Musicapopolareitaliana.com, il portale interattivo per promuovere l’Italia attraverso la musica tradizionale

Lanciato ufficialmente lo scorso 22 luglio, nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, il portale www.musicapopolareitaliana.com nasce dalla collaborazione tra la società New Media Farm di Latina, e la Triumph Group International, che hanno unito le forze per dare vita ad una piattaforma, in italiano ed inglese, che coniugasse innovazione e creatività, offrendo non solo un occasione preziosa di promozione per gli addetti ai lavori del settore, ma anche un agile strumento di informazione per gli appassionati. Questa vetrina “attiva” racconta e promuove così l’immagine della nostra penisola, offrendo ad artisti, gruppi, agenzie, organizzatori, festiva, consorzi, ed istituzioni la possibilità di creare uno spazio completamente autogestito, nel quale inserire aggiornamenti continui sulle loro attività. La base di partenza di questo progetto è un ricchissimo archivio di base, che raccoglie al momento 1.500 tra artisti e band, 15.000 videoclip, scuole di ballo e canto, nonché una sezione eventi che vanta già 13.000 utenti unici e 16.000 visite, e più di 22.000 utenti sui social network (tra cui Facebook, Twitter e Youtube). Ad ampliare l’offerta ci sono anche due applicazioni progettate per iTunes e Google Play, ma soprattutto dei focus di approfondimento divisi per tematiche aree geografiche, stagioni, nonché una sezione Wiki glossario sugli strumenti e i balli tradizionali, un canale YouTube, e i preziosi Blog d’autore che ospitano gli interventi di artisti del calibro di Ambrogio Sparagna, Antonio Infantino, Francesco Fiore e Mimmo Epifani. Abbiamo incontrato Domenico Di Resta e Fabio D’Auria, che hanno ideato e promosso www.musicapopolareitaliana.com, per farci raccontare la genesi di questo progetto, le fasi di sviluppo a cui è giunto, e le successive e future evoluzioni che lo caratterizzeranno. 

Come nasce il progetto “Musica Popolare Italiana”? 
Domenico Di Resta – Qualche anno fa la Regione Lazio emanò un bando per la creazione di un polo di documentazione e studio per la musica popolare, e con la nostra società presentammo un progetto, per il quale avevamo effettuato anche una serie di studi di marketing. Il nostro progetto fu accettato, e furono anche stanziati i finanziamenti, tuttavia con il cambio della giunta regionale, vennero cancellati i fondi, insieme a tutti gli altri interventi sulla cultura. 
Fabio D’Auria - Era un progetto molto interessante, perché oltre all’importanza culturale, prevedeva anche il recupero di un edificio originariamente destinato ad attività culturali e musicali, un ex teatro, poi diventato un cinema, ma che attualmente è rimasto vuoto ed inutilizzato. 
Domenico Di Resta - La nostra società si occupa abitualmente di marketing e di sviluppo locale, è una start up innovativa che si occupa di nuove tecnologie applicate allo sviluppo locale, in modo particolare di editoria digitale, e piattaforme multimediali. Stiamo sviluppando una serie di progetti editoriali che riguardano tematismi che caratterizzano i territori. In quest’ambito “Musica Popolare Italiana” è la prima piattaforma di un progetto più complesso che nei prossimi mesi, vedrà la creazione in parallelo di altri quattro portali, che mettano insieme tutto quanto possa essere importante a livello locale. Se ad esempio in una determinata regione c’è un prodotto tipico, non andiamo a scegliere il grande produttore che magari ha già i suoi canali, ma cerchiamo di valorizzare quelle realtà che per acquisire visibilità hanno bisogno di essere parte di una rete, e da questo traggono forza. I settori che scegliamo sono quelli in cui rapporto con il territorio e la cultura del territorio è un elemento in più che caratterizza il prodotto. Ci sono anche prodotti che sono localizzati in un territorio ma non hanno nessun legame con esso. Invece alcune produzioni alimentari, alcune maestrie artigiane, sono fortemente legate al territorio e dal territorio trovano alimento per caratterizzarsi. 

