Classica Orchestra Afrobeat feat. Sekouba Bambino and Baba Sissoko – Regard Sur Le Passé (Sidecar-Brutture Moderne/ Audioglobe 2014)

La penetrazione coloniale francese in Africa occidentale nell’ultimo quarto dell’Ottocento incontrò la ventennale, strenua resistenza di Almany Samory Tourè (1830-1900), che aveva creato il regno di Wassoulou nell’Alto Niger, unendo sotto la sua egemonia politico-militare numerosi stati mandinka. Grande innovatore della società tradizionale, Samory divenne leader militare ma anche religioso (abbracciò esplicitamente l’Islam) contro l’invasione straniera. Abbandonata la regione sotto l’incalzare francese, Samory costituì un secondo stato nell’area oggi occupata da Burkina Faso e Costa d’Avorio. Solo nel 1898, dopo numerose violazioni dei trattati di pace da parte della Francia e il rinnovarsi di fasi belligeranti, Samory fu definitivamente sconfitto. Deportato prima a Saint Louis, dove tentò il suicidio, fu poi esiliato in Gabon, sull’isola di Ndjolé. Al suo seguito c’erano la moglie, il figlio e il fido djeli (cantore di lode) Moryfin Djan Diabate. Morì di polmonite, e venne sepolto in una tomba impossibile da ritrovare, perché nascosta tra i cespugli. Samory Toure divenne uno degli eroi resistenti per i movimenti anticoloniali: alle sue imprese si fece riferimento nella costruzione delle identità nazionali, dagli anni Cinquanta del Novecento, nella stagione di indipendenza dalle potenze coloniali in molti paesi dell’Africa occidentale. Non a caso, nel 1969, la Bembeya Jazz National – costituitasi otto anni prima a Beyla: il nome d’origine era Orchestre Beyla – che ha occupato un ruolo centrale nello sviluppo musicale della Guinea indipendente, realizzò “Regard Sur Le Passé”, una suite, in canti e musiche, celebrativa delle gesta dell’eroe malinké (di cui si vantava di essere discendente l’allora Presidente guineano Sekou Touré). Si trattò di un adattamento dell’epica tradizionale “Keme Bourama” (dal nome del fratello dell’imperatore wassolou, comandante dell’esercito), trasmessa dal djeli Morifin Djan. Lo stesso anno “Regard Sur Le Passé” vinse la medaglia d'argento al primo Festival Pan-Africano di Algeri. Oggi la Classica Orchestra Afrobeat, diretta da Marco Zanotti, si cimenta nell’inusitata impresa di rileggere quest’opera, saga della Guinea post-coloniale. Trascorsi tre anni dal lusinghiero “Shrine on You – Fela Goes Classical”, rivisitazione di composizioni del “Black President” nigeriano Fela Kuti, con la partecipazione del figlio Seun, e messa nel calmiere la partecipazione al festival di Glastonbury (2013), l’ensemble da camera emiliano-romagnolo produce un’impresa non da poco nell’accostare strumenti barocchi come clavicembalo e viola da gamba, legni e archi d’orchestra a percussioni africane, batteria, balafon (uno degli strumenti principali della musicalità mandinka), mandolino, fisarmonica, cornamusa e ocarina. Canto e narrazione dell’epica musicale africanista sono affidati a due maestri provenienti dalla casta djeli: il guineano Sekouba Bambino, ugola sopraffina, e il maliano Baba Sissoko, un altro che ama attraversare confini musicali (quest’ultimo ha essenzialmente il ruolo di narratore delle gesta di Samory nel recitato in francese). Registrato dal vivo al Teatro Alighieri di Ravenna (è una produzione originale del Ravenna Festival 2013), l’album esce in bella confezione cartonata con un ricco booklet informativo in lingua inglese, che raccoglie un saggio sulla vicenda dell’imperatore wassoulou e un intervento musicologico di Zanotti. Il programma è articolato in tre movimenti, per complessivi dodici brani. Ogni sezione della suite ha ricevuto un titolo che intende richiamare le fasi della vita di Tourè. Giocando sull’idea di mutevolezza, irregolarità, che è inscritta nell’etimologia della parola “barocco”, la COA tra solismi, improvvisazioni e sezioni orchestrali intende suscitare nell’ascoltatore stati d’animo empatici con la storia narrata. È indubbio che la partitura della COA possa a tratti smarrire la calorosa miscela di inflessioni (tradizioni popolari locali, ritmi latini, ma soprattutto jazz d’oltreoceano) che rendevano fervente il suono urbano dei Bembeya. Insomma, qua e là qualche cedimento si avverte. Eppure, la band ha successo nel far coesistere concezioni musicali così differenti, atteggiamenti e prassi orchestrali così lontane; si avverte il rispetto, la capacità di comprendere materiali che sembrano così lontani dall’estetica euro-colta. Anzi, in alcuni passaggi l’eleganza degli strumenti europei conferisce una grazia che non stona per niente con le vicende eroiche evocate. Marco Zanotti e Valeria Montanari hanno sostituito parti soliste originarie per chitarra elettrica e fiati con violino, viola da gamba, fisarmonica, cornamusa e ocarina (ascoltate il crescendo del “Preludio”), essendo «più interessati alla filologia dei contenuti non della forma», come è scritto nelle note di presentazione. Tra le composizioni svettano “Presentation”, in cui si canta «Ascoltate una pagina della gloriosa storia africana», il tradizionale “Keme Bourema”, “Battle”, che evoca la storica vittoriosa battaglia di Woyowayankô, dove nonostante l’intervento dell’artiglieria, Keme Bourema e i suoi uomini sconfissero le truppe coloniali, l’energica e danzante “Victory”. Sempre all’insegna della giustapposizione di elementi colti e popolari, la COA ha inserito due interludi, composti da autori italiani (Salomone Rossi e Andrea Falconieri), vissuti tra Cinquecento e Seicento. La prima è “Sinfonia a 4”, eseguita in quartetto (violino, viola da gamba, violoncello e oboe), brano di umore allegro, che intende raffigurare la gioventù di Samory Tourè, la seconda è “Passacalle”, di un compositore napoletano vissuto tra l’Italia e la Spagna, tema di gusto popolare, posto dopo la grande vittoria bellica di Tourè. «Ascoltate, figli d’Africa e figli d’Europa…». 


Ciro De Rosa