Elliott Murphy - Aquashow Deconstructed (Route 61, 2015)

E’ il 1972 e Elliott Murphy è appena rientrato a New York dopo un qualche anno on the road in giro per l’Europa, durante i quali è approdato anche a Roma, finendo per fare anche da comparsa in “Roma” di Federico Fellini, nei panni di un hippie. La scena musicale cittadina è in gran fermento, ed il giovane cantautore americano ha modo di proporre i suoi nuovi brani sul palco del Mercer Arts Center, e del Tramps. Il suo nome ben presto comincia a circolare tra gli appassionati, ma la vera svolta arriva quando il critico musicale Paul Nelson si accorge di lui, e colpito dalle sue canzoni scrive: “Murphy sarà il nuovo Dylan, il nuovo Lou Reed ed anche il nuovo F. Scott Fitzgerald”. Il grande salto verso un contratto discografico è breve, infatti, grazie al fratello Matthew, che suonava il basso nella sua band, riesce ad entrare in contatto con la Polydor. A novembre del 1973 arriva nei negozi “Aquashow”, il suo disco di debutto, il cui titolo è una dedica agli spettacoli acquatici che il padre teneva al Flushing Meadows Fair 1939, mentre suonavano le big band di Duke Ellington e Count Basie. La stampa americana, alla ricerca di un degno sostituto di un Bob Dylan in esilio volontario lontano dalle scene, lo etichetta subito come suo erede, come del resto accadrà per l’intera generazione di cantautori di quel periodo. Dal canto suo il cantautore americano, che all’epoca ascoltava con molta più frequenza i Velvet Underground e David Bowie, è spiazzato da quell’accostamento, tuttavia l’apprezzamento per il disco da parte della critica è unanime, come del resto scrive anche Rolling Stone: “Anche se Elliott Murphy e la sua opera resteranno con noi molto, molto a lungo, il consiglio è di ascoltare la sua musica ora!”. Le vendite del disco purtroppo non sono entusiasmanti, e la Polydor decide di lasciarlo libero di trovarsi un nuovo contratto discografico. Il cantautore americano non si perde d’animo e, nel giro di quattro anni, mette in fila tre dischi eccellenti ovvero “Lost generation”, “Night Lights” e “Just a story from America”, che rappresentano ancora oggi il vertice della sua intera carriera artistica. A quarantadue anni di distanza, e con alle spalle ormai una lunga serie di dischi pubblicati a cadenza quasi annuale, Elliott Murphy è voluto ritornare al suo disco di debutto, rileggendolo reinventandolo e riattualizzandolo con nuovi arrangiamenti, con la consapevolezza che quelle canzoni hanno ancora tanto da poter regalare al suo pubblico. A riguardo lo stesso cantautore americano spiega: “Anche se l'album originale risale ormai a più di quarant'anni fa, quelle canzoni non mi hanno mai abbandonato e molte fanno ancora parte dei miei concerti, in particolare “Last of the Rock Stars”, “How’s The Family” e “White Middle Class Blues”. A così tanto tempo dalla mia prima avventura discografica, ho deciso di registrare nuovamente queste canzoni decostruendole, attento però a mantenerne l'integrità e quell'emozione che ancora contengono. Esperienza incredibile per me ritrovarmi a suonarle in uno studio insieme a mio figlio, seduto dietro al banco di registrazione con i suoi ventiquattro anni, esattamente l'età che avevo io quando entrai in sala per rendere effettivo quel mio primo contratto discografico con la Polydor”. Così presso gli studi Question de Son di Parigi, città nella quale Elliott Murphy risiede ormai da tempo, ha preso vita “Aquashow Deconstructed”, nel quale ritroviamo dieci brani della versione originale, incisi con l’immancabile Olivier Durand (chitarra), Tom Daveau (batteria), Davide Gaugué (violoncello), Tom Roussel (violino), oltre al figlio Gaspard (chitarra, basso, tastiere, voci, percussioni) che ha prodotto, arrangiato e mixato i vari brani. L’ascolto rivela, sin da subito, come Elliott Murphy nel suo lavoro di decostruzione, abbia voluto riportare alla luce le ispirazioni che hanno dato vita ai vari brani, al netto dell’urgenza creativa ed espressiva che caratterizzava il disco in origine. Tutto questo lo si percepisce già dalle prime note dell’iniziale “Last of the Rock Stars”, da sempre considerata uno dei brani cardine del suo songbook, e qui proposta in una versione rallentata, sofferta, ed impreziosita da un approccio vocale di grande intensità, quasi a voler rimarcare come questo brano fosse nato dalla paura di non avere più rockstar sulla terra, dopo la morte di Jim Morrison, Janis Joplin, e Jimi Hendrix. Si prosegue con la struggente versione di “How's The Family” nella quale brilla il ritornello incorniciato dagli archi, allo stesso modo colpiscono anche le riscritture delle più movimentate “Hangin’ Out”, “Graveyard Scrapbook” e “White Middle Class Blues”, ma un altro vertice del disco lo ritroviamo in quel gioiello che è la nuova versione di “Marlyn”, il cui arrangiamento e l’approccio vocale rimanda alle pagine più poetiche di Lou Reed. Il finale riserva però altre gustose sorprese ovvero la bella riscrittura di “Like A Great Gatsby” con il superbo interplay tra archi e chitarra elettrica, e “Dont’ Go Away” riletta in un elegante crescendo. Ben lungi dall’essere un operazione commerciale o un tentativo di far rivivere il passato, “Aquashow Decostructed” è un disco prezioso, in quanto ci consente di entrare nel cuore pulsante di un disco storico, e scoprire come i suoi brani possano vivere una nuova vita attraverso arrangiamenti e sonorità più moderne. Forse i fans storici avrebbero preferito un edizione deluxe con demo ed inediti, o magari con allegato un live dove rileggeva per intero il disco, ma non c’era alcun anniversario da celebrare, piuttosto il desiderio vero e profondo di Elliott Murphy era quello di donare nuova vita a quel primo capitolo della sua discografia, condividendo questo atto d’amore con il figlio Gaspard.


Salvatore Esposito