Sans – Live (Cloud Valley Music, 2014)

Sans è il nome che cela il quartetto guidato da Andrew Cronshaw, uno dei polistrumentisti della scena folk inglese più aperti alle esperienze musicali interculturali e rinomata penna del prestigioso mensile britannico “fRoots”, ospitata anche sulle nostre pagine di “Blogfoolk”. Il curriculum di Cronshaw (zither elettrico, marovantele, fujara, kantele a 5 corde) è la personificazione di un erratico, irrequieto ma approfondito vagare nei suoni e nei timbri del folklore europeo, con una predilezione soprattutto per il mondo nordico e dell’Est europeo. “Sans”, mi dice Cronshaw, «è una parola che può assumere qualsiasi significato: “senza” in francese, “senso” in svedese, “respiro” in hindi. In ogni modo, è una parola semplice e diretta». Con l’inglese c’è un composito trio in un dialogo sonoro che raggiunge i territori dell’improvvisazione, costituito dalla vocalist finlandese Sanna Kurki-Suonio, dall’armeno Tigran Aleksanyan, virtuoso del duduk, e dall’altrettanto eclettico Ian Blake (i folkettari più attempati lo ricorderanno con i Pyewackett, la Mellostock Band o come accompagnatore di June Tabor) al clarinetto basso e al sax soprano. Le sette tracce dell’album sono state registrate in presa diretta nel dicembre 2013 nel corso di un tour nelle Fiandre. Con un organico di strumenti principalmente melodici prende forma un lavoro che viaggia su costruzioni sonore liriche, a tratti elegiache, perfino oniriche, ma sempre avvolgenti. La band attinge a differenti temi popolari profani e religiosi, provenienti dalla tradizione gaelica di Scozia, inglese, armena, finlandese ed estone. Tuttavia, non ci si trova di fronte ad un posticcio mélange di esotiche decorazioni etniche, piuttosto si è avvinti dal tessuto sonoro compatto e affascinante prodotto dal quartetto, a partire dai 13 minuti iniziali di “Läksin minä kesäyönä kaymään”, dove una melodia tradizionale armena suonata al duduk si compenetra con il canto finnico. Altri passaggi incisivi li troviamo nella rilettura del lamento tradizionale “Omenakukka”, che cita nell’incipit una canzone popolare d’amore inglese, e in “Peter Pan”, con le superlative voci del duduk e di Sanna Kurki-Suonio. Che dire poi della incantevole convergenza di fiati – clarinetto basso, duduk e fujara – in “Tuuli”? Per saperne di più, rintracciateli senza indugio su www.cloudvalley.com

Ciro De Rosa