Dal punto di vista concettuale come si struttura “Musica Popolare Italiana”? 
Fabio D’Auria – “Musica Popolare Italiana” è la prima piattaforma con una sua autonomia tematica, ma è inserita in una rete più ampia dedicata alla valorizzazione delle realtà locali. I due obiettivi fondamentali sono quello di mettere in rete la scena della musica popolare, e in parallelo valorizzare il territorio. 
Domenico Di Resta - Abbiamo cercato di dar vita ad un aggregatore. Quando abbiamo studiato la presenza sulla rete abbiamo notato che c’è tantissimo sulla musica popolare, si va dalle riviste online come Blogfoolk a quelle realtà che fanno semplice informazione, fino a toccare la realtà assai frammentata di artisti e gruppi, che si muovono in modo abbastanza sconclusionato anche sui social network. Il nostro intento non era quello di creare qualcosa che si aggiungesse a tutto questo, perché non volevamo essere un duplicato di nessuna realtà, ma piuttosto volevamo che la nostra piattaforma fosse una vetrina, un contenitore che valorizzasse le realtà locali su cui i riflettori difficilmente si accendono, anche sulla rete. 

Alla base di “Musica Popolare Italiana” c’è un ben preciso modello di business? 
Fabio D’Auria - Il nostro modello di business è fondato sulla pubblicità che non è quella classica, ma è intesa come progetti editoriali ad hoc di valorizzazione territoriale. In futuro forse potremmo ospitare anche pubblicità in senso stretto, ma per la caratteristica della piattaforma non vogliamo fare cose che stonino con quello che il tema focale del progetto. Noi stiamo puntando alla realizzazione di un progetto di marketing innovativo, che nasca proprio dal fare rete. Ad esempio abbiamo lavorato sull’area dei Lepini, nella provincia di Latina, e per l’occasione abbiamo creato un progetto editoriale che partiva dai contenuti della nostra piattaforma, ma che si è concretizzato in un catalogo, un microsito, e tutta una serie di azioni promozionali che mirassero a favorire lo sviluppo locale. 
Domenico Di Resta - Il nostro obbiettivo è quello di costruire intorno al tema della valorizzazione dei territori un offerta diversificata. Oggi i territori periferici non hanno forze e capacità di muoversi differenziandosi, tuttavia è necessario valorizzare le peculiarità specifiche e lavorare per mantenere vive le tradizioni. Questo è ciò che vogliamo valorizzare, ma è anche ciò che ci consentirà di aumentare la visibilità del sito, i contatti unici, e in futuro a farlo diventare una piattaforma appetibile anche per realtà più importanti. 

Come si accede a questo circuito? 
Fabio D’Auria - Gli artisti e i gruppi entrano nella nostra rete in modo gratuito, ma per quanti sono interessati abbiamo anche servizi più specifici per un progetti di comunicazione a più ampia scala.
Domenico Di Resta - Ogni artista o gruppo registrandosi sulla nostra piattaforma ha un proprio spazio dedicato nel quale può pubblicare gli tutti gli eventi che lo riguardano, oltre ad una propria scheda di presentazione. Spesso per sostenere i vari eventi pubblichiamo anche articoli ad hoc, ma qualora volessero avvalersi del nostro supporto offriamo anche dei servizi specifici per le campagne di comunicazione sui social network da un mese prima ad un mese dopo l’evento. Ovviamente abbiamo tenuto conto anche del fatto che nella scena della musica popolare italiana c’è una carenza di fondi enorme. Quando abbiamo fatto la presentazione del progetto a Roma, ci venivano fatte delle domande come se fossimo noi le istituzioni che avrebbero dovuto sostenere i loro progetti. 

Fare rete nel mondo della musica popolare è molto difficile, perché ci si scontra sempre con personalismi, individualismi, recinti difficili da valicare… 
Fabio D’Auria - La nostra forza è che la nostra società non è parte del mondo della musica popolare. Noi stiamo dando delle opportunità di visibilità, e possibilmente scambiare visibilità, laddove è possibile. Questa è la nostra logica. 

Qual è stato il vostro punto di partenza metodologico in questo progetto? 
Domenico Di Resta - Noi ragioniamo sulla base delle catene di valore specifico, il valore di ogni settore è dato da un insieme di contenuti diretti o indiretti che completano la valorizzazione di quell’espressione culturale. Chi genera contenuti per noi è un sogetto di una filiera di produzione. La nostra scommessa è quella di mantenere un equilibrio giusto tra la spontaneità della musica popolare e l’alta professionalità di chi gestisce il marketing che sembrerebbero stridere un po’, ma ci sono tanti appassionati, che sebbene limitati musicalmente animano il territorio con grande passione. 

