Sette Bocche – Simm Sett’ Ott’ E Nuje (Associazione Culturale Saltinballi, 2014)

Collettivo di musicisti della provincia di Salerno, i Sette Bocche nascono nel 2004 con l’intento di riscoprire la tradizione musicale appartenente all'area dei Monti e dell’Agro Picentino, andando alla ricerca della fonte della tradizione popolare, proprio come quella sorgente naturale situata sulle colline tra Giffoni e Faiano, la cui l'acqua sgorga da sette punti ravvicinati a cui è ispirato il loro nome. Se la leggenda racconta che quell’acqua delle sette bocche possedesse proprietà magiche che favorivano lo sbocciare di nuovi amori, l’acqua della tradizione a cui si abbevera questo interessante collettivo di musicisti ha dato vita ad una originale cifra stilistica che mescola allegria, passione e magia. In questo senso non è stata casuale la scelta di creare una sorta di gruppo a geometria variabile, che vede la presenza di un nutrito gruppo di musicisti composto da Alessio Piccolo (tamburi a cornice e rullante), Angelo Plaitano (voce e chitarra), Antonio Rizzo (basso elettrico, putipù, e voce), Alfredo Marraffa (flauti), Daniela Dentato (voce, tamburo a cornice e castagnette), Nicola Tommasini (voce, e fisarmonica), Osvaldo Costabile (violino, voce, e Peroni 1846), a cui si aggiungono anche Carmelo Delle Donne (piffero di canna), Ciro Marraffa (mandolino), Francesca La Ragione (Tammorra), Gennaro “Zio Rino” Romano (tammorra), Luca Capasso (chitarra), Valerio Celentano (chitarra), Fausta Fiorillo (voce). A distanza di dieci anni dal loro esordio, i Sette Bocche hanno di recente dato alle stampe il loro primo album “Simm Sett’ Ott’ E Nuje”, che attraverso dieci brani ripercorre le tappe del loro percorso di ricerca. Angelo Plaitano, voce e chitarra del gruppo, a riguardo spiega: “Dopo il ritrovamento di alcuni reperti audio e a seguito della ricerca effettuata con il Sistema Turistico Locale dei Picentini, eravamo orientati alla realizzazione di un lavoro quasi esclusivamente documentaristico, ma tale scelta non avrebbe reso giustizia alla nostra necessità di fare spettacolo, alla nostra passione per il teatro e ai nostri gusti musicali. Ecco quindi perché qui trovano spazio brani classici recitati, brani ballabili, stravolgimenti in chiave progressive, brani d'autore e arrangiamenti pop di brani tradizionali. Il tutto è tenuto insieme da un filo invisibile rappresentato dalle voci dei reperti audio che accompagnano l'ascolto”. Ad illustrare questo cammino fatto di tanta passione ed impegno nelle ricerche sul campo, nel curato booklet del disco è presente una cartina nella quale sono riportati accuratamente i riferimenti geografici dei vari brani, dei quali sono presenti delle esaustive note esplicative. Il viaggio insieme ai Sette Bocche parte dall’inedito “Simm Sett’ Ott’ E Nuje”, una moderna “Mazzate Pesanti” che mette alla berlina quanti si avvicinano alla musica tradizionale con poco rispetto, e nella quale fanno capolino le voci campionate della Signora “Nunzia di Torre” a cui è andata distrutta la casa e le cui lamentele in dialetto sono diventate un tormentone, di Roberto De Simone e Totò. Da una registrazione sul campo del 1980 arriva la voce di Maria Spisso, che ci introduce al travolgente canto sul tamburo “Tammurriata Dell’Agro Picentino”, in cui spicca la tammorra suonata da Gennaro Romano, e nella quale scopriamo una fronna tratta dai “Canti Popolari Raccolti in San Cipriano Picentino” da Benedetto Croce nel 1884. Si resta nell’area del Picentino con “Passo E Rullata Per San Michele”, forma musicale dal carattere quasi militare legata alla questua e alle processioni per il santo patrono di Olevano Sul Tusciano (Sa). La voce di Angelo Plataino interpreta magistralmente l’antico tradizionale “Lo Guarracino”, mentre con “Pizzica di San Vito Dei Normanni” registriamo un rispettoso e misurato omaggio alla tradizione salentina, che si inserisce perfettamente nel concept di questo album, documentando un ulteriore ambito di ricerca dei Sette Bocche. La voce di Maria Spisso fa da preludio anche al folk-prog di “Rancio e Mosca”, altro esempio dell’energia del gruppo campano, ma è con la toccante versione del canto devozionale “Madonna Delle Grazie”, che si tocca il vertice del disco. Se “Pizzica Per Chitarra”, in cui brilla la tecnica chitarristica di Angelo Plataino, è un omaggio alla memoria di Angelo Vassallo, la successiva “San Nicola Varco” è il secondo inedito del disco in cui viene cantato il dramma dei tanti extracomunitari giunti in Italia con la speranza di un lavoro, e che si sono ritrovati ad essere sfruttati e schiacciati dal caporalato. Sul finale è ancora la protagonista la voce di Maria Spisso che apre la strada a “Mannaggia E Femmene”, un canto delle donne impegnate nel lavoro dei campi, spesso oggetto di molestie da parte dei padroni, e che non potendosi ribellare utilizzavano queste strofe per lanciare invettive contro chi approfittava di loro. A sorpresa arriva poi una scanzonata bonus track in cui i Sette Bocche sono fotografati in un momento di svago musicale alle prese con “O’ Matrimonio” , brano divertentissimo di cui ne consigliamo l’ascolto per comprendere tutto il loro entusiasmo nell’approcciare la tradizione della loro terra. 


Salvatore Esposito