The Black Keys - Turn Blue (Nonesuch, 2014)

La prima cosa è il groove, e i Black Keys sanno come crearlo. Questa non è una cosa secondaria, una cosa da poco, facile, ma anzi è la cosa che maggiormente latita nelle produzioni discografiche contemporanee, e ciò lo si avverte in particolare in Italia, dove il fare musica è caratterizzato da uno squilibrio totale dalla parte della melodia. Voi, cari lettori di Blogfoolk e di Taglio Basso, sapete bene che quello che cerchiamo è il timing, il grooving. Lo cerchiamo e lo apprezziamo in Bo Diddley, così come in John Lee Hooker. Ci piace (lo so, sì lo so!) ci piace il phrasing ineffabile e originalmente crudele di Bob Dylan, o le linee in levare del canto roco di Bruce Springsteen, così come il talkin’ new york di Lou Reed. La seconda cosa che mi colpisce di “Turn Blue”, nuova prova discografica di Auerbach è che questo album spacca davvero punto di vista sonoro. Le casse muovono aria assolutamente di qualità, droni di tastiera che scricchiolano dietro al fronte principale, chitarre solide e liriche, bassi splendidamente pennati e batterie che suonano meglio di tutti. Certo, il pericolo “furbizia” è sempre dietro ogni singolo bit di questa registrazione, ma tento di fregarmene, tento di non notare la ricerca del falsetto ruffiano alla “Happy” di Pharrell Williams, tento di non sentire gli hook quasi alla Righeira di un paio di pezzi, tento di evitare di evocare dancefloor di indie, che ballano inciampando nelle barbe. Il disco, nel complesso, è un lavoro divertente, senza la pretesa di cambiare nulla, sappiate però che quella pretesa lì in realtà non ce l’ha nessuno, neanche il Tom Waits di “Blue Valentine” o l’Elvis Presley delle Sun Sessions. “Turn Blue” è così robustamente americano, con diversi esempi di groove diversi e contrapposti e qualche episodio lirico dal punto di vista chitarristico. Se avete un minimo di fiducia nel vostro Rigo, fidatevi, e non ve ne pentirete. A me piacerebbe assai essere capace di esprimere un sound del genere. Lasciate perdere l’amico purista con il suo serbatoio di like su facebook come obiettivo, questo è un disco di musica godibile, ben registrata e progettata. Fine.


Antonio "Rigo" Righetti