ricoperta da una pelle animale – e quello dei bambara cacciatori, i donso, la cui cultura musicale è associata alle note del donsongoni, l’arpa-liuto a sei corde montate su una cassa di risonanza di zucca. Sui cordofoni tradizionali si è operato con procedure di elettrificazione (era già successo con la kora, ma altrove si pensi all’esperienza dei Congotronics), che consentono multi-effetti tali da imprimere una figurazione rockeggiante più consona alla matrice sonora urbana della band. Concepito nel periodo di forte instabilità politica del Mali, il disco è stato registrato in Francia sotto la produzione fonica di David Kledjian e di Yoan Jauneaud. Al CD audio si accompagna un DVD di 52 minuti, che raccoglie il bel documentario “BKO On Air”, diretto da Cris Ubermann, sorta di diario di viaggio, che ci porta nella Bamako (BKO è il codice aeroportuale dello scalo di Senou della capitale maliana) di oggi per raccontare lo sviluppo musicale del quintetto. Un potente sfondo ritmico percussivo (dunun, djembé e l’assortito drum kit del francese) sostiene le chiare note del liuto dei cacciatori, combinate di gusto con la tessitura grave non priva di tratto psichedelico del djelingoni di Koné, e con le incursioni della chitarra elettrica dell’ospite Julien Raulet (“Ntama” e “Sacred bird”). Anche nelle due notevoli voci principali, provenienti da rispettate famiglie di cantori, c’è un incontro di stili e culture. Se Fassara Sacko, di casta jeli, ha un approccio canoro più diretto, frutto anche della sua carriera di intrattenitore nei locali notturni di Bamako, Nfaly Diakité, attivo partecipe delle cerimonie di trance nel bush, possiede uno stile canoro più rustico, se mi passate il termine. Definiscono la propria musica “Trad Actual Malian Sound”, sarà pure uno slogan, ma l’indifferenza svanisce subito con l’apertura di “Ntana”. Vivido è il dialogo tra cordofoni in “Beleba chima”, mentre un altro potente numero è il call & response “Strange wassolon”. I tempi rallentano nella successiva “Donsolu”, dove la chitarra acustica e il canto in inglese di Piers Faccini fanno il loro dolce ingresso nel trasfigurare questo canto tradizionale, tramutato in una tenue ballata: una vera delizia. Si prosegue su ritmiche serrate con “Djelike” e “Kononale”, prima di fermarsi per ascoltare la profondità di “Sacred Bird”. Dopo di che, s’incunea l’andamento blues della voce di Sacko, interprete di “Comment ça va”. Cordofoni a distesa e virata verso il rock in “Kongo kono”. Sopraggiunge poi l’incedere magnetico di “King of Segou”, per finire con il paesaggio sonoro della capitale che si (con)fonde nella musica della band in “BKO nana”. 


Ciro De Rosa