Ciccio Merolla & Riccardo Veno – Instant Dialogues (Jesce Sole/Self, 2014)

Amici di lunga data e strumentisti tra i più apprezzati della scena musicale napoletana, Ciccio Merolla e Riccardo Veno, negli anni hanno incrociato più volte dal vivo gli strumenti, e da tempo si erano ripromessi di dar vita ad un progetto musicale comune. Complice il reciproco desiderio di abbandonarsi alla creazione istantanea, lasciandosi ispirare solo dai suoni e dai rispettivi strumenti, è nato così “Instant Dialogues”, disco che nasce dal puro istinto musicale, e da suggestioni estemporanee, che i due strumentisti hanno sperimentato muovendosi senza porsi limiti attraverso territori sonori che spaziano dalla musica world alla ambient, fino a toccare il jazz e la musica contemporanea. La pubblicazione di questo nuovo progetto è stata l’occasione per intervistare Riccardo Veno, ed approfondire con lui le tematiche e le ispirazioni del disco, senza tralasciare un focus sulla sua carriera come solista, e sui suoi progetti futuri. 

Partiamo da lontano. Come ti sei avvicinato alla musica? 
Da quando ho memoria ho sempre voluto essere un musicista. Fin da bambino ero affascinato da quei magnifici oggetti che sono gli strumenti musicali e da tutta la musica che mi capitava di ascoltare. Provenendo da una famiglia senza nessuna tradizione musicale trovare il mio strumento è stata una ricerca vera e propria, visto che li adoravo tutti. Poi ho incontrato il sassofonom e ho deciso che sarebbe diventata la mia voce. 

Puoi raccontarci il tuo percorso di formazione, e le principali tappe del tuo percorso artistico? 
Parallelamente ai miei studi musicali , iniziati nell’adolescenza, ho frequentato corsi di teatro e di danza contemporanea e tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta ho lavorato come attore-danzatore in diverse compagnie di teatro-danza. Poi mi sono trasferito a New York per approfondire lo studio del sassofono. Tornato in Italia ho iniziato la mia attività concertistica e nello stesso periodo con Antonello Cossia e Raffaele Di Florio abbiamo dato vita ad un gruppo di teatro che continua la sua attività ancora oggi. Alcuni anni fa ho poi pubblicato il mio primo album-solo: Il Silenzio di Orfeo. Tra i tanti artisti con i quali ho collaborato mi piace ricordare tre importanti realtà napoletane: 99 Posse, Enzo Gragnaniello e l’immenso Peppe Barra. 

Qual è il tratto caratteristico della tua visione musicale? 
Evocare sentimenti profondi è il mio desiderio, e la mia ambizione come artista. Io adoro tanta musica, da Bach a Ornette Coleman, passando per le sperimentazioni elettroniche, anche estreme, fino ad arrivare a Nyman ma, in particolare, amo la musica barocca poiché, nella sua perfetta geometria, si esprime il trascendente. Amo pensare che la mia musica si rivolga sempre e comunque alla spiritualità e al desiderio delle visioni di chi l’ascolta. Quindi trascendenza ed evocazione sono gli obiettivi della mia visione musicale. 

Come nasce il progetto “Istant Dialogues” che hai realizzato con Ciccio Merolla? 
Il progetto in duo è iniziato alla fine degli anni Novanta. Sentimmo forte allora l’esigenza di unire i nostri suoni e le nostre sensibilità. Negli anni, a fasi alterne, il duo ha sempre continuato ad esistere parallelamente ai nostri singoli progetti e ad altre esperienze alle quale abbiamo collaborato anche insieme. Abbiamo pensato che era quindi arrivato il momento di fermare su un album questo lungo percorso. 

La spiritualità è il filo rosso che lega i dieci brani del disco. Quali sono le ispirazioni che hanno animato le varie composizioni? 
Suonare con Ciccio è per me una esperienza emozionale molto forte. Ogni nostro concerto è per noi un arricchimento. Per il disco, come per i live, i nostri suoni, la nostra profonda empatia sono le nostre principali fonti d’ispirazione, avendo scelto peraltro di creare i brani direttamente in studio… Mi piace pensare che i dieci brani dell’album sono altrettante fotografie delle nostre anime. 

Quali sono stati i vostri riferimenti musicali per “Instant Dialogues”? 
La grande libertà espressiva di tanti progetti musicali degli anni Settanta e Ottanta, il nostro amore per le “musiche del mondo”, tutta la musica che si rivolge alle anime delle persone. 

Hai scritto musiche e colonne sonore per il cinema e il teatro, quanto c’è di cinematografico in questo disco? 
Riascoltando il disco, una volta realizzato, mi ha fatto pensare ad un viaggio emozionale: cosa c’è di più cinematografico di un viaggio di luoghi e sentimenti? 

Come si è indirizzato il vostro lavoro in fase di arrangiamento dei brani? 
Come dicevo, abbiamo deciso di creare i brani direttamente in studio, suonando insieme, esponendoci anche a rischi tecnici, in un unico ambiente. L’idea di creare “all’istante” è il fondamento di Instant Dialogues, l’arrangiamento dei brani è contemporaneo alla loro creazione. 

