Willie Nile - If I Was A River (River House Records/Blue Rose Records, 2014)

Nel corso della mia carriera uno degli incontri più importanti dal punto di vista artistico, ma anche umano, è stato quello con Willie Nile, songwriter dal talento purissimo e dal grande cuore, che ho avuto modo di osservare da vicino al lavoro sui suoi brani, durante i suoi frequenti viaggi in Italia. All’epoca del terzo disco dei The Rocking Chairs, gli rendemmo omaggio incidendo una nostra versione della splendida “Vagabond Moon”, poi insieme a Robby Pellati e Mel Previte ho avuto l’onore di essere la sua backing band in diverse occasioni. Lavorare con lui è stata sempre una grande esperienza, perché il modo giusto per imparare a suonare davvero è quello di buttarsi su un furgone e vivere la vita del musicista fino in fondo. Insieme a Willie Nile abbiamo avuto la fortuna di fare proprio questo, ci siamo ritrovati a condividere un tratto di sentiero del rock, e senza dubbio ne siamo usciti arricchiti sia dal punto di vista musicale, sia da quello umano. Per comprendere a fondo la poesia che riesce a liberare attraverso il suo songwriting, basta ascoltare il suo nuovo album “If I Was River”, disco che raccoglie dieci brani per piano e voce, con l’aggiunta di alcuni misurati interventi di Steuart Smith (chitarre, basso, organo, Rhodes, controcanti), e David Mansfield (mandolino, chitarra acustica, violino e viola), e i controcanti di Frankie Lee, quest’ultimo coautore di alcuni brani. Dopo il tour americano seguito alla pubblicazione di “American Ride”, Willie Nile ha sentito il bisogno di ritrovare il piacere di sedersi e cantare al pianoforte, il suo primo strumento di elezione archiviato agli inizi della sua carriera a favore della Fender Stratocaster, e così è nata l’idea di incidere un disco che lo riportasse al centro del suo fare canzone. Insieme al produttore Stewart Lerman, Willie Nile ha selezionato un insieme di oltre venti brani, tra vecchie e nuove composizioni, su cui lavorare, e così ha preso forma “If I Was A River”, che come scrive nelle note di copertina: “è stato registrato con lo stesso piano Steinway, che suonai la notte in cui John Lennon fu assassinato l'8 Dicembre del 1980. Ero nello Studio A del Record Plant di New York e stavo registrando il mio secondo album, mentre John e Yoko stavano lavorando nello Studio C quella notte”. Pur discostandosi dall’abituale sound rock che caratterizza i dischi di Nile, questi dieci brani ci danno la possibilità di toccare con mano la sua grande abilità nel tracciare eleganti linee melodiche, unite a testi densi di grande lirismo. Il disco affascina sin dal primo ascolto, e pian piano svela aspetti del songwriting di Nile che, sin ora, erano rimasti celati tra i riff delle chitarre elettriche. Personalmente ricordo che, durante il tour in cui ebbi la fortuna di accompagnarlo con Robby Pellati insieme al suo chitarrista spagnolo Jorge Otero, Willie era solito, quando era possibile, ritagliarsi un intermezzo in cui si sedeva al pianoforte ed eseguiva alcuni brani, ed in quelle circostanza capii che quello non era semplicemente un capriccio da artista megalomane, ma piuttosto la dimostrazione di come fosse totalmente libero nell’approcciare il suo songwriting. Willie Nile suona il pianoforte con grande eleganza e musicalità, così come raffinatissimi sono il voicing e gli accordi che sceglie per colorare le linee melodiche, ma ciò che colpisce è l’atmosfera quasi spirituale che pervade ogni brano, quasi il pianoforte lo aprisse ad una dimensione confessionale già rintracciabile in brani come “On The Road To Calvary” del 2004, dedicata a Jeff Buckley. Durante l’ascolto colpiscono brani come la drammatica “Lost”, l’intensa ballad “Gloryland”, e l’introspettiva “I Can Do Crazy (Anymore)”, ma il vero vertice del disco arriva con la poetica “Let Me Be The River”, che rappresenta uno dei vertici più alti del suo songwriting. Insomma, “If I Was A River” è un disco bellissimo, per il quale non finiremo mai di ringraziare Willie per avercelo donato con la sua proverbiale generosità artistica.


Antonio "Rigo" Righetti