iMusicalia – Fragile Fragments (Autoprodotto, 2014)

La trasmissione di generazione in generazione delle espressioni musicali tradizionali è uno dei temi forti della demo-etno-antropologia, ma oggi si rende doveroso interrogarsi, definendo gli apparati concettuali e analitici, anche sull’estetica che media il transito intergenerazionale di saperi musicali nell’ambito del folk revival, considerato che non pochi sono i figli d’arte che affiancano sul palco i genitori che li hanno instradati alla pratica musicale. Restando in Italia, pensiamo ai Gambetta e ai Tombesi (Calicanto), alle comparsate dei giovani Bolognese e Teot nell’organico dei Uaragniaun, all’attività musicale dei Chiriatti, dei Licci e dei Durante in Salento. È il caso anche dei cinque figli dei fratelli Amerigo (fisarmonica e canto) e Marcello Ciervo (canto, chitarra classica, chitarra battente, mandoloncello, bouzouki, charango, tammorre), entrati in pianta organica nella rifiorita formazione de iMusicalia. Si tratta di Corrado (violino, chitarra elettrica, tammorra, cori), Giuliana (voce e castagnette) e Carlo (basso elettrico), figli di Amerigo, mentre Carmen (canto e percussioni, tammorre) e Rosalinda (flauto e cori) sono figlie di Marcello. In realtà, dovremmo parlare di consolidata tradizione musicale di casa Ciervo, poiché nella famiglia allargata molti cantavano: un nonno, ma soprattutto gli zii e le zie. Tra di loro, Antonio Ciervo è stato autore di liriche di canzoni napoletane, tra cui svetta “Statte vicino a me”, classificatasi terza al Festival di Napoli del 1954, ed entrata nel repertorio di numerosi interpreti, non solo della canzone d’arte partenopea. Nel disco “Fragile Fragments” l’espressione “La bottega Di Famiglia” accompagna il nome dello storico gruppo sannita, che negli anni si è reso protagonista di una vasto proselitismo musicale, formando, influenzando, dando prospettive di ricerca, condividendo la strada con tanti musicisti di questo territorio cerniera della Campania. Non da ultimo, i Ciervo sono stati protagonisti di una stagione di raccolta e studio di matrice demartiniana, che ha portato alla luce un patrimonio etnofonico a lungo ritenuto estinto o poco interessante. Oggi a dieci anni da “inCantamenti” (2004), a venti da “Magicorò” (1994) e a trenta dal primo elleppi, “Musicalia” (1984), dopo addii e separazioni artistiche non prive di strascichi, i Musicalia 2.0 ripartono dalla loro traccia intellettuale e sonora, adoperandosi nel creare un vero e proprio workshop a gestione familiare, nel quale promuovere la crescita di nuovi compagni di viaggio, che poi sono i propri figli (alcuni di per sé già impegnati in altre formazioni), cresciuti nel clima culturale e musicale che ha accompagnato la prestigiosa carriera dei padri. La copertina del disco è opera dell’artista beneventana Federica Ferrara. Con “Fragile Fragments” i fratelli Amerigo e Marcello Ciervo mostrano coraggio nel mettere nelle mani dei loro rampolli molti dei materiali provenienti dal loro elegante repertorio: sono undici brani, perlopiù frutto delle loro ricerche sul terreno (nel brano d’apertura, “Cuore di zingara”, si ascolta la voce della cantatrice guardiese Giovannina Plenzick, che in un certo senso rappresenta l’omaggio dei Musicalia ai testimoni del mondo popolare orale, a cui sono debitori), ma c’è anche la celebre canzone napoletana di cui si diceva poc’anzi, a simboleggiare la tradizione artistica familiare. Sono composizioni ascoltate nei concerti dell’ensemble e negli ormai storici e fondamentali dischi, nei quali i Musicalia hanno operato una brillante stilizzazione del patrimonio popolare sannita, che qui vengono affidate alla cura di Corrado e allo storico collaboratore ed arrangiatore del gruppo, Angelo Cioffi, la cui mano esperta si sente pienamente nel canto di lavoro “Tutte e Mieziuorne” e la tammurriata “Uocchie Maluocchie”, due tra i brani migliori dell’album. Nello slancio paterno si avverte, tuttavia, un po’ la forzatura dei tempi, come se questo passaggio di consegne fosse stato prematuro (del resto i genitori sono “alive and kicking”: sempre attivi e battaglieri in Italia e anche all’estero, in sedi accademiche, per favorire la comprensione del vasto mondo popolare sannita e della loro esperienza di testimoni e protagonisti di una fervida stagione musicale). “Fragile Fragments” è la fotografia di una fase di transizione: lo si sente negli arrangiamenti che, al di là di salutari guizzi (“Lo Tiempo Ca Vo Chiove” e, soprattutto, “Felemena La Janara”), battono formule troppo rassicuranti, denotando morbidezze eccessive, mentre le voci, che pure ci sono, tradiscono una certa acerbità. Work in progress! 


Ciro De Rosa