Il disco si muove attraverso atmosfere ambient e sonorità world, in questo senso significative mi sembrano brani come l’iniziale “Kadar”, “Myo-On”, ma soprattutto “Gharbì” in vengono evocate le sonorità del Maghreb. Come si è indirizzata la vostra ricerca sonora in questo senso? 
Ciccio è un grande sperimentatore di suoni, possiede un numero incredibile di strumenti provenienti dalle tradizioni musicali di tutto il mondo e quindi ci ispiriamo a vicenda nella ricerca e nello studio di queste ultime. E’ un lavoro appassionante, che per ovvie ragioni, non avrà mai fine. 

Tra i brani più significativi dell’album c’è senza dubbio “Najla’s Chant”. A cosa si è ispirato questo brano? 
“Najla’s chant” è un brano molto particolare poiché mette insieme la magia degli Udu drums indiani con uno strumento della tradizione classica come il clarinetto basso; è come se due tradizioni spirituali, due mondi così diversi dialogassero tra loro... In questo senso potrei dire che è molto rappresentativo del nostro lavoro. Mi piace pensare a questo brano come ad un canto d’amore appassionato: il nome Najla, in arabo significa “dialogo segreto”. 

Il primo singolo estratto dal disco “Madiba”, rimanda alle lotte per la libertà e l’uguaglianza di Nelson Mandela. Com’è nato questo brano? 
Nelson Mandela è una figura enorme del Novecento e della storia dei diritti civili. Madiba è nato dall’idea di omaggiare questa figura enorme, questo nostro eroe. 

Come saranno i concerti in supporto a “Istant Dialogues”? 
L’dea è quella di riempire il più possibile i vari palchi che incontreremo di strumenti e passione, sperando che il pubblico possa viaggiare con noi. 

Quali sono i tuoi progetti futuri? 
L’obiettivo ora è naturalmente suonare il più possibile con Ciccio e portare Instant Dialogues in giro per l’Italia e all’estero. Sto comunque lavorando ad un progetto ispirato alle “Sette opere di misericordia” del Caravaggio e cominciando a comporre brani per il mio prossimo album-solo.




Ciccio Merolla & Riccardo Veno – Instant Dialogues (Jesce Sole/Self, 2014) 
“Da quando ho iniziato a suonare, mentre mi immergevo tra i ritmi, immaginavo sempre una melodia. Quando ho conosciuto Riccardo Veno e l'ho sentito suonare, eravamo ragazzini, e mi sono detto: “è questa la melodia che immaginavo, sono questi i suoni che voglio sui miei tamburi”. A quel punto è nato un idillio artistico e una passione infinita per i suoni di Riccardo, che dura ancora oggi”, così il percussionista napoletano Ciccio Merolla racconta la radice da cui nasce il suo sodalizio artistico con Riccardo Veno, sassofonista tra i più apprezzati della scena musicale partenopea. Dopo aver diviso numerose volte il palco, i due strumentisti napoletani hanno finalizzato il progetto di un disco insieme, e semplicemente suonando in presa diretta, superando i problemi che classicamente comporta, è nato “Instant Dialogues”, disco che raccoglie dieci brani, incisi ad Aprile 2014 presso il Mad Recording Studio e mixati da Gigi De Rienzo, ognuno caratterizzato da suggestioni ed ispirazioni differenti, nati semplicemente suonando e facendo dialogare i rispettivi strumenti. Il creativo drumming di Merolla e l’eclettismo sonoro dei fiati di Veno sono, così, gli ingredienti di un dialogo nel quale dipingono un panorama sonoro di grande suggestione, in cui l’ascoltatore può liberamente muoversi seguendo la propria percezione e sensibilità. In questo senso particolarmente significativa ci sembra la scelta della copertina, un’opera di Mimmo Jodice, che rappresenta l’incontro armonico tra il cielo prossimo alla pioggia e il mare vicino alla tempesta. Il contrasto tra il bianco ed il nero evoca come l’incontro tra Merolla e Veno abbia dato vita ad una sorprendente armonia sonora, nonostante la diametrale diversità dei loro strumenti. Ad aprire il disco è “Kadar”, ispirata ai ritmi e le sonorità africane, che brilla per le sorprendenti scelte timbriche e le tessiture melodiche del sax di Riccardo Veno. Se in “Myo-on”, ispirato alla omonima divinità percettrice dei suoni del mondo, spicca l’uso della caisa di Merolla suonato con la tecnica della tabla indiana, “Ᾰnemos” riflette l’etereo fruscio del vento con il sax di Veno ancora una volta in grande evidenza. Si torna alle sonorità africane con “Gharbì” la cui ispirazione nasce dal vento d’Ovest che porta il sereno, ma è con le suggestioni poetiche di “Najla’s Chant” che si tocca il primo vertice del disco. Sul finale arrivano poi “Melos” in cui brilla l’intreccio tra le campane tibetane e la linea melodica tracciata dal sax, e quel gioiello che è “Madiba”, dedicata a Nelson Mandela, e che si sviluppa su una trama afro-jazz di grande potenza espressiva, che rimanda a certe atmosfere degli anni settanta, evocando in modo sublime l’emozione della libertà dell’anima. “Instant Dialogues” è un esempio di come il dialogo tra due musicisti possa accendere ispirazioni forti da cui sgorga tutta la magia e le suggestioni tipiche della poesia.



Salvatore Esposito