Intervista con Pierpaolo Caputo

Formatosi sotto la guida del Maestro Fernando Grillo, storica figura della musica europea contemporanea della seconda metà del Novecento, Pierpaolo Caputo vanta un percorso di studi di grande prestigio speso tra la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Perugia, e il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, dove frequenta le classi di Contrabbasso, di viola da gamba con il Maestro Bruno Re e di musica elettronica con il maestro Giorgio Nottoli. Nel corso della sua carriera ha partecipato, sonorizzando, numerosi festival come la Biennale di Venezia ed il Festival Internazionale della Fotografia, e ha partecipato alla realizzazione del documentario ufficiale degli artisti italiani sul Moog. Ha inciso numerosi dischi con lo pseudonimo Spirangle, tanto da solista quanto come ospite, e negli anni è diventato endorser per Moog Music, guadagnandosi la definizione di “the master of Moogerfoogers” da Mike Adams, presidente della Moog Music, Jazz Mutant, Novation, Arturia, Propellerhead, Metric Halo, e Midiware di cui è anche consulente tecnico. Ha collaborato con i vari esponenti dell’avanguardia contemporanea e del jazz elettronico, nonché con la Re-Production per la realizzazione di alcuni documentari. E’ stato tra i fondatori degli Oxicrat, e del trio jazzadelic Nkisi. Collezionista di strumenti elettronici antichi e costruttore sin da piccolo di macchine elettroniche, Pierpaolo Caputo suona principalmente sintetizzatori, ghironde elettriche, strumenti a corda ed ad arco, abbracciando culture musicali diverse dalla world music all’elettronica dalla noise alla techno, fino a toccare il jazz e il rock. Il suo percorso di ricerca sonoro a tutto campo, negli ultimi anni si è soffermato sulla progettazione e la realizzazione di un modello sperimentale di ghironda elettronica. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare le fasi realizzative di questo sorprendente progetto. 




Come nasce questa passione per la ghironda, e quali sono gli esperimenti che hai fatto in questi anni sulla gironda elettronica? 
La passione per la ghironda nasce da piccolo, quando vidi su un libro di favole un disegno di un elfo con questa curiosa scatola con la manovella, e mi incuriosì moltissimo. Col tempo mi sono documentato su cosa fosse quello strano strumento, e sono arrivato alla ghironda. Fin dall’inizio mi è stato chiaro che ero di fronte ad uno strumento con delle chiare ed oggettive limitazioni, sia dal punto di vista dinamico e timbrico, sia da quello delle tonalità. E’ uno strumento che è sempre stato collegato molto alla musica tradizionale, per tipologia specifica di suono e carattere esecutivo. La mia ricerca è cominciata partendo dallo strumento tradizionale, ed attraverso sia delle innovazioni tecnologiche e meccaniche sulla struttura, sia con la ricerca di nuove tecniche esecutive, sono arrivato a cercare delle strade per poter superare i limiti di questo strumento, anche per sperimentarlo in ambienti non propriamente classici, nell’avanguardia jazz, in contesti rock più duri, non solo quindi nella musica antica o tradizionale. In realtà questo strumento ha avuto molte evoluzioni negli anni, soprattutto nell’ambito della musica francese che ha contribuito molto al suo sviluppo tecnico, ma a parte rarissimi casi come Valentin Castrier la ricerca sullo strumento si è limitata alle maggior possibilità tonali, armoniche ma a sfavore di una serie di componenti quali il suono la timbrica e le possibilità ritmiche. Io sto partendo da qui per sviluppare un discorso nuovo… 

Quali sono le migliorie tecniche che hai aggiunto alla tua ghironda sperimentale? 
Questo modello è stato costruito da uno dei più importanti costruttori viventi di ghironda, che vive in Bretagna. Possiede ventisette corde, in un numero maggiore rispetto a quelle del modello tradizionale, e le innovazioni apportate riguardano principalmente l’amplificazione. E' stato necessario progettare un sistema di amplificazione particolare per potersi liberare da una serie di problematiche oggettive dello strumento, poter trattare ed effettare le singole parti, campionarle e gestire il suono in modo accurato, sfruttando fino all’ultimo suono.
La ghironda si struttura in tre parti principali, ovvero la parte delle corde di canto, quella in bordone, e quella delle trombe. Questo modello ha anche delle corde di risonanza, per fare in modo da gestire separatamente i volumi delle singole parti ho suddiviso anche all’interno dello strumento una serie di trasduttori e microfoni di varia natura, miscelati tra loro che vengono alimentati attraverso uno strumento complesso di nutrizione del suono e questa cosa mi permette non solo di poter raggiungere un isolamento maggiore delle varie parti della ghironda rispetto all’uso normale, ma anche un controllo in fase di effettaggio. Questo sistema esce con otto canali indipendenti, quindi ho la possibilità di lavorare come fosse un microscopio su tutte le piccole parti e sulle imperfezioni sonore, che sono all’interno dello strumento stesso, e risultano molto interessanti se amplificate correttamente. Ad esempio potrei lavorare amplificando anche i più piccoli rumori dello strumento e creare delle tessiture completamente aliene, quindi non farlo diventare non uno strumento che genera note e melodie, suoni precisi, ma come una specie di antico sintetizzatore. Questo è uno strumento elettroacustico, e già di per se ha una sua sonorità che non è così imponente nello sviluppo delle frequenze che può produrre. Abbiamo una corda molto bassa, e corde molto alte che acusticamente non renderebbero, quindi è stato necessario trovare il modo in cui riuscissero a suonasse coerentemente. Ho fatto un lavoro importante anche nella scelta delle corte e delle accordature. Tradizionalmente, infatti, la ghironda monta corde di budello, ma per ragioni di praticità ed economia ho cercato di sostituirle con altra tipologia, essendo in partenza sensibilissime anche ai cambi di temperatura. Per il bordone ho usato corde di perlon rivestite di metallo, per quelle armoniche e di risonanza ho utilizzato le Chario, le corde di canto sono da viola in metalle, mentre per quelle delle trombe e della mouche che sono più delicate, ed attualmente quelle più utilizzate sono in budello, sono riuscito a trovare un ottimo bilanciamento con delle corde in nailon da pesca che si possono acquistare in qualsiasi negozio. 

