Radicanto - Oltremare (AreaLive/CNI, 2014)

«Il nuovo CD rende omaggio alla città di Bari, più di ogni altro lavoro dei Radicanto. È un disco che descrive in chiave d’autore il sud, il senso del tempo e della storia anche attraverso la grafica del libretto che ripercorre la costruzione della città stessa. Antico e moderno nello stesso insieme. Inoltre il percorso sonoro del disco – che definirei un concept album – si arricchisce di brevi passi recitati, tenendo insieme il nostro amore sia per la musica e per il teatro sia per la nostra città. Le sonorità del nostro sud diventano un luogo dell’anima senza confini di genere e di stile. Attraversano i racconti melodici che si intrecciano alle tematiche centrali del nostro percorso poetico: il sud e le migrazioni». Così Giuseppe De Trizio (chitarra classica, mandolino, arrangiamenti), musicista dall’agenda sempre fitta, e da sempre portavoce della band, ci presenta il nuovo lavoro dei pugliesi. Quest’atto d’amore in note rivolto “alla città e alle sue memorie di sale”, costruito sullo scavo nelle pieghe dei ricordi, nei brandelli di storia locale e messo a fuoco anche tramite foto d’epoca un po’ sbiadite che accompagnano il booklet, poggia sull’orizzonte timbrico e sulla struttura compositiva prediletti da De Trizio e compagni. È l’attraversare i pentagrammi del tempo, in un mosaico costruito su tasselli di musiche orali e tessere di musiche altre, tenendo la barra del timone verso una koinè folk autorale di matrice mediterranea, senza lesinare suadenti venature pop. Però, qui Radicanto impone l’impronta di appartenenza marcata dall’uso del dialetto barese, che prevale nei quindici brani del programma comprendente anche due tradizionali della Basilicata (“All’Arie all’Arie” e “Ninna Nanna di Ferrandina”). Ciò non sorprende, perché da sempre i Radicanto raccontano storie lucane: «Puglia e Lucania sono partecipi dello stesso destino e creano, a mio avviso, una sola regione», chiosa De Trizio. Presenti anche canzoni in italiano e recitati firmati dallo stesso De Trizio (“Occhi del Sud” e “Sarà possibile Questo Sud”), interpretati da Maria Giaquinto, in veste di cantante, voce recitante e autrice (“La Bona Nova”, “La vidua vidue”, “Strade”), il cui calore vocale fa da contraltare alla voce che si inerpica di Fabrizio Piepoli (voce, pianoforte, synth). Gli altri due componenti del gruppo sono Adolfo La Volpe (chitarra portoghese, chitarra elettrica, chitarra acustica, ûd, armonica a bocca, bouzouki irlandese, ukulele, guitarlele, bowed banjo, basso elettrico, harmonium indiano, glockenspiel) e Francesco De Palma (batteria, cajon, zarb, darbuka, riq, tar, bendir, udu, dumbek, talking drum, micropercussioni, programming), con il contributo di Giovanni Chiapparino (fisarmonica, bombo, basso). Corde acustiche ed elettriche, fisarmonica, percussioni, loop ed elettronica quanto basta e, come sempre, svariate fonti di ispirazione musicali e poetiche. Il tema delle migrazioni, da sempre caro ai Radicanto, è esposto nella canzone d’apertura “Oltremare”, uscita dalla penna di De Trizio. La sognante “Strade” è costruita su frammenti di umore popolare. Invece, “Pupe di Peza” è una canzone-favola. Così la racconta il chitarrista e autore: «Parte da una vecchia filastrocca in dialetto che mi cantava il mio amico attore Enzo Vacca: “Pupa di pezza, da dove vieni? Vengo da fuori città e porto le noci”. Da questo incipit, ho immaginato una vita che non c’è più con i carretti che raggiungevano la città il sabato e le donne che scendevano in piazza per comprare i vestiti, per vivere insieme quel momento ed anche per sognare. Infatti ho sognato… in musica». La fisionomia poetica garganica avvolge “Alla Barese”. Ci sono poi l’invocazione e l’auspicio (“La Bona Nova”), la devozione (“Ninna Nanna di S. Nicola” e “Sande Necole”), la festa di “La Vidua Vidue”, che rievoca una celebrazione barese quasi millenaria (che è oggi oggetto di un revival con tanto di rievocazione storica, dopo oltre quarant’anni di interruzione), che si riferisce alla presunta esclamazione di una vedetta della città che dal torrione del fortino della vecchia Bari annunciava l’arrivo delle navi veneziane, giunte a liberare la città, all’epoca bizantina, dall’assedio dei Saraceni. “Pe’ Non Merì Se Cande” è un canto popolare, di possibile origine foggiana, mentre la solennità di “Canto Ionico”, è tutta voci appoggiate su un bordone. Il brano è originario di Leporano e proviene dalla ricerca del tenore e studioso di musica antica e popolare Pino Di Vittorio. Infine, il delicato congedo di “Adriatico”, sul bel testo dello scrittore Vito Antonio Loprieno, chiude il cerchio con l’iniziale “Oltremare”. 


Ciro De Rosa