Altamente, diretto da Gianni De Blasi, documentario, durata 70 min, Italia 2015

Diretto dal regista Gianni De Blasi, “Altamente” è il film documentario che racconta in modo originale e coinvolgente l’antico rito de La Fòcara di Novoli (Le), nel corso del quale viene eretto un enorme falò, composto da fascine di tralci di vite, in onore del santo patrono del paese, Sant’Antonio Abate. Al fianco della liturgia religiosa e della ritualità del fuoco, nel corso degl’anni sono nate numerose iniziative che hanno destato l’interesse di molti turisti che annualmente affollano la cittadina leccese per l’accensione della Fòcara e per seguire il festival omonimo. Il regista salentino è riuscito a cogliere i tratti peculiari di questo evento attraverso un racconto per immagini molto evocativo, che conduce lo spettatore nel cuore della festa. In occasione della presentazione il prossimo 23 marzo al prestigioso BIF&ST di Bari, abbiamo intervistato il regista salentino per approfondire con lui la lavorazione del film, le tecniche di ripresa utilizzate, e le suggestioni che lo caratterizzano.

Come nasce “Altamente”, docufilm che racconta il rito della Fòcara di Novoli?
Il film nasce da un'idea della direzione artistica del Fòcara Festival e di Cool Club che cura la logistica dell'evento. Da tempo progettavano di fare un film sui giorni del fuoco a Novoli in cui ci fosse anche il maestro Kusturica. Così un giorno ricevo una telefonata da Cesare Liaci di Cool Club in cui mi si propone di incontrare Kusturica ed il suo manager a Scandicci in Basilicata (era lì per il Lucania Film Festival) per proporgli il progetto di cui io sarei stato il regista (!!!) ... Era un'occasione imperdibile. Mi son messo in macchina e l'incontro è avvenuto. Dopo un anno grazie anche al supporto economico di Apulia Film Commission abbiamo battuto il primo ciak di quello che provvisoriamente, durante la preparazione e le riprese, si chiamava "A fuoco" e che di seguito è diventato "Altamente".

Puoi raccontarci le varie fasi di realizzazione, dall’ideazione alle riprese? Come si è svolto il tutto?
C'è stato un momento di studio e documentazione in cui Osvaldo Piliego che è co-autore del soggetto ha dato il suo prezioso apporto. Abbiamo studiato le precedenti edizioni nei vari "step" della festa, dalla preparazione all'accensione del falò. Da lì ho individuato dei temi dominanti su cui mi sono concentrato e che credo siano evidenti nel film. Abbiamo deciso di seguire il tutto da un mese prima dell'accensione in troupe ridotta (Regista 2 operatori e fonico) per entrare nel mood della gente ed attraversare il rito in maniera completa. Ogni sera dopo le riprese, stappando una decina di birre, guardavo il materiale col mio (preziosissimo) direttore della fotografia ed insieme cercavamo le connessioni future cercando di correggere gli errori e raddrizzando sempre più la direzione. 

Quali sono le difficoltà che hai incontrato nel documentare una festa in cui si confondono l'antica ritualità e la modernità di un festival?
I temi che ho individuato da subito e che accennavo in precedenza, hanno costituito sia la difficoltà sia la chiave di lettura di un evento del genere. La Fòcara di Novoli per me non è semplicemente una festa. La Fòcara di Novoli è un esempio antropologico universale di come la cultura e le tradizioni locali stiano valicando i propri confini attraverso una trasformazione epocale. Il Paese della Fòcara durante la preparazione all'evento è diviso in tre parti: Da una parte la chiesa ed il suo "gregge" di fedeli che vedono nella celebrazione e nel rito la radice mistico-religiosa tradizionale. Da un'altra parte il popolo dei costruttori del Falò e del Comitato. Essi vivono una sorta di trance che si ispira al Santo ma che al contempo lo trascende. Fanno squadra e reparto a sé e si sfidano in una partita in cui giocano (in altezza) contro sè stessi. Da un'altra parte il popolo dell'avanguardia del Fòcara Festival, il popolo del design (Hidetoshi Nagasawa), il popolo dei concerti e dei media: Il popolo chiamato a celebrare il rito laico della Cultura. Questi tre mondi convivono e si incontrano in un paese del Salento attorno ad un fuoco gigantesco... è fantastico!  