Quali sono le difficoltà tecniche che hai incontrato nella realizzazione di questo prototipo? 
Rispetto a questo modello la mia ricerca è andata avanti. Il nuovo prototipo è completamente solid body, quindi non ha una cassa di risonanza, e possiede una serie di caratteristiche che sono implementante anche in questo modello come dei sensori che permettono di gestire e modulare effetti a seconda dell’inclinazione, del movimento e altre condizioni dello strumento. La ghironda è uno strumento molto complesso, e lavorarci richiede una grande attenzione, andando incontro ad una serie di problematiche che in qualche modo devono essere soggette alla fisicità dello strumento. La difficoltà principale incontrata e stata scegliere i trasduttori, e il punto in cui collocarli al suo interno per evitare problematiche sia di rumori fisici di microfonazione, sia elettrici. Se un trasduttore suona meglio in un posto dove però non può essere collocato, bisogna aggirare gli ostacoli. 

Ci puoi parlare del nuovo modello sold body che hai sperimentato e che vedrà la luce a breve? 
Questo modello è ripreso dalla ghironda iconografica più famosa, che è quella di Ieronimus Boch. In realtà dovrebbe essere già pronto, ma necessita di alcuni accorgimenti di natura elettronica e penso sarà pronta per l’inizio dei lavori dei prossimi album. Parlo di lavori più acidi, psichedelici, più aggressivi rispetto a quelli più delicati per l’uso che si fa della ghironda attualmente. Quindi è uno strumento nato per un determinato tipo di sonorità e possibilità acustiche che potrà reggere una pesante effettazione, così come il rapporto con il feedback. Non a caso non ha una cassa di risonanza, e grazie ai sensori si potrà gestire elettronicamente un maggior numero di parametri del suono. Senza contare il vantaggio che uno strumento muto si presenta molto meglio alla pratica quotidiana in viaggio durante i concerti. 

Da polistrumentista, che ha attraversato generi musicali differenti, quale potrà essere l’utilizzo di questa ghironda nell’ambito della musica moderna… 
La risposta magari mi auguro di poterla dare tra qualche anno, quando avrò cominciato a creare un percorso specifico, ed avrò sperimentato quella direzione per far capire che alcuni strumenti che si credono molto limitati ed identificativi di un genere o di un area geografica o di una tradizione, possono essere scardinati. Attualmente la mia scommessa è quella di utilizzare questo strumento in una formazione dal carattere più profondamente rock, più imponente dal punto di vista dei volumi e delle sonorità per vedere se riesce a creare qualche sonorità che non rimandi ad una chitarra elettrica come spesso si fa con questo strumento, ma rimandi ad una sonorità specifica anche in un contesto moderno di matrice più rock psichedelico. 

In un contesto rock quali sono gli addentellati con la musica tradizionale? 
C’è da dire che personalmente non mi piace in contesti diversi come quello rock citare sonorità o melodie che rimandano ad ambiti in cui si è utilizzato questo strumento. Ultimamente anche gruppi metal hanno ghirondisti nel loro organico, sono gruppi folk metal dove la ghironda fa esattamente la ghironda quindi ricrea un ambientazione una sonorità tipica della tradizione. Credo che sarebbe interessante cominciare ad utilizzare lo strumento facendo tabula rasa del passato molto importante e pesante di questo strumento nella musica antica e nella musica tradizionale, e costruire qualcosa da zero che non abbia alcun rimando ne per sonorità ne per modalità esecutiva 

Concludendo so che stai lavorando ad un progetto di musica etnica… 
Sto lavorando a vari progetti dove in realtà l’etnicità è quella del mediterraneo. Essendo nato nel centro del mediterraneo ho pensato di ricercare tutte le tradizioni e di creare un crossover di sapori più che un crossover legato a strumenti precisi e modalità esecutive. Questa idea è presente sia nel mio progetto solista, sia in quello in duo con un percussionista Peppino Leone con cui sto collaborando, e che vedrà un utilizzo della ghironda in una veste diversa non tradizionalmente etnica, ma come un incidente che permette di indagare su una serie di sonorità e tradizioni.



Salvatore Esposito