Paleariza Festival XVII Edizione, Comuni della Calabra Greca, 1-20 agosto 2014

Il 20 agosto, ispirata dalla voce, dalla mandola e dal ngoni di Aziz Sahmaoui, l’University of Gnawa ha coinvolto il pubblico di Paleariza nel migliore dei finali possibili per la XVII edizione del festival che anche quest’anno ha saputo creare occasioni di ascolto, ballo, teatro, trekking, turismo sostenibile in undici Comuni della regione grecanica calabrese, fra Aspromonte e Mar Jonio. Nel quintetto che nel 2011 ha inciso il primo cd del gruppo continuano ad essere protagoniste le percussioni di Adhil Mirghani e la chitarra di Hervé Sambe che con i due innesti più recenti, Hilaire Penda (basso elettrico) e Smail Benhouhou (tastiere), costituisce il nucleo senegalese del gruppo. Da “Maktoube” a “Tamtamaki” i pezzi forti del repertorio di Sahmaoui servono da base per sollecitare l’abile interplay fra i musicisti e l’interazione con i cori cui partecipa tutta la piazza di Bova/Chora tu Vua. Magico il passaggio di una nuvola (siamo a quasi mille metri di altezza) che sceglie i brani di chiusura per adagiarsi sul palco e avvolgere i musicisti in un “effetto speciale” irripetibile e in perfetta sintonia con l’atmosfera lirica e sognante suscitata dall’ “università”. 
Altrettanto riuscito e ben diversificato è risultato tutto il cartellone internazionale del festival che ha portato i riflettori su alcuni dei borghi più suggestivi dell’Aspromonte grecanico: a Pentedattilo con l’afrobeat del Helsinki-Cotonou Ensemble, a Roghudi vecchia con il trio di musica persiana guidato dalla voce di Farzaneh Joorabchi (e letture di Omar Khayyam curate da Maria Pia Battaglia), a Gallicianò con il quartetto di Vanghelis Merkouris, a far battere il cuore dei greci di Calabria con un viaggio attraverso le molteplici declinazioni delle musiche dei greci nel tempo e nello spazio. Una sintonia col territorio locale che ha proposto anche l'Officina Zoè, forte di una proposta musicale che in oltre vent’anni ha saputo integrare sia il griku, sia l’attenzione per i ritmi volti alla trance sospinti dai tamburi e dalle voci di Cinzia Marzo, Silvia Gallone e Lamberto Probo. Ben diverso, ma altrettanto energico, è stato l’approccio di Claudio “Cavallo” Giagnotti e dei Mascarimirì: pizzica e sound system (nelle mani metronomiche di Alessio Amato) nel borgo di Palizzi che ha subito anche l’onda d’urto della Calabria Orchestra di Ciccio Nucera: in entrambi i casi la piazza ha risposto entusiasta dando vita a un vortice di balli che sanno resistere all’eventuale black out (prontamente risolto da un service funambolico) e riprendere per i “soni a ballu” che puntualmente il festival propone (post-concerto) con musicisti locali. 
Dalla Calabria arrivano ottimi segnali anche dalla rassegna di musicisti tradizionali del 16 agosto a Bova/Chora tu Vua, dagli arbëreshë Bashkim, dal sempreverde Pino Piromalli e dal palco condiviso dai quattro gruppi che hanno aperto il festival, a Palizzi Marina in una serata dedicata al Progetto LIFE Caretta Caretta e alla difesa della biodiversità nel Mediterraneo: Nuovo Suono Battente, Calabriamaica, Fabio Macagnino e Musicofilia. La tradizionale componente siciliana del festival è stata assicurata a Bagaladi dall’articolata proposta del sestetto I Beddi: la voce versatile di Mimì Sterrantino ben si abbina alla regia sapiente di Davide Urso e all’organetto e alla zampogna di Giampaolo Nunzio. Alla sua Messina sono giunti anche i Nemas, il progetto del chitarrista Nello Mastroeni che per l’occasione ha allargato l’organico per riproporre il repertorio dei Kunsertu con le voci di Egidio La Gioia e Faisal Taher e l’organetto di Giacomo Farina in bella evidenza. Altro spazio tradizionale è quello assegnato alla musica irlandese, brillantemente eseguita a Staiti dai Red Pack. Rimane da dire delle formazioni che sviluppano il proprio repertorio a partire da ricerche che coinvolgono musicisti popolari. 
Protagonisti di lunga esperienza in questo ambito sono l’arpa di Giuliana De Donno che ha incantato Bova/Chora tu Vua e, a Condofuri, i Musicanti del Piccolo Borgo, particolarmente attenti ai repertori di Lazio e Molise che ripropongono con un’ampia paletta strumentale (pifferi, zampogne, chitarre battenti, organetto). Ma il festival offre spazio anche a gruppi più recenti, dalle Tre Sorelle (fra Sardegna e Puglia), ai pugliesi Contraggiro, all’ottimo equilibrio raggiunto dal quartetto Lamori Vostri, centrato sulle voci e gli strumenti di Lavinia Mancusi, Monica Neri e Rita Tumminia, efficaci a San Lorenzo nel mettere al centro del concerto un’emozionante narrazione in chiave femminile. Ed ancora una donna protagonista alla Rokka tu Dràku (la Rocca del Drago), Maura Gigliotti, autrice de “L’acqua e l’oblio”, opera di teatro/canzone sull’abbandono di Africo Vecchio negli anni ’50, interpretata dall’attrice Viviana Raciti e da Francesco Stilo (voce e chitarra). Con questa edizione di Paleariza, l’”antica radice”, il direttore artistico Ettore Castagna consolida un percorso re-impostato nel 2013 di felice tensione ed equilibrio del territorio aspromontano con percorsi musicali locali ed internazionali e con generi diversi (dai repertori popolari alle fusioni world alla canzone d’autore): suoni di ieri e di oggi ad esplorare antiche vie grecaniche, ma anche a disegnarne di nuove. 


Alessio Surian