Come hanno vissuto gli uomini della Fòcara la presenza della tua troupe, durante le varie fasi della costruzione?
Qualche giorno fa ero a Bologna ed ho assistito ad una lezione del maestro Fred Wiseman (Leone d'oro alla carriera) pioniere del racconto "reality-fiction" quello che oggi chiamiamo "docu-film". Ebbene, diceva che lui ha basato tutto il suo cinema sulla convinzione che un personaggio di fronte ad un obiettivo non avrebbe cambiato atteggiamento...non sarebbe mai stato distorto o deformato dalla presenza della macchina da presa. Nel mio caso a Novoli con i suoi abitanti è stato davvero così.

Dall’occhio del regista a quello di chi andrà a vedere il film. Cosa significa prendere parte oggi al rito della Fòcara?
Chi prende parte al rito della Fòcara secondo me dovrebbe farlo per come è raccontato nel "rito" del film e cioè da almeno una ventina di giorni prima della sua accensione. La Fòcara è un'esperienza che può farti crescere assieme alla pira di tralci di vite sino a bruciarti dentro per produrre quella catarsi positiva di cui parla Kusturica nel film.  

Nel titolo è racchiuso un po’ tutto il senso di questo docufilm. Puoi spiegarci questa scelta?
Il titolo è stato scelto dopo l'ultimo ciak, inizialmente si chiamava "A Fuoco". Durante le riprese mi sono reso conto che il fuoco era solo un momento della festa, era il suo epilogo ... quello che avevo vissuto era invece la vertigine data dall'altezza. Lo slancio creativo e la follia data dalla vertigine, i visi alzati ad osservare la costruzione, le voci esterne e demiurgiche di Nagasawa e Kusturica calate sul paese ancora dall'alto ... il sacro, il divino, il profano del fumo che sale. Tutto era altezza! Il film non avrebbe potuto avere altro titolo.

Lo sviluppo in altezza della costruzione della Fòcara è accompagnata dalle voci “dall’alto” di Emir Kusturica ed Hidetoshi Nagasawa. Quanto è stato importante il loro contributo?
Emir Kustirica e Hidetoshi Nagasawa rappresentano il controcampo del paese. A livello di costruzione filmica sono gli unici ad avere una vera e propria "testa parlante" in un'intervista. Sono gli unici a rilasciare vere e proprie dichiarazioni. Questo perché volevo che il loro controcampo rappresentasse una visione universale, vergine e suprema. Le loro dichiarazioni sono commenti da “forestieri”, da “esterni” rispetto al caos positivo del paese. Ecco perché li definisco “vergini ed universali”. Danno gli accenti e sottolineano attraverso il loro sguardo d'artista (supremo) il valore socio antropologico della festa. 

Quali tecniche hai utilizzato per documentare l'aspetto psicologico di un intero paese che prepara questa grande festa?
C'erano tanti momenti in cui io insieme alla troupe sostavamo (senza girare nulla) in degli ambienti, per lasciarci trasportare dall'emozione del momento, per farci impregnare dall'energia di un determinato luogo. Credo che ci siano due momenti base nella costruzione di un docufilm: quello della lettura e quello della scrittura. Questi sono rappresentati dall'occhio che osserva (lettura) e l'occhio che filma (scrittura). è sempre stata una mia convinzione che se si scrive in continuazione si perde la consapevolezza di quello che si vuole raccontare. Il montaggio non è una soluzione ad un problema ... è uno strumento ulteriore per la buona riuscita del racconto. Per questo non bisognerebbe arrivare al montaggio con "pagine e pagine di appunti visivi sparsi" ma con una sequenza consapevole di immagini dotate di un punto di vista già forte ed "emozionato". questa per me è la base della tecnica ... Spero di aver risposto alla tua domanda.  

La realizzazione di “Altamente” ha richiesto una particolare cura nella fotografia. Come hai impostato il lavoro in questo senso?
Innanzi tutto ho girato sempre da due a quattro punti macchina proprio per avere un focus puntato su ognuno dei personaggi simbolo dei tre livelli ideali che ho elencato in precedenza, senza perdere mai nulla in nessun momento. Poi con il mio direttore della fotografia Giorgio Giannoccaro abbiamo individuato alcune situazioni in cui la luce creava quell'effetto di trance lisergica propria del film. La luce a cavallo attorno al falò ne è un esempio ... è perfetta. Ho cercato di alternare anche i momenti in cui utilizzare ottiche fisse con shutter spinti a ottiche zoom più da "battaglia" oltre a dei carrelli (come nella scena del rosario o del dipinto del Santo) che danno un'aria più fiction al film. Ad ogni modo a parte le tecniche su cui risponderebbe meglio di me Giorgio, credo sia importante il dialogo tra regista e DOP. Se il DOP non ha "intelligenza" negli occhi non è un DOP. Un DOP non è quello che sa fare fuochi e diaframmi ... è l'occhio aggiunto, il controcampo costante del regista. Giorgio lo è stato al cento per cento.  

