Hal Ketchum - I’m The Troubadour (Music Road Records/Proper, 2014)

La storia di Hal Ketchum è di quelle che fanno commuovere, ma che dimostrano la forza che può infondere la musica nell’affrontare la malattia. Nel giugno del 1998, infatti, a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione di “I Saw The Light”, uno dei suoi dischi più belli gli venne diagnosticato una mielite trasversa acuta, un raro disturbo neurologico, che in breve tempo lo condusse ad una paralisi parziale del suo corpo. Dopo molti sacrifici, e una riabilitazione durata quasi un anno, durante la quale fu costretto a reimparare a suonare, il cantautore texano, tornò in pista. Da allora, nonostante la difficile convivenza con la malattia, Ketchum ha coltivato una propria carriera di attore, e ha raccolto ottimi successi con dischi di tutto rispetto come “King Of Love” del 2003 e “Father Time” del 2008, arrivando ad essere considerato un vero e proprio artista di culto per la sua capacità di coniugare le sonorità del country con il groove della soul music. Proprio da questa particolare formula, parte il suo nuovo album “I’M The Troubadour”, disco prodotto da Jimmy LaFave, e che raccoglie ben quindici brani, in cui oltre a confermare tutte le sue doti songwriter, il texano ci offre un affresco affascinante di tutte le sue ispirazioni a 360°. La sua voce, calda ed avvolgente, si inserisce perfettamente in un panorama sonoro di grande eleganza, dominato dagli intrecci chitarristici, e perfettamente curato da LaFave, che è riuscito a valorizzare al massimo ogni brano. Nelle storie di Ketchum si intrecciano momenti riflessivi, storie di amori finiti male, e di altri che crescono come cactus con i fiori protetti dalle spine, ma nel complesso ciò che tocca nel profondo è la sua capacità di mettersi a nudo, raccontando sé stesso. “I’m The Troubadour” è la dimostrazione di come trovare le motivazioni per fare musica, nel senso di confezionarla, è cosa difficile e complessa, in quanto ciò che una volta rientrava in un processo creativo semplice, oggi ha assunto è diventata una sfida per l’autostima, dove ad ogni curva devi trovare stimoli nuovi per andare avanti. Ketchum ci è riuscito partendo dalle sue difficoltà nel convivere con la malattia, dando vita ad un disco di grande gusto, che unisce spinte country-rock con un elegante gusto per il cantautorato. Come ormai abbiamo ben imparato, negli States, quando decidono di fare un bel disco fregandosene del mercato, ci riescono perfettamente.


Antonio "Rigo" Righetti