Stefano Bollani – Sheik Yer Zappa (Universal, 2014)

Ci vuole un bel coraggio ad affrontare la musica di qualcuno che ha detto frasi del tipo «Senza il mio computer, dovrei ancora chiedere e implorare dei musicisti affinché suonino la mia musica» (Pizzin, 2004). Oppure «è bellissimo [parlando di “Jazz From Hell” – N.d.R.] perché non c’è nemmeno un musicista: le macchine le programmo io e non sbagliano» (Bassoli, 2000). Eppure Frank Zappa resta uno dei musicisti e compositori più amati ed eseguiti, forse perché difficilmente classificabile, impossibile da esaurire, sempre pronto - anche da morto - adoffrire, attraverso l’ascolto della sua musica, qualcosa di nuovo, di ancora mai assimilato. Ci hanno provato in molti, volendo fare qualche esempio, vengono in mente subito i suoi fratelli di musica, The Grandmothers null’altro che gli ex membri degli originari Mothers of Invention. È stata poi la volta dei figli di sangue, Ahmet e Dweezil in modo particolare con lo spettacolo “Zappa plays Zappa” del 2005, omaggio al padre ma anche apprezzabile rivisitazione di quello straordinario repertorio musicale. Ora è la volta di Stefano Bollani, all’attivo un’eclettica carriera al pianoforte attraversando con maestria l’universo della classica o del jazz, e un talento ispirato che costituiscono senza dubbio eccellenti armi per questo cimento. Sette perle zappiane “Cosmik Debris”, “Bobby Brown Goes Down”, “Blessed Relief”, “Eat That Question”, “Peaches En Regalia” e “Uncle Meat”, cui Bollani affianca due suoi inediti (“Male Male” e “Bene Bene”), costituiscono “Sheik Yer Zappa” uscito per l’etichetta Universal Classic. Un titolo pienamente nel solco zappiano, un voluto rimando a “Sheik Yerbouti” del 1978 (ricordate il serioso Zappa sceicco in copertina?) a sua volta presa in giro dell’allora hit pop “Shake Your Booty” dei KC and the Sunshine Band. L’impresa di Bollani è senza dubbio vincente per una serie di ragioni. Per prima cosa tutte le tracce sono state registrate durante alcuni concerti del 2011, lo stesso Zappa amante della rimasterizzazione e reincisione in studio, avrebbe apprezzato ampiamente lo sforzo del pianista milanese di affrontare live le sue complesse “schifezze cosmiche”. In secondo luogo l’esecuzione non è mai pedissequa riproposizione senza lampi della turbinosa materia musicale zappiana. Bollani, coadiuvato da Jason Adasiewicz al vibrafono, Josh Roseman al trombone, Larry Grenadier al contrabbasso, Jim Black alla batteria, si prende l’onere, il rischio ma perché no anche la soddisfazione, di improvvisare su Zappa. Un’eresia? Assolutamente no! Lo stesso maestro di Baltimora era il primo a prendere assoli live di altri suoi brani, invenzioni ed intuizioni eseguiti estemporaneamente durante le prove dai suoi musicisti, e costruirci poi a casa un nuovo brano. Bollani dimostra così in questo suo 30simo album di aver fatto propria la lezione di Zappa «se sai dove la melodia ha intenzione di andare, quanto tempo ci vuole per arrivarci e che cosa ha intenzione di fare quando ci arriverà, allora perché preoccuparsi di ascoltarla» (intervista di Leigh Nigel, 1993). Eppure temo che davanti al talento del pianista milanese il maestro di Baltimora avrebbe cantato come in “Cosmic Debris”: «Ma non lo sai che potresti far più soldi come macellaio? Perciò non buttare via il tuo tempo con me!». Il solito inconfondibile Zappa! 


Guido De Rosa