Dal punto di vista tecnico come gestite “Musica Popolare Italiana”? 
Domenico Di Resta - La nostra piattaforma è costruita sulla base di WordPress e ha un codice cms molto semplice. Tutti possono scrivere nelle proprie pagine, se registrati. Chi invece è accreditato dal sistema può gestire uno spazio proprio come nel caso dei Blog D’Autore. Come base di partenza abbiamo creato un archivio molto ampio, nel quale sono raccolti anche quindicimila video di YouTube categorizzati per genere e per regione, un lavoro per il quale abbiamo impiegato oltre quindici mesi di lavoro. Nel prossimo futuro implementeremo una webtv e una webradio, che contribuiranno alla valorizzazione dei contenuti, con speciali tematici, o focus sulle feste, o ancora con video promozionali legati ad un territorio specifico. 

Avete appena citato i Blog D’Autore, che mi sembrano una delle peculiarità di “Musica Popolare Italiana”… 
Domenico Di Resta - I Blog d’autore sono gestiti in autonomia da alcuni artisti come Ambrogio Sparagna, Antonio Giordano o ancora Mimmo Epifani, con loro abbiamo concordato una linea editoriale e con cadenza fisse ci inviano dei contributi. Con Ambrogio Sparagna abbiamo già realizzanto alcune videointerviste tematiche, mentre la prossima sarà dedicata al nuovo spettacolo sui canti di guerra. Prossimamente ospiteremo anche Tonino Cau, una delle voci dei Tenores di Noeneli. Antonio Infantino ha in animo di pubblicare un libro con noi, e presto comincerà a mandarci i materiali per i quali noi cureremo le edizioni. “Musica Popolare Italiana” però si arricchisce di contenuti ogni giorno… 
Fabio D’Auria - Abbiamo quotidianamente una media di tre post curati direttamente dalla nostra redazione, alla quale collaborano diversi appassionati tra cui un autore della Rai. C’è poi chi si dedica ai social media, ma sempre seguendo una pianificazione ben precisa per segnalare gli eventi per tempo, e una linea editoriale rigorosa. 

Quali sono i prossimi sviluppi del progetto “Musica Popolare Italiana”? F
Fabio D’Auria - Abbiamo chiuso la prima fase del progetto, e presto arriverà un upgrade tecnico della piattaforma nella quale verranno implementate nuove funzioni. Noi siamo un impresa culturale, ma in quanto soggetto economico abbiamo esigenza di avere un business plan preciso. Il prossimo step si concretizzerà con cinque portali tematici sulla Bella Italia, a cui nel 2015 seguiranno ulteriori sviluppi. Abbiamo l’ambizione di essere un editore specializzato sulle tipicità italiane, e come punto di partenza abbiamo scelto la colonna sonora della nostra terra, la musica popolare. 

Siete attivi anche sul fronte della ricerca etnomusicologica… 
Domenico Di Resta - Abbiamo affiancato all’attività della piattaforma “Musica Popolare Italiana” anche un associazione no profit che sarà la base del progetto archivi digitali dedicati alla tradizione italiana. Il primo corpus di registrazioni a cui ci dedicheremo è quello che riguarda Graziella Di Prospero, cantrice e ricercatrice di Sezze (Lt), che con suo marito realizzò numerose ricerche in ambito etnomusicologico. Dovremmo acquisire per intero il suo archivio, e subito dopo dovremmo partire per una fase di digitalizzazione completa dello stesso. 

Concludendo, “Musica Popolare Italiana” è una scommessa dal punto di vista economico... 
Fabio D’Auria – Siamo titolari di un gruppo di società che si occupano di marketing, editoria, web marketing, e sviluppo tecnologico. Queste realtà si integrano tra loro, e lavorano unitamente e disgiuntamente in diversi ambiti. Facciamo anche finanza agevolata per lo sviluppo di nuovi progetti imprenditoriali, ma sempre nell’ottica della collaborazione con altre realtà, e della diversificazione dei vari interessi. Abbiamo avuto modo di collaborare con enti pubblici, centri di ricerca, ed università, ma il nostro punto di partenza è stato sempre quello di creare una rete, nella quale anche nei momenti di difficoltà, c’è sempre la possibilità di ricavare utili da altri progetti paralleli. Siamo molto attenti ai bandi sulle startup per le quali sono previsti prestiti agevolati, e noi stessi ci siamo trovati a dover fare da garanti per la partecipazioni di alcune università a progetti di questo tipo.

Salvatore Esposito