Naomi Berrill - From The Ground (Musicamorfosi/Master Music, 2014)

Giovane violoncellista e cantante irlandese, ma fiorentina di adozione, Naomi Berrill ha di recente dato alle stampe il suo disco di debutto “From The Ground”, nel quale ha raccolto tredici arrangiamenti originali in cui il suo originale approccio stilistico e vocale riescono a far convivere brani di Debussy, Schumann, Purcell e Borodin con quelli di Paul Simon, Romberg & Hammerstein, Vincent Courtois, Pete Seeger, Nick Drake ed Emiliana Torrini, con la presenza di un brano originale inedito, una vera perla di un minuto e cinquanta secondi firmata da Almut Schlichting. Illuminante per comprendere la genesi di questo disco è quanto scrive nella presentazione la stessa Berrill: “La fonte di ispirazione, che ha portato a From the Ground è il senso di profondo rispetto che nutro per la terra e per l’ambiente, un sentimento che attraversa tutta la mia musica. La scelta dei brani e degli arrangiamenti è stata influenzata dal pensiero che la musica provenga dalle viscere della terra e che vada “raccolta” con rispetto ed amore per poterla fare ascoltare al pubblico”. Concepito e realizzato tra Firenze, Roma e Milano, passando dalla Scozia e soprattutto dalla natia Irlanda, “From the Ground” è un disco solido, caratterizzato da sonorità magiche e vibranti in cui il violoncello, suonato quasi fosse una chitarra, incontra la voce lieve e magica della Berrill, facendo emergere una grande sensibilità musicale, ma soprattutto la sua solida formazione maturata in ambiti artistici differenti, ma soprattutto al fianco dei suoi genitori. Durante l’ascolto ciò che colpisce è come la voce della giovane artista irlandese con il suo tono infantile e quasi fiabesco, si sposi alla perfezione con quella che ottiene dal suo violoncello, suonato con precisione con l’archetto, ma anche semplicemente pizzicato per evocare le frequenze basse di un contrabbasso. Se per certi versi il suo approccio sembra ricordare quello di Agnes Obel, andando più a fondo scopriamo la Berrill spingersi senza paura ora verso il rock come nel caso della bella versione “Feelin’ Groovy” di Simon & Garfunkel, ora verso il folk anthem “Where Have All The Flowers Gone?” scritta nel 1955 dal grande Pete Seeger, qui riproposta in modo assolutamente originale e credibile. Se straordinaria è la gamma di colori sonori che la Berrill è in grado di far scaturire dal suo violoncello, la caratteristica childish della sua voce sembra rimandare alla meravigliosa Rickie Lee Jones, titolare di alcuni dei dischi più belli della storia della vocalità musicale femminile. Insomma “From The Ground” è una sorta di oasi sonora in un mondo che in genere picchia e suona forte, ma lasciarsi avvolgere e cullare dal suo ascolto non significa solo ascoltare musica riposante, ma piuttosto un disco dalle sonorità ricercate e dagli arrangiamenti per nulla scontati.


Antonio "Rigo" Righetti