Timisoara Pinto, Lavorare con lentezza. Enzo De Re, il corpofonista, Squi[libri], 2014, Libro con 2 CD, pp. 304, Euro 25,00

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L’irriducibile sregolatezza di Enzo Del Re (1944-2011) è già tutta nel ricordo-prefazione di Giovanna Marini che apre questa coinvolgente cronistoria del musicista molese, scritta da Timisoara Pinto, giornalista, storica della canzone d’autore e conduttrice radiofonica Rai. Proprio l’alterità assoluta di Del Re, la sua non riconducibilità a schemi prestabiliti (sia quelli egemonici sia quelli delle culture cosiddette alternative) spinge l’autrice a iniziare la sua trattazione con le testimonianze dei tanti che hanno conosciuto e frequentato Del Re, di quelli che hanno fatto apprezzare la sua arte di cantastorie e intransigente performer, di cantore di lotta più che di cantore folk, come se soltanto una coralità potesse svelare la complessità del personaggio, che la smemoratezza colpevole di questo Paese rischiava di archiviare o peggio di relegare nel fosco buio di una stagione drammatica e contraddittoria, ma fortemente creativa. Certo musicisti di matrice pop e folk hanno cantato Del Re, anche in vita, lo hanno rimesso al centro dell’attenzione (uno fra tanti: Capossela al concerto del Primo Maggio nel 2010, ma non è stato certo il primo), provando a scardinare la coltre di ignoranza mediatica e culturale. Ora, dopo la sua scomparsa tutti i quotidiani nazionali e locali fanno a gara a parlarne in termini lusinghieri. In realtà, quanti in vita gli hanno dato veramente credito? Perciò è importante dare rilevanza a un lavoro sincero e intenso, dal quale risalta anche la passionalità dell’autrice, che ricostruisce l’avventura umana e artistica di Del Re. Figlio della cultura orale, musicista autodidatta, proletario e libertario, non addomesticabile da discografici e direttori artistici né tantomeno dagli “impresari di partito”. Del suo stare in scena, si è parlato a ragione come di un rapper ante litteram. Artista dal poetare surreale, provvisto di straordinario senso del ritmo, Enzo accompagnava il suo canto litanico, beffardo e corrosivo, con lo schioccare la lingua, percuotendo sedie, valigie e oggetti poveri. Pinto procede nella ricognizione dando la parola ha chi ha condiviso la strada dell’artista pugliese degli anni ’60 e ’70, a cominciare dal lucano Antonio Infantino, anch’egli visionario e irrefrenabile cantore del mondo popolare. È questo uno dei punti di forza del libro: non solo dare conto della stagione di recupero della tradizionale musicale orale (che fu anche idealizzazione romantica dell’alterità popolare, “ritinteggiata di rosso”, come ha scritto Bruno Pianta), ma anche portarci dentro quelle memorabili esperienze musicali e teatrali di cui Del Re è stato protagonista con altre personalità della cultura italiana. Da “Ci ragiono e canto 2” di Dario Fo alle rappresentazioni con Nuova Scena, da Teatro Operaio ai Circoli Ottobre. È il tempo dei movimenti giovanili, dell’aspirazione a sovvertire le relazioni per rifondare i rapporti di potere, mettendo in discussione l’alienazione del lavoro: non è un caso che la sua canzone “Lavorare con lentezza” diventasse la sigla dei programmi della bolognese Radio Alice. Poi, ci furono il ritorno nella sua Mola di Bari, il rientro sulle scene all’inizio del nuovo millennio. Infine, arrivò la “riscoperta” degli ultimi anni: non solo quella di Tetês de Bois, Giuseppe De Trizio, Daniele Sepe e Capossela, tra gli altri, ma anche quella del bel documentario di Nicola Morisco e Daniele Trevisi in viaggio tra i cantastorie di Puglia. Oltre al consueto apparato iconografico, rilevante come in altre occasioni – uno dei pregi dei libri dell’editore romano Squilibri - il volume è accompagnato da due CD (i cui testi sono tutti presentati e trascritti nel volume). Nel primo disco si sussegue una bella scelta antologica di diciannove brani del repertorio di Enzo Del Re, altrimenti non facilmente ascoltabili, perché i suoi dischi erano autoprodotti: da “Tengo 'na voglia e fa niente" a “La 124”, da “U cant d’ navignat” a “Tonino Micciché”, da "Povera gente" ad "Avola", passando naturalmente per “Lavorare con lentezza". Anche il secondo disco offre diciannove canzoni, questa volta registrate dal vivo a Mola di Bari nel 2011, nel corso di “Viva Del Re, il primo tributo alla memoria di una figura di artista singolare, organizzato tra gli altri proprio dall’autrice del volume, con la partecipazione di numerosi artisti (Radicanto, Faraualla, Capossela,Teresa De Sio, Antonio Infantino, Andrea Satta, Luca Nuzzo, Tonino Zurlo, Alessio Lega, Piero Nissim). Diciamo davvero grazie a Timi Pinto per aver contribuito a squarciare il velo dell’oblio con questo emozionante ritratto del corpofonista. 


Ciro De Rosa