Ettore Grenci. Un produttore italiano ai Sunset Sound Recorders

Situati al 6650 della Sunset Boulevard ad Hollywood, gli studi losangelini Sunset Sound Recorders, nascono alla fine degli anni Cinquanta allorché Walt Disney suggerì al produttore Tutti Cammarata di creare degli studi di registrazione dove potessero prendere vita le colonne sonore dei suoi film. Partendo da una vecchia officina, pian piano Cammarata mise le basi per una leggenda, e in quelle leggendari studi nacquero non solo le colonne sonore di alcuni capolavori di Walt Disney da “Mary Poppins” a “La Carica dei 101”, ma anche dischi che hanno fatto la storia del rock da “Exile On Main St.” dei Rolling Stone, a “Pet Sound” dei Beach Boys, passando per i primi due dischi dei The Doors. Abbiamo intervistato il musicista e produttore, Ettore Grenci, che da alcuni anni è proprietario dello Studio B dei Sunset Sound Recorders, ed insieme a lui siamo andati alla scoperta di alcuni trucchi del mestiere, senza tralasciare un flashback sulla sua formazione e un focus sui progetti futuri. 

Come sei arrivato a lavorare in uno dei più importanti studi della musica popolare americana, ovvero lo Studio B. Qual è stata la strada che ti ha portato a Los Angeles? 
Sono arrivato a lavorare ai Sunset Sound passando per il Messico, dove ci siamo conosciuti lavorando al tuo album “Smiles & Troubles”. Agli inizi scrivevo brani per esaudire la mia voglia di fare musica, e di produrre rock alternativo, ma inspiegabilmente mi sono ritrovato addirittura a fare salsa e tantissima musica messicana.
Questa nuova fase della mia carriera è partita proprio da quella full immersion fatta ai “Sonic Ranch” di El Paso, un luogo in mezzo al deserto dove potevo sviluppare i miei progetti. Ad un certo punto, però, lavorando molto con la musica pop, mi risultava scomodo trasferire i musicisti lì ad El Paso, ed ho cominciato a sviluppare un discorso nuovo a Los Angeles. Ho conosciuto un produttore che voleva lavorare ai mixaggi solo a Los Angeles, e ben presto mi sono innamorato dell’idea di vivere e lavorare in questa città dove la musica si respira ovunque, magari vai al bar, dove prima c’era lo studio in cui registrava Jimi Hendrix. Ho incontrato Paul Cammarata, il figlio di Tutti Cammarata, e lui mi ha detto che era proprietario del Sunset Sound Studio B. Nello studio A lavora e risiede Danger Mouse, produttore di grande talento, che è al lavoro attualmente con gli U2, ma ha già collaborato con Ce Lo Green e Gnarls Barkley, nonché autore di altri progetti. Paul Cammarata è stato molto contento di sapere che nello Studio B sarebbe arrivato un produttore che lo avrebbe trasformato in studio privato, anche per evitare che diventasse un porto di mare, dove passaggio potevano creare motivo di disturbo a quella sorta di sancta sanctorum dal padre Tutti, che era laureato alla Julliard School di New York, ed aveva suonato la tromba ed arrangiato i dischi di Duke Ellington, Jimmy Dorsey, Benny Goodman, Billie Holiday ed altre leggende. Sono molto felice che lo studio suoni in modo splendido, e anche il mio vicino di casa, Danger Mouse è una persona eccezionale. 

Sei nato a Napoli, ed hai vissuto a Città del Messico. Come ti trovi a Los Angeles adesso? 
Vivo vicino all’Osservatorio di Los Angels, è un luogo dove si è al centro di Hollywood, sono a due blocks dalla Capitol Records, dove vado a registrare gli archi e dove registrava Frank Sinatra. Insomma sono molto vicino allo studio B dei Sunset Sound. 

Come appare l’Italia vista dalla California? Hai dei parenti a Faenza, che idea ti fai quando rientri? 
Ho un ricordo molto particolare dell’Italia, mi manca sempre la sua poesia. L’Italia la vedo come un quadro d’acquarelli, ma la realtà è sempre un po’ più triste. A Faenza ho cominciato a vedere negozi storici che hanno chiuso, l’Italia non può morire così, non può succedere tutto questo. 

Quanto è rimasto della tua napoletanità? 
La napoletanità è per me il sorriso. Non perdere mai il sorriso, nemmeno nei momenti peggiori. E’ la voglia di continuare a crescere e cambiare. Napoli è una città difficile, che può respingere. Io sono dovuto andare via da Napoli per lavorare, e questa è una cosa triste. Napoli però è dentro di me...

Lavori con un solido gruppo di session men che coinvolgi di volta in volta nelle registrazioni. Insomma dalle tue parti si lavora ancora old style, con registrazioni fatte con il cuore e poco trattate al computer… 
E’ una questione di attitudine. Solo poco tempo fa ho lavorato con Leland Sklar al basso, e penso questo sia significativo. Lui arriva col suo basso ed il suo piccolo amplificatore su un carrettino. Fa un paio di giri di basso sul brano e ad occhi chiusi parte con la registrazione. Alla fine vuole sempre fare una foto con il dito medio alzato! 

Ovviamente suoni ancora le tastiere nei dischi che produci? 
Amo suonare piano e Hammond, ed ultimamente sto utilizzando anche il mellotron, uno strumento che mi da molte ispirazioni. 

Mi piacerebbe soffermarmi sulle attrezzature che utilizzi in studio? 
Il mixer è un ibrido tra Neve e Api, che è stato creato qui. Di questo modello ne esistono tre al mondo, è molto vintage, ma in condizioni straordinarie. Il tecnico, che segue dal punto di vista pratico lo studio, cablato tutto, per cui quando si parla di State of The Art, qui esiste davvero. Il suono è difficilmente descrivibile a parole, ma è qualcosa di straordinario. Il calore di questi preamplificatori non è emulative, ma è assolutamente vintage.

Concludendo, quali sono i tuoi progetti in lavorazione e quelli futuri? 
Adesso sto seguendo il lavoro al disco antologico di Armando Manzanero, noto ai più per aver scritto “Somos Novios” ed “It’s Impossible” che ha cantato Elvis Presley. E’ considerato il più grande compositore messicano del periodo post bellico, ed oggi è un signore di ottanta anni che ha appena vinto un Grammy Award americano alla carriera assieme a Yoko Ono. Stiamo facendo un disco per rivisitare la sua carriera con un tocco old school e moderno allo stesso tempo. E’ sorprendente vederlo cantare le sue canzoni con così tanta ispirazione. 

Antonio "Rigo" Righetti