David Ryan Harris – Lightyears (Pledge Music, 2014)

Impressionante. Ecco come definirei il bravissimo e sconosciuto ai più David Ryan Harris, songwriter, chitarrista e produttore, insomma tutto ciò che John Mayer vorrebbe essere. Ci sono delle bizzarre linee di continuità tra il suo modo di fare musica e quello di Mayer, tant’è che ho provato a cercare tra le composizioni di quest’ultimo, se ci fosse qualcosa a firma di Ryan Harris, ma non ho avuto fortuna. In realtà i due hanno collaborato, e credo che Mayer abbia preso molto dal bravo David. Il mood vocale, quella caratteristica soulful della voce, certi panorami musicali profondi, ma non pesanti. David è capace di scrivere un pezzo che si basa su una classica progressione blues che prende il primo e poi il quarto e poi il quinto grado della scale, il sacro graal del fare musica, e costruirci sopra un pezzo credibile che al secondo ascolto ti trovi a fischiettare. Nel disco in questione il basso elettrico suona come Cristo comanda, e così fa il resto, il tutto a servizio dell’oggetto canzone. Penso a Rod Sterwart, il biondo crinuto e dotato cantante, farebbe bene a procurarsi i dischi di David perché dentro ci sono delle hit che portate in un ambito lievemente pop possono colmare quella lacuna di scrittura che ammorba il mercato. Non si capisce perché un Lenny Kravitz, con armi compositive decisamente più deboli del Nostro, debba essere una mezza superstar e il Nostro no. Forse far vedere gli addominali, quando presenti, in un videoclip aiuta sempre. Devo appuntarmelo per il prossimo video. Se fossi uno di quei fanfaroni che descrivono il retrogusto di qualche bottiglia di vino esclusivo, parlando di sentore di terra e liquirizia con note caramellate, vi direi che ci sono sentori di Curtis Mayfield e che qualche bridge assomiglia al modo di scrivere gli special di Stevie Wonder, o che le chitarre acustiche sono la vera forza di “Lightyears”. Per mia fortuna, però, spero di non essere uno di quei venditori di funo e vi dico semplicemente che questo è un grande disco di soul serio moderno, positivo e inspiring: mica poco in un mondo di pippe!


Antonio "Rigo" Righetti