Mosaik – Całe Szczęście (Verge Sound, 2014)

Provengono dalla vitalissima scena della “nova tradycja” polacca, hanno mietuto riconoscimenti in patria, impressionando per il loro eclettico mix di musica medievale, tradizione popolare, timbri e melodie mediorientali, spunti ambient, jazz ed improvvisativi. Prodotto grazie al crowdfunding, “Całe szczęście” è il terzo album del quintetto di Varsavia (dagli esordi hanno modificato l’ortografia del proprio nome, mutando la “c” finale in “k”), che annovera Jolanta Kossakowska (canto, fidula, gęśle), Zofia Kolbe-Wojdyr (gaita gallega, flauti, percussioni, canto), Mateusz Szemraj (ūd, mandola, cymbały), Wojciech Lubertowicz (percussioni a tamburo e a cornice, duduk), Bart Pałyga (scacciapensieri e wsap: un piccolo basso a tre corde suonato con archetto, dalla foggia molto peculiare, che è quasi una scultura, costruito dall’artista polacco Andrzej Król). “Con Buona Sorte” o “Fortunatamente”, questa è all’incirca la traduzione del titolo del CD, è stato registrato in un rifugio trasformato in studio di registrazione: ritrovatisi in una notte di giugno, rischiarata dalla luna, ai piedi di una montagna con strumenti, sacchi a pelo, impianto di registrazione e famiglia al seguito, i nostri Mosaik si sono inerpicati in cima per sviluppare e suonare la loro musica. Una settimana di session ha originato questo disco di undici tracce, rielaborate dalla tradizione popolare polacca. Un lavoro davvero coinvolgente, ricco di tinte sonore, a cominciare dalla doppietta d’apertura: “Kośnik” (“Il mietitore”) e “Gąski” (“Oca”), brani fitti di tensioni e suggestioni. Si muove negli spazi aperti del linguaggio jazzistico “Jegodziny” (“Mirtilli”). Dal canto nuziale “Gracyki” (“I Musicisti”) si passa alla fisionomia ipnotica di “Lubię Chłopców” (“Mi piacciono i ragazzi”), che è tra i vertici del disco. Invece, profuma d’antico la linea melodica di “Wieśniaczék” (“Contadino”). Fascinosa l’apertura di duduk in “Leci Konisio” (“Cavallo al galoppo”), composizione in cui si erge ancora la bella voce di Jolanta, mentre all’intreccio strumentale concorrono cetra, flauto, violino e percussioni. È un canto natalizio di carattere non religioso, intonato nel corso di visite rituali delle giovani nubili nel periodo di Natale. La canzone è indirizzata ad un giovane, sul quale una ragazza ha messo gli occhi, sperando che possa diventare il suo futuro sposo. Invece, “Rano rano” (“Al mattino”) è la storia drammatica di sapore horror di una giovane “peccatrice” rapita dal diavolo, mentre una domenica mattina è intenta a raccogliere erbe in una foresta. Notevole il crescendo strumentale, con la gaita in primo piano (in realtà è usato direttamente il chanter della cornamusa senza insufflare aria nella sacca) di “A wyjdźże ty”. Si volge verso il Medio Oriente “Kujawiaczek”, una danza tradizionale impreziosita dal tocco di ūd di Mateusz Szemraj e dal violino della Kossakowska. Da ascoltare in cuffia, la divertente traccia finale (“Wszyscy przyjechali”, che significa “E tutti vennero”), “registrata sul campo”, che dà il senso dei festeggiamenti a conclusione del lavoro, nella quale non mancano neppure i tuoni. Cercate “Całe szczęście” senza remore su www.mosaik.pl


Ciro De Rosa