Come si è indirizzato il tuo lavoro in fase di montaggio?
Era il primo lavoro che montavo con Mattia Soranzo. Credo che in certi momenti mi abbia salvato...a volte la mia visione è troppo sicura di sé e tende a mettersi poco in discussione. Mattia è stato un ottimo "soldato" del film. Ci ha creduto, ha combattuto ed ha voluto in qualche modo farlo suo. Abbiamo passato quattro mesi in piena estate a sudare e discutere. Alla fine la sua saggezza si è espressa nell'accogliere la mia visione, dandogli quella coerenza strutturale che un bravo montatore deve saper dare.

La scelta concettuale più importante, come scrivi nelle note di regia, è costruire un film che pescasse dal liturgico per trasformarlo in lisergico…
La mia visione, la lente da cui ho filtrato questo evento antropologico, è stata la sana follia del rito. Più vivevi Novoli più diventavi matto. C'era una sorta di “anarchia organizzata” che ti entrava nel cervello e ti scardinava certezze e convinzioni. Nel frattempo la catasta di tralci di vite cresceva e le donne sgranavano rosari ... provate ad immaginare solo queste due situazioni in alternanza e ditemi voi se il cervello non vira verso un naturale stato alterato di coscienza ... il lisergico appunto. Il lisergico è la forma del film. 

Una delle cose più sorprendenti del film è la scelta della colonna sonora. Come hai caratterizzato l'ambientazione sonica delle immagini? Un esempio è la scelta della techno-trance per commentare l’intronizzazione in chiesa di Sant’Antonio…
La scelta della musica rafforza e sublima la spinta lisergica che volevo dare allo stile. Avevo bisogno di musica consapevolmente folle che non fosse acustica o legata al territorio ... così mi sono rivolto all'unico producer consapevolmente folle che conoscessi: Gabriele Larssen Panico. Insieme abbiamo ancora discusso e reso conforme la musica utilizzando e campionando spesso i suoni della presa diretta (come i tagli dei tralci di vite o i suoni degli animali durante la benedizione), Larssen ha persino messo la musica sotto le canzoni della messa .. e quando finalmente ci potrebbe essere la musica diegetica data dai concerti, la si va ad inquinare con un ritmo elettronico che va in distonia ...  insomma il risultato è un film che non può prescindere dal muro musicale che è stato costruito a suo commento e che in qualche modo indirizza lo spettatore verso quello stato alterato di coscienza che si vuol creare.

Altro elemento caratterizzante di “Altamente” è senza dubbio la scelta di evitare il racconto didascalico, ma piuttosto condurre lo spettatore proprio tra i protagonisti, dai rappresentanti del comitato “Sant’Antonio” che fanno il giro della questua, a coloro che costruiscono materialmente fascina dopo fascina la Fòcara, al pubblico che affolla Piazza Tito Schipa dopo l’accensione…
La scelta (e la sfida) è stata quella di costruire un racconto reality fiction con i personaggi che non fanno l'elenco delle storie delle varie edizioni della Fòcara, ma che sono piuttosto gli interpreti di sè stessi. Non è un documentario informativo in stile giornalistico, ma un racconto emozionante che si esprime attraverso le azioni dei suoi protagonisti prima ancora che con le loro parole. 

Quanto c’è delle tue personali impressioni e sensazioni in “Altamente”?
Ti vorrei rispondere in generale. Credo che ogni persona che intraprenda la strada della regia lo faccia perché ha il desiderio impellente di raccontare il proprio mondo, la propria realtà attraverso il proprio punto di vista. Questo a mio avviso è lo scopo dell’arte in senso assoluto o del cinema d’autore nello specifico del nostro discorso. Chi fa arte o regia solamente per fregiarsi di un aggettivo (e ne è pieno il mondo) è un bugiardo mistificatore e nemmeno tanto narcisista. Di fronte ad una vera opera d’arte infatti si sentirà sempre in imbarazzo. Io non sarò un genio assoluto ma mai mi sentirò in imbarazzo davanti ad un’opera sincera perché so che la mia opera è tra queste.


Altamente, diretto da Gianni De Blasi, documentario, durata 70 min, Italia 2015
Situata a pochi chilometri a nord di Lecce, Novoli, ogni anno dall’11 al 18 gennaio, celebra la solennità di Sant’Antonio Abate, venerato nella cittadina salentina da almeno quattro secoli, allorquando nel 1640 venne avviata la costruzione di una chiesa a lui dedicata, ed a cui seguì la richiesta al vescovo del riconoscimento del monaco egiziano come santo patrono, concessa successivamente nel 1737. La festa patronale si sviluppa in un arco temporale molto ampio, con i preparativi che cominciano molto tempo prima, e prevede un organizzazione molto articolata, a cura del comitato cittadino, della Fondazione La Fòcara, e con il sostegno di numerosi partner pubblici e privati. L’evento più importante delle celebrazioni per Sant’Antonio Abate è l’accensione della Fòcara, una monumentale pira formata da almeno 90000 fascine di tralci di vite, la cui costruzione parte da dicembre, dopo la potatura delle vigne e dura quasi un mese. Man mano che vengono preparate le fascine, decine di volontari le sistemano metodicamente al centro di Piazza Tito Schipa, situata alla periferia del paese, fino a comporre una costruzione di oltre venticinque metri di altezza e venti di diametro. Le forme e le decorazioni della Fòcara variano negli anni, e solitamente è prevista anche una galleria alla base, all’interno della quale passerà la processione con la statua del santo. A coronamento dei riti liturgici e religiosi, la sera del 16 gennaio, viene dato fuoco alla Fòcara, e mentre lo spettacolo di fuochi pirotecnici illumina la piazza della cittadina salentina, prende il via ad una rassegna di concerti, incontri culturali ed enogastronomici, che da alcuni anni affiancano le celebrazioni religiose. Mentre sulla Fòcara ardono le ultime fascine, il giorno seguente i festeggiamenti riprendono con la tradizionale cerimonia di benedizione degli animali, e proseguono fino a notte fonda con i tanti concerti che animano Piazza Tito Schipa, mentre le vie del paese sono illuminate dalle meravigliose architetture di luci delle luminarie. A documentare questa festa secolare,  è il docufilm “Altamente”, realizzato lo scorso anno dal regista salentino Gianni De Blasi con la produzione dalla Fondazione Fòcara, il contributo di Apulia Film Commission e l’apporto di Coolclub e Zero Project. Si tratta del racconto della costruzione della monumentale pira, e delle tradizioni che lo accompagnano, facendo emergere lo spirito profondo che mette l’intera comunità novolese al servizio di questo evento. De Blasi è riuscito a cogliere le contraddizioni e gli equivoci di un triangolo ideale che vede ai suoi vertici, la Chiesa con i fedeli che celebrano i riti religiosi, il comitato festa che assume, paga e guida gli operai nella costruzione della pira, e poi gli organizzatori del festival La Fòcara, rassegna musicale gratuita, che per molti versi rappresenta un unicum in Europa nel periodo invernale. Questi tre universi, con modalità ed obbiettivi differenti, concorrono all’organizzazione della festa e alla costruzione in altezza della Fòcara, nel desiderio di grandezza e nello svilupparsi in altezza fino al limite. Dal punto di vista prettamente tecnico l’utilizzo di punti macchina differenti è accompagnato da una cura particolare per la fotografia, fa emergere i tratti psicologici che portano un paese intero a preparare questa festa, spinto da una sorta di trance collettiva, che trasforma la celebrazione religiosa in una importante occasione di rilancio culturale del territorio.  “Ecco allora che la devozione diventa un mezzo per mettersi in discussione e per accrescere - assieme al falò - sé stessi”, scrive Gianni De Blasi nelle note di regia, “Abitando Novoli per le riprese mi sono reso conto che il fuoco è l’ultima cosa a cui prestare attenzione… è piuttosto la maestosità della costruzione che raccoglie l’energia di questa “tradizione futura”. Il risultato è un film che prende le mosse dalla liturgia religiosa per esaltare il tratto lisergico della festa, con lo sviluppo in altezza della Fòcara accompagnato dalle voci di controcampo dello scultore giapponese Hidetoshi Nagasawa, disegnatore e progettista della Fòcara 2014 e quella del regista serbo Emir Kusturica, chiamato ad intervenire sulla propria visione della cultura popolare e le sue trasformazioni. Proprio quest’ultimo, nel corso del film, coglie in modo mirabile il senso della valorizzazione di cui necessitano eventi come la Fòcara di Novoli, ovvero il recupero del loro archetipo originario per restituire all’uomo il ciò di cui ha bisogno, ovvero una catarsi positiva. 


Salvatore Esposito